Appunti sull’Autodifesa Magica

Tu insegnerai l’arte di avvelenare,
Di avvelenare tutti i signori,
Di farli morti nei loro palazzi,
Di legare lo spirito dell’oppressore.

E dove si trova un contadino ricco e avaro,
Insegnerai alle streghe tue alunne
Come rovinare il suo raccolto
Con tempesta, folgore e baleno,
Con grandine e vento.

Quando un prete ti farà del male,
Del male colle sue benedizioni,
Tu gli farai sempre un doppio male
Col mio nome, col nome di Diana,
Regina delle streghe…

(Aradia, Il Vangelo delle Streghe)

La Stregoneria può essere un affare scuro scuro. Dal momento in cui Gardner si rivelò al mondo, la comunità delle streghe ha fatto sempre più sforzi per dipingere quello che facciamo con toni chiari pastello: “fai cio’ che vuoi finché non nuoce a nessuno”, dicono certi wiccani e certe streghe, spesso attaccandosi a una Legge del Tre male interpretata e che di legge ha ben poco. Lo scopo: essere accettati dalla società, esseri riconosciuti in quanto “una religione come un’altra”. Convincere il mondo che siamo streghe buone, che non c’è ragione di temere, che sì possiamo benedire e maledire ma che raramente agiamo per nuocere. Che passiamo il nostro tempo a inviare energie positive.

Per me non è mai stato vero. Le esperienze di stregoneria più forti che ho avuto sono quelle in cui la mia magia é scorso frenetica dal mondo, alle mie mani e di nuovo al mondo per cambiarlo, plasmarlo e muoverlo come desideravo. Se avete la vocazione della strega, conoscete la sensazione: il formicolio nella mani e la smania di dover dar vita a qualcosa, ogni incantesimo un parto magico che aggiunge qualcosa di nuovo al mondo che porta il vostro marchio indelebile. Il fatto è: molte di queste esperienze nascono da emozioni profonde, e una delle emozioni più profonde che possiamo provare è il senso di giustizia, la rabbia per aver subito un torto gratuito, la sensazione di impotenza che striscia e che rischia di ammutolirci. Le chiese cristiane (o almeno, la più parte) ci si insegnano che gli ultimi saranno i primi, che la pazienza è la virtù dei forti i quali porgono l’altro guancia.

Una delle caratteristiche della stregoneria moderna è l’integrazione di questo principio di passività virtuosa, per cui i deboli devono accettare i soprusi e, nel farlo, si guadagnano il regno dei cieli, o si reincarnano in una forma di vista più elevata (sic) e che un Karma invisibile sistemerà le cose. Queste sono idee nuove in stregoneria. Nella magia delle nostre campagne la stregoneria è sempre stata vista come uno strumento come un altro, da mobilizzare in caso di bisogno. E se prendiamo sul serio l’idea per la quale la stregoneria si è sviluppata come la cugina povera della magia rituale capiamo subito perché, ancora oggi, una buona parte della magia popolare si concentrava su legamenti, fatture e maledizioni. La stregoneria è l’arma dei poveri. I contadini delle società tradizionali europee, alcune largamente feudali fino agli inizi del ventesimo secoli, avevano poche chance di rivalsi contro le ingiustizie dei nobili e dei potenti, che potevano disporre di veri e propri banditi al proprio servizio.

Il passaggio de ‘Il Vangelo delle Streghe’ riportato all’inizio di questo articolo è spesso citato come falso, anche da quelli che si rivendicano la veridicità del documento, in quanto sicuramente contaminato dall’odio per la cristianità. Quello che spesso sfugge a coloro che fanno queste osservazioni è che questi passaggi sono forse i più autentici del testo, quelli in cui cogliamo il vero spirito della stregoneria degli ultimi. Le streghe del Vangelo non sono grandi fan del pensiero positivo, al contrario, sono vittime di soprusi contro le quali si sentono impotenti. Diana, tramite Aradia, offre loro una possibilità di riscatto tramite l’appello alle forze infernali e notturne delle quali la Dea e sua figlia sono patrone. Come il biblico Davide, la strega deve ricorrere al suo intelletto e alla sua astuzia per farsi giustizia, perché non esiste nessun principio cosmico che lo farà al posto della strega stessa.

So bene che non viviamo più in società feudali, e che le nostre società hanno messo su meccanismi di retribuzione e compensazione, il sistema giudiziario e quello legale, che sono in teoria destinati a proteggere i deboli dai soprusi dei potenti. Tuttavia so anche benissimo che questi sistemi sono inefficaci, lenti, che restano sempre più accessibili a coloro che possono permetterselo e che fanno poco, o forse niente, per prevenire. Le ragioni per le quali oggi usiamo la stregoneria per l’autodifesa sono diverse da quelle che muovevano le streghe che ci hanno preceduto. Mentre le streghe di una volta era probabile agissero per proteggere i loro pochi averi, il raccolto, l’accesso alla terra, o i soprusi dei signori oggi siamo confrontati a problemi diversi.

Qualche giorno fa un amico è stato brutalmente picchiato da un gruppo di giovani, non lontano da dove vivo, perché omosessuale. Le persone che l’hanno aggredito l’hanno importunato per giorni e minacciato ripetutamente. Quando le minacce sono state riportate alla polizia, sono cadute nel vuoto più di una volta, ed è dovuto scorrere il sangue prima che fossero prese sul serio – troppo tardi. Basta aprire i giornali per avere un’idea di quante persone sono colpite ogni giorno dalla violenza misogina, razzista e omofoba. Vale lo stesso per coloro che si mobilitano per difendere la terra e i diritti dei più deboli, spesso calpestati dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine. La stregoneria non è una soluzione a tutto, ma può aiutare. Avere padronanza di alcune tecniche magiche di base, e avere pronte un paio di idee per l’autodifesa può fare la differenza. Di seguito alcuni spunti per rafforzare le vostre arti marziali magiche.

  1. Protezione / Purificazione

Molti praticanti che sono reticenti a praticare magia di attacco spesso ricorrono a operazioni di protezione e/o purificazione. Il problema è che molti praticanti tendono a credere che le proprie protezioni siano inespugnabili. Raramente le protezioni sono inespugnabili, e vi è sempre qualcuno o qualcosa che può riuscire a passare. La maggior parte delle protezioni personali magiche con cui ho avuto a che fare sembravano più agire per dare un senso di protezione al praticante che per proteggerlo da alcunché. Anche i castelli più inespugnabili un giorno o l’altro sono presi d’assalto. In più, le protezioni magiche sono effimere: non durano per sempre, hanno bisogno di essere costantemente rinnovate e possono facilmente essere disfatte da un altro praticante che sappia cosa sta facendo (o da un non-praticante mosso da forze o volontà più forti delle vostre). Questo vale sia per i cerchi magici di protezione che per altri strumenti classici come il Quintus  o la bottiglia della strega. Queste tre opzioni, probabilmente le più comuni, sono legate al luogo in cui si svolgono e sono perlopiù orientate alla protezione spirituale – anche se spesso funzionano nel tenere lontane anche le minacce fisiche (raramente una minaccia è esclusivamente fisica o esclusivamente mentale). Il punto da tenere a mente è: la protezione magica dei luoghi è una misura temporanea, non vi mette in una botte di ferro, ed  è meglio utilizzarla insieme ad altre misure.

La stessa cosa vale per le purificazioni.  Molti praticanti sono convinti che purificare un ambiente o una persona sia una specie di tasto reset, come la pulizia dei denti: la fai un paio di volte all’anno e poi di nuovo quando ti sembra che i denti siano giallognoli. L’approccio opposto è quello della ‘germofobia magica’, e mi riferisco a quei praticanti che sentono in continuazione il bisogno di purificare se stessi e l’ambiente che li circonda. E impossibile vivere in continuazione in una camera sterile: le purificazioni sono necessarie e utili quando ci approcciamo a fare qualcosa che necessita che siamo puliti, ma non sono né totali né permanenti.

Un aspetto interessante delle operazioni di purificazione è che spesso lavorano per ‘uscita allo scoperto’: risolvono questioni in sospeso tirandole fuori. Qualche anno fa vivevo in un complesso condominiale di cui il portinaio era un orribile omofobo, ma che fino ad allora si era limitato a guardarmi di sottecchi. Più volte avevo trovato insulti sulla mia porta, e la mia bicicletta era stata misteriosamente rotta nel cortile condominiale. Avevo tra le mani questo rituale di stregoneria italiana per la purificazione della casa e della persona, aspettavo la buona occasione per utilizzarlo. Pochi giorni dopo il rituale arriva il confronto con l’orribile portinaio. Le cose si fecero serie e la polizia fu coinvolta e la persona allontanata dal condominio. Il rituale funzionò, ma sicuramente non nel modo in cui l’avevo immaginato. Le purificazioni sono spesso come la febbre: esprimono i sintomi di quello che vi affligge finché non sono risolti e ne siete liberati (un punto che non è mai sfuggito ai guaritori di campagne, che sapevano bene ‘togliere il male’ vuol dire per forza confrontarlo).

Il modo più efficace di proteggere voi stessi e gli ambienti in cui vivete è quello di creare un golem che vi faccia da guardiano, o da incaricare della protezione uno spirito alleato. Questi metodi sono molto più efficaci e duraturi di quelli citati più in alto, ma richiedono più lavoro e costanza, in quanto i vostri guardiani dovranno essere nutriti e, a volte, vezzeggiati regolarmente.

  1. Bando / Allontanamento

Un rituale di bando, o di allontanamento, è un’operazione per la quale mettiamo della distanza fisica tra due persone. E’ uno dei metodi migliori per liberarsi di qualcuno che ci infastidisce, ed è una delle pratiche comuni nella magia popolare di tutto il mondo. Le operazioni di allontanamento si svolgono per lo più sotto l’egida di Saturno. Il metodo più semplice per operare un bando è quello di usare due candele, ciascuna vestita e battezzata col nome delle due persone da allontanare. Il rituale si svolge su più giorni (di solito sette o nove giorni). Il primo giorno le due candele sono vicine, l’ultimo giorno vengono lasciate consumare e sono al punto opposto della linea immaginaria che le divide.

Un altro modo di lavorare il bando è quello di produrre una figurina di ciascuna delle parti implicate nell’operazione, e di procedere allo stesso modo, con le due figurine inizialmente posizionate vicine ma che guardano direzioni opposte. In entrambi i casi, alla conclusione del rituale, le figurine sono seppellite in posti lontani e in guardando direzioni opposte. Se l’allontanamento coinvolge voi direttamente, la figurina rappresentante l’altra persona dovrebbe essere seppellita in un posto in cui non passate mai, possibilmente lontano dal vostro domicilio, o in un corso d’acqua corrente.

Le erbe propizie per i bandi sono l’assafetida, l’aglio, l’oleandro, il cipresso. Le operazioni di bando si svolgono sotto l’influenza di Saturno, e a volte di Mercurio e sempre in luna calante.

  1. Legamento

Il termine legamento ha diversi significati in stregoneria, ma in questo caso mi riferisco al legamento in quanto ‘immobilizzazione’ della vittima del rituale. Lo scopo di questo tipo di legamento è di impedire che la vittima del rituale possa nuocere al richiedente. Il modo più semplice di procedere a un legamento è quello di produrre una figurina della persona da legare per poi procedere a legarle gli arti, gli occhi e la bocca, di solito con una fettuccia (come sempre in questi casi, senza misura) di colore nero o rosso – la seta è il materiale più adatto per queste operazioni. Una volta immobilizzata la figurina, come per il bando, la sotterrerete in un posto lontano dalla vostra abitazione e in cui non passate mai, ancora meglio se sotto un masso pesante, sotto le fondamenta di un palazzo o in un cimitero. Un’altra possibilità, molto in voga tra le streghe moderne, è quello di mettere la figurina in una sostanza viscosa, come colla o miele, prima di sotterrarla. Altri mettono la bambolina in un contenitore pieno d’acqua che poi è riposto nel freezer – una soluzione che non mi è mai piaciuta, non ho nessuna intenzione di tenermi i resti di un rituale in frigo di fianco alle cosce di pollo e al gelato alla vaniglia.

I legamenti sono dominio di Saturno e si svolgono soprattutto in luna calante e nuova. Le erbe propizie ai legamenti sono la canfora, bacche e resine di ginepro, l’edera, le resine di pino e cipresso.

  1. Attacco

E’ impossibile qui riassumere tutte le forme di attacco. Alcune possono essere molto specifiche, e puntare alla produzione di risultati particolari (per esempio, incidenti che producono importanti lesioni, perdita di denti o capelli, impotenza sessuale, malattie e la morte), altre possono semplicemente invocare giustizia per un torto ricevuto. Qualunque approccio scegliate, ricordatevi che un attacco è una forma di retribuzione dura e pura e che raramente impedisce alla vittima di farvi del male, al contrario, spesso incita una reazione. Gli attacchi magici sono spesso anche le operazioni che vi rendono più vulnerabili, soprattutto se l’altra persona è un praticante, in quanto non è raro per qualcuno vittima di una fattura violenta di avere sogni, premonizioni o altri indizi che vi sveleranno in quanto autore del fatto. Se avete a che fare con un praticante di arti magiche, è possibile che l’attacco scateni una reazione e che il risultato sia una guerra magica – a questo punto, la palla passa da un campo all’altro e la probabilità che ne usciate vincitori dipende interamente dalle vostre capacità magiche.

Gli attacchi si compiono spesso per magia simpatica e del contatto, tramite l’operazione diretta su una figurina della vittima (o su una figurina che rappresenti una parte del suo corpo, se il risultato che vogliamo ottenere è di tipo fisico) sulla quale ricostruiremo i risultati che speriamo ottenere. In certe culture la figurina è sostituita da un animale che fa le veci della vittima, dopo essere stato adeguatamente preparato. E’ importante non provare compassione per la vittima (sia per quella vera che per quella veicolare) durante il rituale.

Gli attacchi magici, soprattutto quelli violenti, possono essere difficili da eseguire soprattutto perché non è rato che l’operatore soffra anche lui degli effetti negativi della propria operazione, almeno in parte. Ogni volta che fate stregoneria, una parte di voi va per forza a mischiarsi con le componenti del rituale. Più che come colpo di ritorno, trovo più utile leggere queste dinamiche in termini di ‘sporcarsi le mani’: se voglio gettare escrementi su qualcuno, è molto probabile che nel farlo mi sporcherò io stesso le mani di escrementi. Le streghe di campagna hanno sviluppato diversi modo per ovviare a questo inconveniente, il più comune dei quali è quello del capro espiatorio, vale a dire, dell’imputazione dell’operazione a un ente terzo che può gestirne meglio le conseguenze. Non è raro vedere fattucchiere di paese scaricare la colpa della fattura che stanno eseguendo all’Angelo Gabriele, al Diavolo o perfino a Dio stesso con frasi del tipo ‘Non sono io, ma è l’Angelo Gabriele che te lo comanda’ o ancora ‘Non è la mia mano, ma quella del diavolo che ti colpisce’. Spesso queste sono interpretate come fasi di potere che invocano l’aiuto di queste entità, ma più spesso sono modi di sporcare le mani di qualcun altro.

Una  forma più semplice di attacco, ma egualmente efficace, è quella onirica. Se praticate il sogno lucido, avrete più o meno un’idea di come intromettervi nei sogni di qualcun altro e, una volta intromessi, potete modificare i sogni della vittima per produrre tormenti, angosce e ansie, o semplicemente sensi di colpa. Consiglio vivamente di praticare l’incursione onirica: permette non solo di avere risultati evidenti senza ricorrere a procedure troppo truci, ma permette anche di farsi un’idea di quello che si passa nella testa dell’aggressore. Anche in questo caso, è consigliabile prendere precauzioni: se la vittima è sveglia abbastanza, potrebbe riconoscervi nel sonno. Assumere una forma diversa dalla vostra abituale dovrebbe essere una delle precondizioni assolute prima di cercare di incasinare i sogni di qualcun altro.

A seconda del tipo di attacco che compiamo, utilizzeremo forze differenti, ma in linea di massima le fatture di attacco si svolgono sotto l’egida di Saturno, della Luna e di Marte. Le erbe a influenza marziale sono di solito consigliate in queste operazioni.

  1. Rimando

I rimandi sono utili quando il tipo di attacco a cui siamo sottoposti è di tipo puramente spirituale (siamo sotto attacco da un altro praticante magico). Ciò non vuol dire che non sia possibile operare rimandi su danni fisici o economici, ma il risultato non sarà immediato, e in quest’ultimo caso ci stiamo sicuramente impegnando in una strategia di lunga durata. In generale, nel caso stiate cercando di rispondere a un attacco a una minaccia fisica, i legamenti, i bandi e gli attacchi sono più efficaci dei rimandi. Ma quando l’attacco è magico, il rimando è forse la prima linea di difesa. L’idea è quella espressa nel nome: rimandare a chi ci attacca il proprio attacco e, come quando eravate bambini e giocavate a ‘specchio riflesso’, l’operazione di solito include uno specchio o altre superfici riflettenti appositamente lavorate prima dell’operazione e preparate secondo le tecniche appropriate. Gli specchi sono strumenti magici importanti, ma tenete a mente che oltre a riflettere, sono anche porte che potrebbero fornire un accesso a voi e ai vostri cari. Anche se l’operazione sembra intuitiva è importante tenere questo punto a mente e prepararsi di conseguenza per non avere brutte sorprese. Consiglio vivamente di non eseguire questo tipo di operazioni nel posto in cui dormite o in cui passate la maggior parte del vostro tempo. Se pensate di essere attaccati magicamente, ma non avete l’esperienza necessaria per operare un rimando, affidatevi a qualcun altro o limitatevi a protezione e purificazione.

La Luna e le sue Fasi nella Magia Antica

E’ di tutti i tempi – anche dei più remoti – e di tutti i popoli, la credenza nell’influsso degli astri riguardo alla generazione umana, alle malattie, al corso degli avvenimenti, alla vita degli animali, alla crescita delle piante – specie di quelle medicinali e magiche – e alla virtù di alcune pietre.
Tra le credenze che riguardano gli astri, varie e di grande interesse sono quelle intorno alla luna e alle sue fasi.

La medicina antica tenne in gran conto la posizione della luna e le testimonianze non difettano. Marcello di Bordeaux (Marcello Empirico: floruit fine IV – inizio V secolo, fu un autore latino di opere mediche originario della Gallia) ce ne fornisce tutta una serie di non scarso interesse. In molti rimedi contenuti nel “Liber de medicamentis”, la posizione della luna è l’influsso magico del giovedì hanno un’importanza decisiva, per la raccolta delle piante medicinali, per la preparazione e somministrazione delle medicine, e per la recitazione delle formule di incantesimo. Come per gli altri rimedi, anche per questi, nei quali predomina l’elemento astrologico, egli si è giovato – com’è evidente – delle esperienze dei suoi predecessori, attingendo però largamente dalla scienza contadina e plebea. Ma è altrettanto certo che tali rimedi, dei quali coloro che glieli raccontavano dicevano le più grandi meraviglie da loro stessi sperimentate, erano consacrati da una tradizione antica.

Contro tutti i dolori del capo è rimedio meraviglioso e sperimentato – a quel che dice Marcello – tagliarsi i capelli il settimo giorno della luna o il diciottesimo o il ventisettesimo.
Il settimo giorno della luna è considerato particolarmente favorevole, perché è il giorno in cui si fa cadere la nascita di Apollo. I rapporti di questo dio con la medicina sono ben noti.

Se gli occhi dolgono, con un ago di rame si cavino gli occhi a una lucertola verde, catturata «die Iovie, luna vetere, mense Septembris aut etiam quocumque alio», e si rinchiudano in una capsula d’oro da portare al collo. Così scompare il dolore degli occhi e si è preservati per l’avvenire. Per curare le gengive infiammate occorre torrefare nove grani di pepe, una zucca secca, la testa di una sardina e ridurre il tutto in polvere finissima da passare sulle gengive. Questa medicina deve essere preparata «decrescente luna die Iovis». Contro il mal di denti “luna decrescente, die Martis sive die Iovis, haec verba septies dices:
«argidam margidam sturgidam»
(queste parole sono state interpretate nel seguente modo: «caccia il dolore, maledici il dolore, dissipa il dolore»).

Per guarire dall’angina è buona la cenere delle rondini prese vive nel nido e bruciate un giovedì di bassa marea (liduna) e al declinare della luna. Chi soffre di dolori reumatici, prenda di giovedì, al declinare della luna, una faina viva, la bruci in una pentola di rame, mescoli la cenere con miele e prenda della pozione così ottenuta un cucchiaio al giorno. Contro l’artrite è buona l’erba detta britannica, ma anch’essa deve essere raccolta di giovedì «decrescente luna, liduna». E’ necessario «praecantare» l’erba dicendo queste parole:
“Terram teneo, herbam lego (in nomine Christi):
prosit ad quod te colligo”.

Un «incredibile e unico» rimedio contro la sciatica e i reumatismi è questo: si prenda il diciassettesimo giorno della luna un pugno di sterco di ibi e lo si pesti in un mortaio; si aggiungano trentacinque grani di pepe, un’emina di miele e due sestari di vino. Volendo rendere il rimedio più efficace, si aggiunga un altro pugno di sterco, preso al declinare della luna, e lo si mescoli agli altri ingredienti il diciassettesimo giorno della luna. Così preparata la medicina va presa in pozione, a cominciare da un giovedì, per sette giorni consecutivi, ma è opportuno berla stando su uno sgabello (per evitare il contatto con la terra) e guardare a Oriente. Per espellere i calcoli bisogna bere di giovedì una pozione fatta di buon vino, di miele, di ruta, di pepe e di numerosi altri ingredienti. Deve però essere preparata di giovedì al declinare della luna.

lunaIn alcuni di questi rimedi cospicua è l’importanza attribuita alla luna che sta per tramontare. Si tratta dell’applicazione del principio più semplice della “magia simpatica”: la luna scompare dal cielo e la malattia sparisce dal corpo.
I Guaritori di campagna, per curare alcune malattie fisiche, osservano certi tempi: c’è chi cura solo quando la luna è calante, perché «la luna crescente fa crescere il male, mentre quella calante lo fa diminuire». Zia Angelina e zio Giovanni, della Sardegna, curano solo in luna calante: «La cura va ripetuta nove volte, la gente deve venire per tre lune di seguito, ogni mese tre giorni, nel periodo della luna buona, quella calante».

Non è inferiore l’importanza attribuita alla ricomparsa della luna. E’ questo un momento creduto propizio quant’altri mai per invocare dall’astro notturno aiuto e protezione. La fede nella nuova luna, diffusissima in tutte le antiche civiltà e presso tutti i popoli – tra questi non sono ultimi i primitivi odierni, i quali al riguardo ci forniscono numerose e importanti testimonianze -, è notevolissima tra i volghi dei popoli civili. Tutte le invocazioni alla luna sono fatte, ordinariamente, al tempo della luna nuova. Ma poiché durante i primi giorni il suo crescere è così sottile che essa è praticamente invisibile, il vero momento delle invocazioni è quando la luna è effettivamente visibile nella volta celeste. Secondo le latitudini è il terzo, il quarto e anche il quinto giorno.

La luna concorre con la sua presenza alla riuscita dell’operazione, soprattutto dal tempo in cui fu assimilata alla dea Ecate, signora delle ombre e dei fantasmi notturni, patrona della stregoneria. La presenza della luna è poi particolarmente indicata nel caso in cui, per un’operazione magica – specialmente se fatta con intenti criminali -, si debbano raccogliere erbe velenose o magiche. Ovidio, Lucano, Valerio, Flacco, Servio riportano le credenze di alcuni maghi, i quali erano convinti che essa riversasse sulle piante magiche un «virus» mortale che le rendeva più adatte ai loro scopi.

In Sicilia, la luna è invocata dai malati di gozzo perché faccia scomparire fin dalle radici la mostruosa protuberanza del collo, in modo che esso possa tornare alle dimensioni normali. In Calabria «il malcapitato individuo aspetterà che la luna sia nell’ultimo giorno del suo plenilunio: allora ginocchioni, cogli sguardi rivolti verso l’astro notturno, scorrendo con la mano sul gozzo, reciterà lo scongiuro. Il gozzo così decrescerà con lo scemare della luna, in modo che al ritorno del plenilunio non resterà nemmeno la radice di esso». La luna nell’ultimo quarto è “vecchia”; poi scopare, ma trascorso qualche tempo torna “ringiovanita”: nuova. «Ve ne andaste vecchia e tornaste nuova», dice uno scongiuro di Palermo contro il gozzo; analogamente dovrà tornare «nuovo» il collo. Al rinnovarsi della luna corrisponde il rinnovarsi di quelle parti del corpo rovinate da una malattia.

Dice un’invocazione-scongiuro napoletana:
“Santa Luna, santa Stella,
fammi crescere questa mammella.”

La donna che recita questa invocazione deve stare per un po’ di tempo nuda esposta al chiarore lunare, e deve ripeterla nove volte di fila, mentre con le mani si comprime il seno. Non si tratta, come si vede, di guarire una malattia, ma di correggere un’imperfezione fisica. Per le malattie del seno i rimedi, almeno i più comuni, sono di altra specie.
Le invocazioni alla luna sono frequenti anche negli scongiuri amorosi. L’astro notturno deve mandare dalla donna innamorata l’uomo amato col cuore “infiammato d’amore”. La luna e il diavolo, espressamente invocati, devono rendere l’uomo amato sordo, cieco, muto e incapace di fare cosa contraria ai desideri della donna.
In una notte di luna si possono chiedere a quest’astro le grazie più disparate.

Liberamente tratto da:
– “Scongiuri del popolo siciliano”, di Giuseppe Bonomo.
– “I Guaritori di Campagna, tra Magia e Medicina”, di Paola Giovetti – Ed. Mediterranee.

‘U Chiamu d’a Seggia nella Tradizione Popolare Siciliana

Gira lignu,gira pignu,gira mari,gira sari,‘a mirulla a me maritu,ci avi a vutari, ri beni no ri mari.

L’articolo seguente è apparso in origine sulla pagina facebook Benedicaria, che ringraziamo per la condivisione. Puoi  anche seguire Benedicaria sul suo blog.

Il Chiamo della Sedia, detto ‘U Chiamu d’a Seggia nel dialetto siciliano, viene ancora oggi praticato in Sicilia e nel meridione in genere. L’antico rituale prevede l’utilizzo di una sedia di legno con la seduta in paglia (tradizionalmente veniva utilizzata una sedia presa o rubata da una chiesa. Ciò accadeva quando nelle nostre chiese non erano ancora utilizzate le panche di legno, i cosiddetti banchi, per cui si prendeva a noleggio con una somma simbolica una sedia da “lu siggiaru” o “la siggiara”), che viene afferrata dalla fattucchiera e poi fatta roteare sospesa su un solo piede. Nel fare tutto ciò vengono pronunciati alcuni antichi scongiuri.
Il Chiamo della Sedia ha molteplici finalità. In genere, ha lo scopo di vincere la volontà di una persona, per cui viene utilizzata per rafforzare le fatture amorose. Viene anche utilizzata per far ritornare a casa le persone che ritardano e, ancora, per curare alcune malattie, fra le quali anche l’emicrania.
E’ un rituale che si ritiene a torto di origine napoletana: tutti gli scongiuri popolari, infatti, non hanno un’origine e/o una provenienza ben precisa, essendo il portato di una lunga tradizione fatta di “lasciti” e di una diffusione orale capillare, nonché espressione di una medesima cultura che accomuna diversi popoli.
Rileva, in ogni caso, la circostanza che esso sia molto diffuso in Sicilia, ove veniva praticato con grande naturalezza tra la gente di paese o dei quartieri popolari: («Cummari, c’ha facissi ‘a seggia a me maritu ca avi tri ghiorna ca non s’arricogghi!», la cui traduzione è la seguente: «Comare, gliela fate la sedia a mio marito che ha tre giorni che non ritorna!»).
Come avviene di solito, esistono diverse varianti dello scongiuro, alcune delle quali si riducono a pochi versetti. Il fatto, quindi, che esso sia più o meno lungo non costituisce un sintomo sicuro della sua autenticità.

Ecco alcuni chiami che venivano praticati anticamente e che vengono riportati nella storiografia delle tradizioni popolari siciliane:

“Gira lignu,
gira pignu,
gira mari,
gira sari,
‘a mirulla a me maritu (o a me mogghi)
ci avi a vutari,
ri beni no ri mari.”
(Randazzo, provincia di Catania)

Traduzione:

“Gira legno,
gira pigna,
gira mare,
gira sale,
il cervello a mio marito (o a mia moglie)
gli si deve girare*,
a fin di bene no a fin di male.”

*(“far girare o far perdere la testa”).

Se tali versi sono recitati per il fidanzato si aggiunge:

“chi prestu m’avi a spusari” (“che presto mi deve sposare”). Contemporaneamente si fa girare la sedia imprimendole il movimento con la mano sinistra. Gira la sedia e gira il cervello “’a mirulla”, della persona amata.

In un altro “Chiamo della Sedia”, il Diavolo deve andare a prendere l’uomo amato:

“Vota lignu,
vota navi,
vota suli:
diavulu, a lu Tali e Tali,
pirchì è duru comu un pignu,
pirchì è granni quantu un mari,
pirchì è lu primu amuri,
mi l’ha’ ghiri a pigghiari.”
(Acireale, provincia di Catania)

Traduzione:

“Gira legno,
gira nave,
gira sole:
diavolo al (Nome) e (Nome),
perché è duro come una pigna,
perché e grande quanto il mare,
perché è il primo amore,
me lo devi andare a prendere.”

Uno dei modi con i quali si poteva procedere era il seguente: per nove giorni consecutivi, all’alba, a mezzogiorno e a mezzanotte, la fattucchiera prendeva una sedia di legno, la faceva roteare vorticosamente su di un piede solo, mentre recitava i potenti “Chiami” che servivano a rendere sottomessa la persona alla quale i chiami stessi erano destinati.
Lo scongiuro poteva avvenire alla presenza di chi lo aveva chiesto (in genere mogli abbandonate o male femmine che volevano rompere la serenità matrimoniale altrui), che rimaneva in “religioso silenzio” mentre venivano recitate le parole che componevano lo scongiuro.

(Cfr., per alcuni riferimenti, la pagina facebook di: “Preghiere e scongiuri popolari siciliani”. I due “Chiami della Sedia”, sono tratti da: “Scongiuri del Popolo Siciliano, di Giuseppe Bonomo).

Mallorie Vaudoise / Cattolicesimo popolare, dal Sud agli States

Il ‘popolare’ in ‘cattolicesimo popolare’ non significa ‘semplice’ o ‘pittoresco’. Significa ‘che rispecchia un consenso collettivo che non è legittimato dall’autorità ecclesiastica’. Questo consenso collettivo è radicato nel vedere le cose come sono: infestate, estatiche, erotiche, ed è molto più antico di duemila anni.

Mallorie Vaudoise è una spiritualista di origini italo-americane. La pratica di Mallorie si basa sulle tradizioni della spiritualità e della magia popolare che sono arrivate sul continente americano tramite le migrazioni di massa dal Sud Italia verso gli Stati Uniti del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Il suo lavoro è un esempio di come le pratiche spirituali del territorio italiano (in maniera non differente da altre tradizioni magiche) abbiano saputo viaggiare, impiantarsi, e continuare a vivere grazie alla cura dei discendenti dei migranti che le avevano importate. Il suo blog, Italian Folk Magic, è un viaggio tra le tradizioni magico-popolari italo-americane e  italiane, tra le pratiche ancestrali e la loro continuazione nel Nuovo Mondo. In questa intervista discutiamo con Mallorie di tradizioni italo-americane, di Madonne, di spiriti e di molto altro.

Puoi seguire Mallorie sul suo blog e sulla sua pagina facebook. Per leggere la versione originale in inglese di questa intervista clicca qui

Hamelin: Puoi raccontare brevemente ai nostri lettori delle tue origini? Com’è nata la tua passione per la magia popolare italiana?

Mallorie Vaudoise: Sono nata in una famiglia italo-americana vicino a Boston, in Massachusetts. La famiglia di mia madre è di Avellino, in Campania. La famiglia di mio padre viene da L’Aquila, in Abruzzio (Mallorie Vadoise è il mio nome di penna e non riflette le mie origini). Come molti immigrati, i miei nonni e bisnonni furono vittime di forti discriminazioni. Per questa ragione, i miei parenti mi hanno insegnato a parlare solo in inglese, e c’è un vuoto nella mia famiglia per quanto riguarda la trasmissione della cultura (italiana, ndr). Nonostante ciò, sono cresciuta con molti valori italiani: il cibo, la famiglia, la lealtà e così via.   

Sin dalla tenera età sono stata predisposta a quelle che adesso riconosco come esperienze medianiche. La presenza dei miei antenati e spiriti guida è sempre stata forte. Le mie capacità di medium si sono sviluppate grazie a una combinazione di pratiche basate sulla fisicità, sulla preghiera, sulle sostanze capaci di alterare la coscienza e su eventi iniziatici spontanei.

Ho cominciato a ricercare la magia popolare italiana per dare una forma e una voce a queste esperienze interiori. Inizialmente fui molto colpita dalla presenza visiva della cultura italiana a New York City, dove vivo al momento: le feste, le processioni, gli altari di strada, e le parrocchie italiane piene di ex-voto. Le mie esplorazioni mi hanno portata alle ricche e affascinanti culture orali italiane, e in particolare alle preghiere popolari nelle lingue regionali e alle tradizioni musicali della tammurriata e della pizzica tarantata. Questo è il fulcro della mia pratica personale in quanto spiritualista italo-americana.

Oltre alla mia passione per la magia popolare italiana, sono anche coinvolta in diverse tradizioni del Nuovo Mondo. Sono iniziata al Quimbanda e all’Ocha (anche conosciuta come santeria), e ho in parte ricevuto una formazione nella tradizione dell’espiritismo.

H: Quali sono le tradizioni che hanno viaggiato con gli immigrati italiani, specialmente dal Sud Italia? Quali sono le maggiori figure venerate, le credenze e le pratiche?

Altare di San Giuseppe a Salemi, Sicilia

M: I migranti italiani negli Stati Uniti sono arrivati soprattutto dal Sud. Si stima che l’84% degli italo-americani affondi le proprie proprie radici al Sud. Per questo la cultura italo-americana riflette una prassi e una visione del mondo che è tipicamente meridionale.

Le figure sacre al centro di queste pratiche e di queste credenze variano parecchio. La maggior parte degli immigrati italiani si stabilirono con persone del proprio comune, e la loro devozione pubblica resta diretta al patrono del vecchio paese. A New York, abbiamo, tra le tante, alcune processioni molto partecipate dedicate a San Rocco (Potenza), la Madonna del Carmine (Nola), Santa Rosalia (Palermo), Maria SS Addolorata (Mola di Bari), San Gennaro (Napoli). A New Orleans la festa di San Giuseppe è molto popolare, e i devoti preparano altari stravaganti in suo onore. A Boston, c’è una festa dei pescatori in onore della Madonna del Soccorso (Sciacca), in cui si benedicono le acque per la pesca. E questo è solo un piccolo campionario delle figure sacre italiane che sono oggetto di devozione negli Sati Uniti.

H: A che punto queste tradizioni sono ancora vive tra gli italo-americani?

M: Queste tradizioni sono ancora vive in molte comunità. Tuttavia, le comunità italo-americane sono un fenomeno che si va via via riducendo. Durante il periodo di migrazione intensa, le comunità italo-americane fiorirono in condomini pericolosamente affollati. Una volta guadagnati abbastanza soldi, molti immigrati ritornavano in Italia, o si trasferivano in case migliori nei sobborghi residenziali, dove erano isolati dalla propria comunità.

Troviamo gli esempi più importanti di queste tradizioni nei luoghi in cui c’è ancora una cultura italo-americana forte: New York, New Orleans, New Jersey, Boston, San Francisco. Queste comunità celebrano le feste che riflettono l’origine dei migranti italiani che vi si stabilirono. Una raccolta dettagliata della feste patronali italo-americane è disponibile qui grazie a Il Regno, una rivista culturale per i bambini della diaspora del Sud Italia.

H: Molti pagani italiani contemporanei reputano il Cattolicesimo, incluso il cattolicesimo popolare, incompatibile con una visione pagana o animista del mondo. Pensi che sia così?  

M: Certo che no! La radice della parola ‘cattolico’ è ‘universale’, proprio nel senso di riconoscere la natura animista del mondo e di incorporare certi spiriti in un pantheon ufficiale. Nel cattolicesimo popolare italiano, troviamo chiese costruite su antichi templi pagani e divinità pagane mascherate da santi e madonne. Il ‘popolare’ in ‘cattolicesimo popolare’ non significa ‘semplice’ o ‘pittoresco’. Significa ‘che rispecchia un consenso collettivo che non è legittimato dall’autorità ecclesiastica’. Questo consenso collettivo è radicato nel vedere le cose come sono: infestate, estatiche, erotiche, ed è molto più antico di duemila anni.

La radice della parola ‘cattolico’ è ‘universale’, proprio nel senso di riconoscere la natura animista del mondo e di incorporare certi spiriti in un pantheon ufficiale.

H: Ma c’è una sentimento per cui queste tradizioni ci arrivano con un bagaglio di bigottismo, controllo morale e una storia di violenza e di oppressione. Come navighi queste contraddizioni?

M: E’ così anche negli Stati Uniti, dove la chiesa ha attivamente galvanizzato il supporto dei cattolici per politiche che opprimono le donne e gli omosessuali, mentre commetteva il crimine atroce dell’abuso sessuale dei minori. Vedo certi praticanti anglofoni di arti magiche che sono così presi dal voler abbracciare la visione del mondo del cattolicesimo popolare che sono pronti a ignorare le tragedie di cui la chiesa è responsabile. Questo tipo di dissonanza cognitiva non è salutare, né per i le vittime che sono in vita, e che vedono la loro sofferenza minimizzata dagli altri, né per quelli che la vivono in prima persona.

Tuttavia, il nostro territorio politico e spirituale cambia alla stessa velocità in cui cambia l’ambiente che circonda. Più entriamo nella fase finale, e spaventosa, del cambiamento climatico, più siamo chiamati a confrontare il bigottismo, la violenza e l’oppressione, sia dentro che fuori di noi. Sfortunatamente, avrò sempre più in comune con Donald Trump che con un robot, in quanto siamo entrambi umani. Per sopravvivere abbiamo entrambi bisogno di acqua potabile, cibo e di un riparo dagli elementi. E’ in questi “teatri di guerra” che troviamo in senso alla nostra eredità collettiva, non intrattenendo una dissonanza cognitiva personale.

E vorrei sottolineare che il vincitore finale, in ultimo, sarà colui che ha la medicina più potente.

H: Nel tuo articolo sulla Stregheria, sottolinei che dobbiamo l’esistenza di molte delle pratiche popolari di devozione degli antenati, specialmente quelle legate alle reliquie umane, alle innovazioni del cattolicesimo che hanno disfatto certi tabù pagani sui morti. Come arriviamo a questo punto, e dove ritroviamo questo meccanismi nella pratica?

M: Questo è uno sviluppo importante nella nostra tradizione, che Peter Brown spiega in The Cult of the Saints, pp. 5-7:

Il cimitero delle Fontanelle, Napoli

Il culto cristiano dei santi aveva luogo nei grandi cimiteri al di fuori delle città del mondo romano: e, come per la manipolazione dei cadaveri, il culto cristiano dei santi presto cominciò a includere lo scavare, lo spostamento, lo smembramento – senza tralasciare il toccare e il baciare avidi- delle ossa dei morti e, spesso,  il posizionamento di queste ossa nei luoghi dai quali i morti erano stati esclusi in precedenza… Anche quando confinati al proprio posto, il posto dei morti, le funzioni di devozione pubblica e le tombe dei morti coincidevano in un modo e con una frequenza che neanche l’immaginazione pagana o ebraica poteva prevedere.

Idealizzare i morti era naturale per gli uomini dei tempi romani e greci. Perfino l’offrire una qualche forma di culto ai defunti, in quanto parte della famiglia o parte di un culto pubblico in caso di defunti eccezionali, come eroi o imperatori, era comune, anche se confinata a limiti ben precisi. Per cui, la pratica dell’”eroizzazione”, e specialmente del culto privato offerto dalla famiglia a un defunto morto in quanto “eroe” in una nicchia costruita per l’occasione è stata utilizzata per spiegare alcuni problemi architetturali ed artistici dei primi tempi cristiani. Ma alla fine anche l’analogia del culto degli eroi non tiene. Infatti, la posizione dell’eroe era delimitata da una mappa molto antica dei confini tra coloro che erano stati toccati dalla morte umana e coloro che ne erano immuni: le forme del culto degli eroi e quelle degli dei tendevano a essere tenute distanti. Quello che più di tutto è quasi totalmente assente nelle credenze pagane sul ruolo degli eroi è l’insistere, da parte di tutti gli scrittori cristiani, sul fatto che i martiri, proprio perché sono morti da esseri umani, godono di un’intimità particolare con dio.

Possiamo tracciare fedelmente l’aumento dell’importanza della chiesa cristiana analizzando le reazioni pagane al culto dei martiri. Infatti, il progresso di questo culto significava per i pagani il lento e orribile disintegrarsi di antiche barriere… Attaccando il culto dei santi, Giustiniano l’Apostata cita il culto come una novità per la quale non vi è riferimento nei vangeli; ma l’espressione piena del suo disgusto si manifesta nella relazione tra i vivi e i corpi dei morti che era implicita nella pratica cristiana: “Continuate ad ammassare cadaveri appena morti a cadaveri antichi. Avete riempito il mondo intero di tombe e sepolcri’. Rigirò contro i culti praticati sulle tombe dei santi il disgusto espresso dai profeti del Vecchio Testamento nei confronti di coloro che popolavano le tombe e le caverne sepolcrali per i fini sinistri della stregoneria e della divinazione.

Ciò si riflette nelle pratiche ufficiali cattoliche come la venerazione delle reliquie, in cui i cattolici cercano il contatto con i resti fisici del santo. E’ anche evidente nelle pratiche popolari come quella che troviamo al Cimitero delle Fontanelle a Napoli, dove i devoti (soprattutto donne) sono coinvolte nel contatto medianico con le vittime delle piaghe e delle guerre, tramite il contatto fisico con i teschi seppelliti nelle tombe di massa.

H: Cosa ne pensi dell’argomenti per cui molte delle pratiche popolari cattoliche erano pagane in origine? Personalmente, tendo a credere che ci sia una continuità spirituale che sottende alcune potenti figure d’divine’ femminili dell’Italia del Sud et della Campania (penso alle rappresentazioni multiple della Madonna) e un passato di venerazioni di divinità femminili pre-cristiane – la Campania era il centro del culto di Iside in Italia e un centro importante per il culto di Diana, e a Capua abbiamo ovviamente le matres mutatae. Pensi che il culto della Madonna rientri in una continuità storica più grande, o è semplicemente un’innovazione cristiana?

M: Il culto della Madonna rientra assolutamente in una continuità spirituale più grande, una che è sicuramente pre-cristiana e molto possibilmente pre-pagana. In Campania, la musica e la danza della tammurriata riflette questa continuità, che Roberto De Simone ha documentato nei suoi libri “Canti e tradizioni popolari in Campania” e “Il Segno di Virgilio”, e che ha sintetizzato nell’opera teatrale misterica ‘La Gatta Cenerentola’. La tammurriata è una tradizione di corteggiamento, di sensualità e di fertilità che si svolge sotto l’egida della Grande Dea.

In Calabria, troviamo la Madonna di Polsi, che si trova nelle vicinanze dell’antico sito greco di Locri, dove una volta si trovavano due grandi santuari: uno dedicato a Persefone, l’altro ad Afrodite. La Madonna di Polsi potrebbe rappresentare un sincronismo tra queste due dee, e in seguito con la Madonna della più recente tradizione cattolica.

Sono sicura ce ne siano altre attraverso il Sud Italia. Per esempio, ho sentito dire che in Sicilia le origini pagane di certe Madonne sono così presenti nelle tradizioni popolare che diventa difficile distringuere la Madonna dalla sua predecessora pagana, ma non ne conosco bene i dettagli.

H: Una delle differenze più importanti tra il mondo da cui arrivavano gli immigrati italiani negli Stati Uniti e il nostro stile di vita à la centralità dell’elemento onirico nella vita di tutti i giorni. E’ difficile riconnettersi con queste pratiche – specialmente se si cerca anche una componente di magia operativa – senza un mondo onirico ricco e presente. Come pensi possiamo riportare l’onirico nelle nostre pratiche?

M: L’onirico è già presente nelle nostre vite, il primo passo è quindi quello di riconoscerlo e di cominciare a rispettarlo come si deve. Per ricordare i propri sogni spesso basta soltanto volerlo prima di andare a letto, può darsi facendo precedere il sogno da una preghiera, e restare fermi immobili nel letto quando ci si sveglia mentre li si ricorda. Un diario dei sogni può essere utile, sia come registro che come oggetto totemico il quale accumula potere quando ci si scrive.

Quando la connessione con l’onirico si approfondisce, la qualità della coscienza da svegli cambia. La trance, la divinazione e il lavoro di incantesimi diventa più naturale. Questo si riflette anche nelle credenze popolari: ‘a smorfia, il gioco napoletano che traduce i sogni in immagini per vincere al lotto, è anche usato con le immagini ricevute da svegli durante stati di coscienza alterati. Per molti, questi stati possono apparire spontaneamente o in seguito all’incontro con sostanze che alterano la mente. L’obiettivo, quindi, è di imparare come ritornare a queste immagini senza l’aiuto della sostanza. E’ una capacità difficile da spiegare, in quanto ha luogo nel corpo, è un prodotto dei cosiddetti ‘sensi oscuri’ (priocezione, exterocezione, introcezione etc.) i quali, nella mia pratica, sono sotto l’egida della Madonna Nera.

Per coloro che fossero interessati, ho scritto un blog post sull’argomento, nel quale condivido diverse idee su come riconnettersi con l’onirico.

La trance, la divinazione e il lavoro di incantesimi diventa più naturale. Questo si riflette anche nelle credenze popolari: ‘a smorfia, il gioco napoletano che traduce i sogni in immagini per vincere al lotto, è anche usato con le immagini ricevute da svegli durante stati di coscienza alterati

H: Mi colpisce molto che molte delle pratiche popolari che non rientrano nel paradigma del cattolicesimo popolare sembrano essere assenti dalle discussioni sulla magia popolare italiana negli Stati Uniti. Penso al munaciello, alle janare, alle donne di fora e a tutti queli spiriti domestici e del territorio che popolano il folklore del Sud Italia. Forse queste pratiche sono troppo bizzarre per le Little Italies americane? Hai potuto constatare il tramandarsi di queste pratiche nelle famiglie emigrate negli Stati Uniti?

M: E’ una domanda affascinante. Anche io ho notato che queste credenze non sono state trapiantate negli Stati Uniti. La tammurriata, la pizzica tarantata, e le tradizioni spirituali che vi sono legate hanno subito la stessa sorte. Per gli italo-americani c’è solo una tarantella, ed è una sciocca danza per i matrimoni che è stata deprivata della bellezza e della sensualità dei suoi antenati.

Ho due ipotesi per questa omissione. La prima è che queste credenze e queste pratiche sono inestricabili dal territorio. Gli spiriti del territorio cambiano da posto a posto, e alcuni credono che gli spiriti domestici siano spiriti del territorio adattati – per esempio, gli spiriti della terra sui cui la casa è stata costruita, o dei materiali naturali usati per costruire la casa. Questa logica si applica anche alle tradizioni musico-spirituali, molte delle quali erano destinate ad alcuni siti di pellegrinaggio specifici in Italia.

La seconda, forse più probabile, è che queste pratiche non fossero accettate dalla chiesa negli Stati Uniti. Mentre la chiesa irlandese era inizialmente ostile agli immigrati italiani, col tempo ne è diventata il luogo di incontro e l’archivio sociale, addossandosi buona parte della responsabilità di salvaguardare le nostre storie in quanto popolo.

H: Puoi dire ai nostri lettori dove possono trovarti per seguire il tuo lavoro?

M: Ho un blog, ItalianFolkMagic.com, che si concentra sulle tradizioni spirituali italiane e italo-americane, in particolare quelle che includono la Madonna e i santi. Puoi iscriverti alla neswletter, e cliccare ‘mi piace’ alla mia pagina facebook per restare aggionato sulle mie nuove pubblicazioni.

Stregheria e Magia popolare italo-americana

Perché, quindi, sforzarsi di ricercare in questo senso? Importa davvero quale termine usiamo? Se coloro che dicono di pratiche la ‘Stregheria’ ne cambiassero il nome e la chiamassero ‘stregoneria’ o ‘benedicaria’, o perfino ‘magia popolare italiana’, avremmo risolto il problema?

Questo articolo è apparso in inglese sul blog Italian Folk Magic, clicca qui per leggere la versione originale. Clicca qui se vuoi leggere la nostra intervista con l’autrice, Mallorie Vaudoise. 

‘Stregheria’ è un termine usato quasi esclusivamente dagli americani anglofoni per riferirsi a una tradizione della stregoneria le cui origini si troverebbero nella penisola Italiana. Di solito il termine è acompagno da rivendicazioni ‘murrayesche’ di una tradizione iniziatica pagana ininterrotta. Il più del lavoro presentato come ‘Stregheria’ è fortemente influenzato (e forse trova le sue origini) negli scritti di Raven Grimassi, i cui devono essere letti con un occhio critico. Grimassi è una figura a dir poco controversa. Grimassi stesso, scrive:

I miei primi tentativi di diffondere informationi sulla Stregoneria Italiana cominciarono intorno al 1979 con l’auto-pubblicazione di libri e riviste. Partendo da materiali che avevo copiato nella maia tarda adolescenza e primi anni venti, creati un sistema di “outer-court” tramite il quale trasmettere i concetti di base dell’insegnamento iniziatico. Guardando indietro a quei primi concetti li trovo grossolani e amatoriali. Ma, all’epoca, sembravano rientrare in quello che la maggior parte delle persone producevano… Ripensandoci, realizzo adesso che credevo veramente in cio’ che mi era stato insegnato e che avevo imparato. Cio’ è soprattutto evidente nei miei scritti su Aradia, che presentai in un libro auto-pubblicato intitolato ‘The Book of the Holy Strega”.

Non mi interessa criticare Grimassi o giudicare in che modo altri praticanti si auto-indentificano. Tuttavia, ci sono diversi fatti che dovrebbero essere considerati quando valutiamo le affermazioni di persone che dicono di praticare, di insegnare, o che forniscono servizi magici sotto il nome di ‘Stregheria’.

‘Stregheria’ non è una parola comune in Italia. La parola più usata è ‘stregoneria’, ed ha connotazioni profondamente negative. Questo è spesso vero per le culture che rimangono ancorate a un mondo magico, sono culture che hanno ancora bisogno di descrivere l’operato di individui malevoli e spiritualmente potenti, e che non hanno alcun desiderio di rivendicare il termine per ragioni politiche. Cio’ non vuol dire che il termine sia interamente una fabbricazione; infatti appare in una manciata di testi del XVIII e XIX secolo. Ciononostante, è una parola che la più parte degli italofoni probabilmente non ha mai sentito. E un termine che allarga la distanza tra i praticanti anglofoni americani e coloro che vivono in quelle regioni in cui le pratiche dei primi trovano la loro origine.

La questione diventa più complicata quando consideriamo la diversità culturale dell’Italia moderna in quanto nazione. L’Italia, i quanti paese unificato, esiste solo dal 1861. L’idea di una un’identità etnica pan-italiana è ancora più giovane. Fino a poco fo – e ancora oggi, in una certa misura -ogni regione italiana ha il suo proprio dialetto e la sua propria identità culturale. Poiché la maggior parte dei migranti negli Stati Uniti proveniva dal Mezzogiorno e dalla Sicilia, è ragionevole aspettarsi che ognuno di questi migranti avesse proprie funzioni socio-magiche relative alla propria regione, con parole uniche nel proprio dialetto.

Alcuni praticanti moderni italofoni usano il termine ‘benedicaria’, un neologismo che enfatizza il ruolo delle benedizioni e della chiesa cattolica nella propria pratica. I praticanti della benedicaria raramente si identificano con il ruolo sociale della strega. La linea di divisione tra ‘stregoneria’ e benedicaria’ rimane sfuocato. La mia esperienza con i praticanti che usano il termine benedicaria è che tendono prestare più attenzione alle pratiche popolari storiche, il che è ammirevole. Tuttavia, non ritroviamo il termine storicamente, e possiamo ipotizzare che qualunque cosa rappresenti, questo qualcosa non è mai stato concepito come facile da etichettare o nominare.

Perché, quindi, sforzarsi di ricercare in questo senso? Importa davvero quale termine usiamo? Se coloro che dicono di pratiche la ‘Stregheria’ ne cambiassero il nome e la chiamassero ‘stregoneria’ o ‘benedicaria’, o perfino ‘magia popolare italiana’, avremmo risolto il problema?

 

Non è detto. Il vero problema non è quale parola usiamo, ma come la usiamo. E formare una relazione profonda e autentica con le persone e la terra dalla quale queste parole provengono. E per gli italo-americani in particolare, è questione di rafforzare il rapporto con i nostri antenati nel rispetto degli altri loro discendenti. Quando gli anglofoni (e gli anglofoni americani in particolare) usano la parola ‘Stregheria’ stanno mettendo in pratica una sorta di ‘esotizzazione’ e di appropriazione culturale. Non è detto che cambiare una parola per l’altra risolva questi problemi più profondi.

Se torniamo un attimo a Grimassi, notiamo che molto del suo lavoro è basato sulla ricostruzione dell’antica religione etrusca. Gli etruschi abitavano le regioni oggi note come la Toscana, l’Umbria occidentale, e il Lazio del nord. Al contrario, circa l’84% della diaspora italo-americana proviene dal sud e dalla Sicilia. Per la maggior parte delle tradizioni familiari e delle pratiche di religione popolare italo-americane, le quali vengono dall’Italia del Sud, la ricostruzione della religione etrusca non serve a molto. Un praticante le cui radici si trovano a Napoli sarà meglio servito dallo studio del culto di San Gennaro, dal culto delle anime pezzentelle del purgatorio del Cimitero delle Fontanelle o dal culto di Mamma Schiavona a Montevergine, culti che, a differenza da quello etrusco, esistono ancora oggi in quanto tradizioni viventi, e non ricostruzioni.

Sono proprio queste tradizioni che alcuni cercano di negare tramite la pratica della Stregheria.  Certo, vi sono tante ragioni legittime per non sentirsi a proprio agio col cristianesimo e con la chiesa cattolica in particolare. Tuttavia, alcuni dei culti italiani in apparenza pagani trovano origine nella tarda era cristiana – per esempio, il culto della Madonna delle Galline, un’emanazione della Madonna coperta di galline che risale al XVII secolo (per davvero). In modo simile, il culto necromantico della anime pezzentelle e delle anime senza testa non trova origine, contrariamente a quanto si possa pensare, nel culto degli eroi pagani. Nella sua opera classica The Cult of the Saints, Peter Brown mostra come perfino il culto dei santi in quanto defunti della comunità collettivi, e non dell’individuo, fu possibile unicamente grazie all’innovazione del cristianesimo. Il cristianesimo nascente ruppe molti dei tabù pagani ed ebraici relativi alla venerazione degli antenati, incluso il contatto con i resti dei morti. Rimuovere queste tradizioni dalla loro matrice cristiano non è solamente storicamente inaccurato ma, come la studiosa Sabina Magliocco scrive: “fa violenza al modo in cui i praticanti di queste [tradizioni viventi] percepiscono loro stessi”.

Naturalmente, con questo non voglio suggerire gli italo-americani debbano semplicemente emulate i loro cugini mediterranei. Farlo sarebbe ugualmente problematico, e ignorerebbe il fatto che alcune ricche tradizioni culturali, inclusi interi dialetti, si sono conservati meglio negli Stati Uniti che nel paese d’origine. L’approccio più produttivo è quello di considerare la storia reale, piuttosto che quella immaginata: una storia che include la cristianità e il trauma della migrazione. E così che risvegliamo i nostri santi.

Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio

Dalla credenza che il malocchio si trasmetta tramite le sguardo, l’antidoto: oggetti di forma circolare capaci di ricordare il bulbo oculare e in grado di sostituire quello della vittima, attirando e trattenendo quanto a questa indirizzato.

Amuleto sardo

Girovagando per l’isola, da nord a sud e da bancarella a raffinata gioielleria, si può incappare in ciondoli, orecchini e bracciali tutti raffiguranti il medesimo simbolo: una pietra nera (onice od ossidiana) incastonata in due coppette d’argento. Quello che, forse, pochi sanno è che, prima di essere un gioiello, la sabegia (coccu/kokku o pinnadellu, a seconda delle zone di provenienza e produzione) è un antichissimo amuleto della tradizione sarda composto da argento e pietre dure. Leggi tutto “Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio”

Ho conosciuto una guaritrice di campagna

Sono nato nell’Isola in cui due dee “Demetra e la figlia Kore, per prime si mostrarono per la fecondità della terra, in cui senza che si semini e si solchi, crescono orzo e frumento,viti dai grossi grappoli” (Cfr. Biblioteca Storica di Diodoro Siculo).

 

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Sono cresciuto in una famiglia “matriarcale”, composta da mia mamma Domenica e mia nonna materna Concetta: mio papà Nicolò venne a mancare quando ancora dovevo compiere cinque anni. Leggi tutto “Ho conosciuto una guaritrice di campagna”

Al Cummins: Cypriana, Magia dei Grimori e Fairie

Alexander Cummins (Ph.D) è uno storico, un poeta e un divinatore il cui lavoro si concentra sulla magia popolare, la negromanzia e la divinazione. Al è tra i curatori e gli autori di Cypriana: Old World, una raccolta di scritti che esplorano il mito e le pratiche legate al Santo Patrono dei negromanti e dei libri di magia. Il dottor Cummins è anche autore di una serie di articoli sulla tradizione inglese di Faerie e di una serie di saggi online e sulla carta stampata. Tra i suoi interessi ci sono la magia amorosa e quella planetaria, cosí come il rapporto tra emozioni e pratiche magiche. Su questi temi Al tiene una serie di webinar, l’ultimo dei quali sulle incantazioni planetarie. In questa intervista discutiamo con Al di magia dei grimori, della tradizione di fairie e del Buon San Cipriano. Ringraziamo di cuore il dottor Cummins per averci prestato le sue parole e il suo tempo. Leggi tutto “Al Cummins: Cypriana, Magia dei Grimori e Fairie”

Crisma de l’Orcu

L’idea è quella di creare un olio che possa connettere chi lo usa con gli spiriti che abitano un certo luogo.

Donn Kenn

La preparazione e l’uso di questo olio fa parte di tutta una serie di pratiche che uso per entrare in contatto con i poteri di un certo luogo.
La stregoneria è spesso questione di scambi, va da se che per accedere a questi poteri, è necessaria dedizione e cura. Leggi tutto “Crisma de l’Orcu”

Segreto per far comparire tre Spiriti nella vostra stanza dopo cena

«ha fatto comprare incenso benedetto per affumigare la stanza e preparare una tavola e altri oggetti superstiziosi, dicendo che sarebbero venute le Streghe a mangiare e danzare»

Pubblichiamo con un piacere uno scritto di Benedicaria, il ‘Segreto per far comparire sotto forma di Damigelle o Gentiluomini tre Spiriti nella vostra stanza dopo cena‘, in cui si incontrano le tradizioni popolari siciliane e la magia dei grimori.

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Anche i Grimori (libri di Magia Cerimoniale) riportano i metodi che si usavano per chiamare (evocare) le “Dominae Nocturnae” (Signore della Notte), le quali nell’Ottocento l’etnologo palermitano Giuseppe Pitrè rinveniva in maniera diffusa nella Magia Popolare Siciliana con diversi nomi: «Le Donni di Fuora, dette pure Donni di Locu, Dunnuzzi di Locu, Donni di Notti, Donni di Casa, Donni, Dunzelli, Signuri, Belli Signuri, Patruni di Casa, Patruni du’ Locu, Diu l’accrisci, sono esseri soprannaturali, un po’ Streghe, un po’ Fate».
Il Beato Giacomo (Iacopo) da Varazze, già nel XIII secolo (1200), racconta di alcuni contadini che avevano ospitato San Germano e che – dopo la cena – riapparecchiavano la tavola per “le buone donne che vengono di notte”. Leggi tutto “Segreto per far comparire tre Spiriti nella vostra stanza dopo cena”