Appunti sull’Autodifesa Magica

Tu insegnerai l’arte di avvelenare,
Di avvelenare tutti i signori,
Di farli morti nei loro palazzi,
Di legare lo spirito dell’oppressore.

E dove si trova un contadino ricco e avaro,
Insegnerai alle streghe tue alunne
Come rovinare il suo raccolto
Con tempesta, folgore e baleno,
Con grandine e vento.

Quando un prete ti farà del male,
Del male colle sue benedizioni,
Tu gli farai sempre un doppio male
Col mio nome, col nome di Diana,
Regina delle streghe…

(Aradia, Il Vangelo delle Streghe)

La Stregoneria può essere un affare scuro scuro. Dal momento in cui Gardner si rivelò al mondo, la comunità delle streghe ha fatto sempre più sforzi per dipingere quello che facciamo con toni chiari pastello: “fai cio’ che vuoi finché non nuoce a nessuno”, dicono certi wiccani e certe streghe, spesso attaccandosi a una Legge del Tre male interpretata e che di legge ha ben poco. Lo scopo: essere accettati dalla società, esseri riconosciuti in quanto “una religione come un’altra”. Convincere il mondo che siamo streghe buone, che non c’è ragione di temere, che sì possiamo benedire e maledire ma che raramente agiamo per nuocere. Che passiamo il nostro tempo a inviare energie positive.

Per me non è mai stato vero. Le esperienze di stregoneria più forti che ho avuto sono quelle in cui la mia magia é scorso frenetica dal mondo, alle mie mani e di nuovo al mondo per cambiarlo, plasmarlo e muoverlo come desideravo. Se avete la vocazione della strega, conoscete la sensazione: il formicolio nella mani e la smania di dover dar vita a qualcosa, ogni incantesimo un parto magico che aggiunge qualcosa di nuovo al mondo che porta il vostro marchio indelebile. Il fatto è: molte di queste esperienze nascono da emozioni profonde, e una delle emozioni più profonde che possiamo provare è il senso di giustizia, la rabbia per aver subito un torto gratuito, la sensazione di impotenza che striscia e che rischia di ammutolirci. Le chiese cristiane (o almeno, la più parte) ci si insegnano che gli ultimi saranno i primi, che la pazienza è la virtù dei forti i quali porgono l’altro guancia.

Una delle caratteristiche della stregoneria moderna è l’integrazione di questo principio di passività virtuosa, per cui i deboli devono accettare i soprusi e, nel farlo, si guadagnano il regno dei cieli, o si reincarnano in una forma di vista più elevata (sic) e che un Karma invisibile sistemerà le cose. Queste sono idee nuove in stregoneria. Nella magia delle nostre campagne la stregoneria è sempre stata vista come uno strumento come un altro, da mobilizzare in caso di bisogno. E se prendiamo sul serio l’idea per la quale la stregoneria si è sviluppata come la cugina povera della magia rituale capiamo subito perché, ancora oggi, una buona parte della magia popolare si concentrava su legamenti, fatture e maledizioni. La stregoneria è l’arma dei poveri. I contadini delle società tradizionali europee, alcune largamente feudali fino agli inizi del ventesimo secoli, avevano poche chance di rivalsi contro le ingiustizie dei nobili e dei potenti, che potevano disporre di veri e propri banditi al proprio servizio.

Il passaggio de ‘Il Vangelo delle Streghe’ riportato all’inizio di questo articolo è spesso citato come falso, anche da quelli che si rivendicano la veridicità del documento, in quanto sicuramente contaminato dall’odio per la cristianità. Quello che spesso sfugge a coloro che fanno queste osservazioni è che questi passaggi sono forse i più autentici del testo, quelli in cui cogliamo il vero spirito della stregoneria degli ultimi. Le streghe del Vangelo non sono grandi fan del pensiero positivo, al contrario, sono vittime di soprusi contro le quali si sentono impotenti. Diana, tramite Aradia, offre loro una possibilità di riscatto tramite l’appello alle forze infernali e notturne delle quali la Dea e sua figlia sono patrone. Come il biblico Davide, la strega deve ricorrere al suo intelletto e alla sua astuzia per farsi giustizia, perché non esiste nessun principio cosmico che lo farà al posto della strega stessa.

So bene che non viviamo più in società feudali, e che le nostre società hanno messo su meccanismi di retribuzione e compensazione, il sistema giudiziario e quello legale, che sono in teoria destinati a proteggere i deboli dai soprusi dei potenti. Tuttavia so anche benissimo che questi sistemi sono inefficaci, lenti, che restano sempre più accessibili a coloro che possono permetterselo e che fanno poco, o forse niente, per prevenire. Le ragioni per le quali oggi usiamo la stregoneria per l’autodifesa sono diverse da quelle che muovevano le streghe che ci hanno preceduto. Mentre le streghe di una volta era probabile agissero per proteggere i loro pochi averi, il raccolto, l’accesso alla terra, o i soprusi dei signori oggi siamo confrontati a problemi diversi.

Qualche giorno fa un amico è stato brutalmente picchiato da un gruppo di giovani, non lontano da dove vivo, perché omosessuale. Le persone che l’hanno aggredito l’hanno importunato per giorni e minacciato ripetutamente. Quando le minacce sono state riportate alla polizia, sono cadute nel vuoto più di una volta, ed è dovuto scorrere il sangue prima che fossero prese sul serio – troppo tardi. Basta aprire i giornali per avere un’idea di quante persone sono colpite ogni giorno dalla violenza misogina, razzista e omofoba. Vale lo stesso per coloro che si mobilitano per difendere la terra e i diritti dei più deboli, spesso calpestati dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine. La stregoneria non è una soluzione a tutto, ma può aiutare. Avere padronanza di alcune tecniche magiche di base, e avere pronte un paio di idee per l’autodifesa può fare la differenza. Di seguito alcuni spunti per rafforzare le vostre arti marziali magiche.

  1. Protezione / Purificazione

Molti praticanti che sono reticenti a praticare magia di attacco spesso ricorrono a operazioni di protezione e/o purificazione. Il problema è che molti praticanti tendono a credere che le proprie protezioni siano inespugnabili. Raramente le protezioni sono inespugnabili, e vi è sempre qualcuno o qualcosa che può riuscire a passare. La maggior parte delle protezioni personali magiche con cui ho avuto a che fare sembravano più agire per dare un senso di protezione al praticante che per proteggerlo da alcunché. Anche i castelli più inespugnabili un giorno o l’altro sono presi d’assalto. In più, le protezioni magiche sono effimere: non durano per sempre, hanno bisogno di essere costantemente rinnovate e possono facilmente essere disfatte da un altro praticante che sappia cosa sta facendo (o da un non-praticante mosso da forze o volontà più forti delle vostre). Questo vale sia per i cerchi magici di protezione che per altri strumenti classici come il Quintus  o la bottiglia della strega. Queste tre opzioni, probabilmente le più comuni, sono legate al luogo in cui si svolgono e sono perlopiù orientate alla protezione spirituale – anche se spesso funzionano nel tenere lontane anche le minacce fisiche (raramente una minaccia è esclusivamente fisica o esclusivamente mentale). Il punto da tenere a mente è: la protezione magica dei luoghi è una misura temporanea, non vi mette in una botte di ferro, ed  è meglio utilizzarla insieme ad altre misure.

La stessa cosa vale per le purificazioni.  Molti praticanti sono convinti che purificare un ambiente o una persona sia una specie di tasto reset, come la pulizia dei denti: la fai un paio di volte all’anno e poi di nuovo quando ti sembra che i denti siano giallognoli. L’approccio opposto è quello della ‘germofobia magica’, e mi riferisco a quei praticanti che sentono in continuazione il bisogno di purificare se stessi e l’ambiente che li circonda. E impossibile vivere in continuazione in una camera sterile: le purificazioni sono necessarie e utili quando ci approcciamo a fare qualcosa che necessita che siamo puliti, ma non sono né totali né permanenti.

Un aspetto interessante delle operazioni di purificazione è che spesso lavorano per ‘uscita allo scoperto’: risolvono questioni in sospeso tirandole fuori. Qualche anno fa vivevo in un complesso condominiale di cui il portinaio era un orribile omofobo, ma che fino ad allora si era limitato a guardarmi di sottecchi. Più volte avevo trovato insulti sulla mia porta, e la mia bicicletta era stata misteriosamente rotta nel cortile condominiale. Avevo tra le mani questo rituale di stregoneria italiana per la purificazione della casa e della persona, aspettavo la buona occasione per utilizzarlo. Pochi giorni dopo il rituale arriva il confronto con l’orribile portinaio. Le cose si fecero serie e la polizia fu coinvolta e la persona allontanata dal condominio. Il rituale funzionò, ma sicuramente non nel modo in cui l’avevo immaginato. Le purificazioni sono spesso come la febbre: esprimono i sintomi di quello che vi affligge finché non sono risolti e ne siete liberati (un punto che non è mai sfuggito ai guaritori di campagne, che sapevano bene ‘togliere il male’ vuol dire per forza confrontarlo).

Il modo più efficace di proteggere voi stessi e gli ambienti in cui vivete è quello di creare un golem che vi faccia da guardiano, o da incaricare della protezione uno spirito alleato. Questi metodi sono molto più efficaci e duraturi di quelli citati più in alto, ma richiedono più lavoro e costanza, in quanto i vostri guardiani dovranno essere nutriti e, a volte, vezzeggiati regolarmente.

  1. Bando / Allontanamento

Un rituale di bando, o di allontanamento, è un’operazione per la quale mettiamo della distanza fisica tra due persone. E’ uno dei metodi migliori per liberarsi di qualcuno che ci infastidisce, ed è una delle pratiche comuni nella magia popolare di tutto il mondo. Le operazioni di allontanamento si svolgono per lo più sotto l’egida di Saturno. Il metodo più semplice per operare un bando è quello di usare due candele, ciascuna vestita e battezzata col nome delle due persone da allontanare. Il rituale si svolge su più giorni (di solito sette o nove giorni). Il primo giorno le due candele sono vicine, l’ultimo giorno vengono lasciate consumare e sono al punto opposto della linea immaginaria che le divide.

Un altro modo di lavorare il bando è quello di produrre una figurina di ciascuna delle parti implicate nell’operazione, e di procedere allo stesso modo, con le due figurine inizialmente posizionate vicine ma che guardano direzioni opposte. In entrambi i casi, alla conclusione del rituale, le figurine sono seppellite in posti lontani e in guardando direzioni opposte. Se l’allontanamento coinvolge voi direttamente, la figurina rappresentante l’altra persona dovrebbe essere seppellita in un posto in cui non passate mai, possibilmente lontano dal vostro domicilio, o in un corso d’acqua corrente.

Le erbe propizie per i bandi sono l’assafetida, l’aglio, l’oleandro, il cipresso. Le operazioni di bando si svolgono sotto l’influenza di Saturno, e a volte di Mercurio e sempre in luna calante.

  1. Legamento

Il termine legamento ha diversi significati in stregoneria, ma in questo caso mi riferisco al legamento in quanto ‘immobilizzazione’ della vittima del rituale. Lo scopo di questo tipo di legamento è di impedire che la vittima del rituale possa nuocere al richiedente. Il modo più semplice di procedere a un legamento è quello di produrre una figurina della persona da legare per poi procedere a legarle gli arti, gli occhi e la bocca, di solito con una fettuccia (come sempre in questi casi, senza misura) di colore nero o rosso – la seta è il materiale più adatto per queste operazioni. Una volta immobilizzata la figurina, come per il bando, la sotterrerete in un posto lontano dalla vostra abitazione e in cui non passate mai, ancora meglio se sotto un masso pesante, sotto le fondamenta di un palazzo o in un cimitero. Un’altra possibilità, molto in voga tra le streghe moderne, è quello di mettere la figurina in una sostanza viscosa, come colla o miele, prima di sotterrarla. Altri mettono la bambolina in un contenitore pieno d’acqua che poi è riposto nel freezer – una soluzione che non mi è mai piaciuta, non ho nessuna intenzione di tenermi i resti di un rituale in frigo di fianco alle cosce di pollo e al gelato alla vaniglia.

I legamenti sono dominio di Saturno e si svolgono soprattutto in luna calante e nuova. Le erbe propizie ai legamenti sono la canfora, bacche e resine di ginepro, l’edera, le resine di pino e cipresso.

  1. Attacco

E’ impossibile qui riassumere tutte le forme di attacco. Alcune possono essere molto specifiche, e puntare alla produzione di risultati particolari (per esempio, incidenti che producono importanti lesioni, perdita di denti o capelli, impotenza sessuale, malattie e la morte), altre possono semplicemente invocare giustizia per un torto ricevuto. Qualunque approccio scegliate, ricordatevi che un attacco è una forma di retribuzione dura e pura e che raramente impedisce alla vittima di farvi del male, al contrario, spesso incita una reazione. Gli attacchi magici sono spesso anche le operazioni che vi rendono più vulnerabili, soprattutto se l’altra persona è un praticante, in quanto non è raro per qualcuno vittima di una fattura violenta di avere sogni, premonizioni o altri indizi che vi sveleranno in quanto autore del fatto. Se avete a che fare con un praticante di arti magiche, è possibile che l’attacco scateni una reazione e che il risultato sia una guerra magica – a questo punto, la palla passa da un campo all’altro e la probabilità che ne usciate vincitori dipende interamente dalle vostre capacità magiche.

Gli attacchi si compiono spesso per magia simpatica e del contatto, tramite l’operazione diretta su una figurina della vittima (o su una figurina che rappresenti una parte del suo corpo, se il risultato che vogliamo ottenere è di tipo fisico) sulla quale ricostruiremo i risultati che speriamo ottenere. In certe culture la figurina è sostituita da un animale che fa le veci della vittima, dopo essere stato adeguatamente preparato. E’ importante non provare compassione per la vittima (sia per quella vera che per quella veicolare) durante il rituale.

Gli attacchi magici, soprattutto quelli violenti, possono essere difficili da eseguire soprattutto perché non è rato che l’operatore soffra anche lui degli effetti negativi della propria operazione, almeno in parte. Ogni volta che fate stregoneria, una parte di voi va per forza a mischiarsi con le componenti del rituale. Più che come colpo di ritorno, trovo più utile leggere queste dinamiche in termini di ‘sporcarsi le mani’: se voglio gettare escrementi su qualcuno, è molto probabile che nel farlo mi sporcherò io stesso le mani di escrementi. Le streghe di campagna hanno sviluppato diversi modo per ovviare a questo inconveniente, il più comune dei quali è quello del capro espiatorio, vale a dire, dell’imputazione dell’operazione a un ente terzo che può gestirne meglio le conseguenze. Non è raro vedere fattucchiere di paese scaricare la colpa della fattura che stanno eseguendo all’Angelo Gabriele, al Diavolo o perfino a Dio stesso con frasi del tipo ‘Non sono io, ma è l’Angelo Gabriele che te lo comanda’ o ancora ‘Non è la mia mano, ma quella del diavolo che ti colpisce’. Spesso queste sono interpretate come fasi di potere che invocano l’aiuto di queste entità, ma più spesso sono modi di sporcare le mani di qualcun altro.

Una  forma più semplice di attacco, ma egualmente efficace, è quella onirica. Se praticate il sogno lucido, avrete più o meno un’idea di come intromettervi nei sogni di qualcun altro e, una volta intromessi, potete modificare i sogni della vittima per produrre tormenti, angosce e ansie, o semplicemente sensi di colpa. Consiglio vivamente di praticare l’incursione onirica: permette non solo di avere risultati evidenti senza ricorrere a procedure troppo truci, ma permette anche di farsi un’idea di quello che si passa nella testa dell’aggressore. Anche in questo caso, è consigliabile prendere precauzioni: se la vittima è sveglia abbastanza, potrebbe riconoscervi nel sonno. Assumere una forma diversa dalla vostra abituale dovrebbe essere una delle precondizioni assolute prima di cercare di incasinare i sogni di qualcun altro.

A seconda del tipo di attacco che compiamo, utilizzeremo forze differenti, ma in linea di massima le fatture di attacco si svolgono sotto l’egida di Saturno, della Luna e di Marte. Le erbe a influenza marziale sono di solito consigliate in queste operazioni.

  1. Rimando

I rimandi sono utili quando il tipo di attacco a cui siamo sottoposti è di tipo puramente spirituale (siamo sotto attacco da un altro praticante magico). Ciò non vuol dire che non sia possibile operare rimandi su danni fisici o economici, ma il risultato non sarà immediato, e in quest’ultimo caso ci stiamo sicuramente impegnando in una strategia di lunga durata. In generale, nel caso stiate cercando di rispondere a un attacco a una minaccia fisica, i legamenti, i bandi e gli attacchi sono più efficaci dei rimandi. Ma quando l’attacco è magico, il rimando è forse la prima linea di difesa. L’idea è quella espressa nel nome: rimandare a chi ci attacca il proprio attacco e, come quando eravate bambini e giocavate a ‘specchio riflesso’, l’operazione di solito include uno specchio o altre superfici riflettenti appositamente lavorate prima dell’operazione e preparate secondo le tecniche appropriate. Gli specchi sono strumenti magici importanti, ma tenete a mente che oltre a riflettere, sono anche porte che potrebbero fornire un accesso a voi e ai vostri cari. Anche se l’operazione sembra intuitiva è importante tenere questo punto a mente e prepararsi di conseguenza per non avere brutte sorprese. Consiglio vivamente di non eseguire questo tipo di operazioni nel posto in cui dormite o in cui passate la maggior parte del vostro tempo. Se pensate di essere attaccati magicamente, ma non avete l’esperienza necessaria per operare un rimando, affidatevi a qualcun altro o limitatevi a protezione e purificazione.

La Luna e le sue Fasi nella Magia Antica

E’ di tutti i tempi – anche dei più remoti – e di tutti i popoli, la credenza nell’influsso degli astri riguardo alla generazione umana, alle malattie, al corso degli avvenimenti, alla vita degli animali, alla crescita delle piante – specie di quelle medicinali e magiche – e alla virtù di alcune pietre.
Tra le credenze che riguardano gli astri, varie e di grande interesse sono quelle intorno alla luna e alle sue fasi.

La medicina antica tenne in gran conto la posizione della luna e le testimonianze non difettano. Marcello di Bordeaux (Marcello Empirico: floruit fine IV – inizio V secolo, fu un autore latino di opere mediche originario della Gallia) ce ne fornisce tutta una serie di non scarso interesse. In molti rimedi contenuti nel “Liber de medicamentis”, la posizione della luna è l’influsso magico del giovedì hanno un’importanza decisiva, per la raccolta delle piante medicinali, per la preparazione e somministrazione delle medicine, e per la recitazione delle formule di incantesimo. Come per gli altri rimedi, anche per questi, nei quali predomina l’elemento astrologico, egli si è giovato – com’è evidente – delle esperienze dei suoi predecessori, attingendo però largamente dalla scienza contadina e plebea. Ma è altrettanto certo che tali rimedi, dei quali coloro che glieli raccontavano dicevano le più grandi meraviglie da loro stessi sperimentate, erano consacrati da una tradizione antica.

Contro tutti i dolori del capo è rimedio meraviglioso e sperimentato – a quel che dice Marcello – tagliarsi i capelli il settimo giorno della luna o il diciottesimo o il ventisettesimo.
Il settimo giorno della luna è considerato particolarmente favorevole, perché è il giorno in cui si fa cadere la nascita di Apollo. I rapporti di questo dio con la medicina sono ben noti.

Se gli occhi dolgono, con un ago di rame si cavino gli occhi a una lucertola verde, catturata «die Iovie, luna vetere, mense Septembris aut etiam quocumque alio», e si rinchiudano in una capsula d’oro da portare al collo. Così scompare il dolore degli occhi e si è preservati per l’avvenire. Per curare le gengive infiammate occorre torrefare nove grani di pepe, una zucca secca, la testa di una sardina e ridurre il tutto in polvere finissima da passare sulle gengive. Questa medicina deve essere preparata «decrescente luna die Iovis». Contro il mal di denti “luna decrescente, die Martis sive die Iovis, haec verba septies dices:
«argidam margidam sturgidam»
(queste parole sono state interpretate nel seguente modo: «caccia il dolore, maledici il dolore, dissipa il dolore»).

Per guarire dall’angina è buona la cenere delle rondini prese vive nel nido e bruciate un giovedì di bassa marea (liduna) e al declinare della luna. Chi soffre di dolori reumatici, prenda di giovedì, al declinare della luna, una faina viva, la bruci in una pentola di rame, mescoli la cenere con miele e prenda della pozione così ottenuta un cucchiaio al giorno. Contro l’artrite è buona l’erba detta britannica, ma anch’essa deve essere raccolta di giovedì «decrescente luna, liduna». E’ necessario «praecantare» l’erba dicendo queste parole:
“Terram teneo, herbam lego (in nomine Christi):
prosit ad quod te colligo”.

Un «incredibile e unico» rimedio contro la sciatica e i reumatismi è questo: si prenda il diciassettesimo giorno della luna un pugno di sterco di ibi e lo si pesti in un mortaio; si aggiungano trentacinque grani di pepe, un’emina di miele e due sestari di vino. Volendo rendere il rimedio più efficace, si aggiunga un altro pugno di sterco, preso al declinare della luna, e lo si mescoli agli altri ingredienti il diciassettesimo giorno della luna. Così preparata la medicina va presa in pozione, a cominciare da un giovedì, per sette giorni consecutivi, ma è opportuno berla stando su uno sgabello (per evitare il contatto con la terra) e guardare a Oriente. Per espellere i calcoli bisogna bere di giovedì una pozione fatta di buon vino, di miele, di ruta, di pepe e di numerosi altri ingredienti. Deve però essere preparata di giovedì al declinare della luna.

lunaIn alcuni di questi rimedi cospicua è l’importanza attribuita alla luna che sta per tramontare. Si tratta dell’applicazione del principio più semplice della “magia simpatica”: la luna scompare dal cielo e la malattia sparisce dal corpo.
I Guaritori di campagna, per curare alcune malattie fisiche, osservano certi tempi: c’è chi cura solo quando la luna è calante, perché «la luna crescente fa crescere il male, mentre quella calante lo fa diminuire». Zia Angelina e zio Giovanni, della Sardegna, curano solo in luna calante: «La cura va ripetuta nove volte, la gente deve venire per tre lune di seguito, ogni mese tre giorni, nel periodo della luna buona, quella calante».

Non è inferiore l’importanza attribuita alla ricomparsa della luna. E’ questo un momento creduto propizio quant’altri mai per invocare dall’astro notturno aiuto e protezione. La fede nella nuova luna, diffusissima in tutte le antiche civiltà e presso tutti i popoli – tra questi non sono ultimi i primitivi odierni, i quali al riguardo ci forniscono numerose e importanti testimonianze -, è notevolissima tra i volghi dei popoli civili. Tutte le invocazioni alla luna sono fatte, ordinariamente, al tempo della luna nuova. Ma poiché durante i primi giorni il suo crescere è così sottile che essa è praticamente invisibile, il vero momento delle invocazioni è quando la luna è effettivamente visibile nella volta celeste. Secondo le latitudini è il terzo, il quarto e anche il quinto giorno.

La luna concorre con la sua presenza alla riuscita dell’operazione, soprattutto dal tempo in cui fu assimilata alla dea Ecate, signora delle ombre e dei fantasmi notturni, patrona della stregoneria. La presenza della luna è poi particolarmente indicata nel caso in cui, per un’operazione magica – specialmente se fatta con intenti criminali -, si debbano raccogliere erbe velenose o magiche. Ovidio, Lucano, Valerio, Flacco, Servio riportano le credenze di alcuni maghi, i quali erano convinti che essa riversasse sulle piante magiche un «virus» mortale che le rendeva più adatte ai loro scopi.

In Sicilia, la luna è invocata dai malati di gozzo perché faccia scomparire fin dalle radici la mostruosa protuberanza del collo, in modo che esso possa tornare alle dimensioni normali. In Calabria «il malcapitato individuo aspetterà che la luna sia nell’ultimo giorno del suo plenilunio: allora ginocchioni, cogli sguardi rivolti verso l’astro notturno, scorrendo con la mano sul gozzo, reciterà lo scongiuro. Il gozzo così decrescerà con lo scemare della luna, in modo che al ritorno del plenilunio non resterà nemmeno la radice di esso». La luna nell’ultimo quarto è “vecchia”; poi scopare, ma trascorso qualche tempo torna “ringiovanita”: nuova. «Ve ne andaste vecchia e tornaste nuova», dice uno scongiuro di Palermo contro il gozzo; analogamente dovrà tornare «nuovo» il collo. Al rinnovarsi della luna corrisponde il rinnovarsi di quelle parti del corpo rovinate da una malattia.

Dice un’invocazione-scongiuro napoletana:
“Santa Luna, santa Stella,
fammi crescere questa mammella.”

La donna che recita questa invocazione deve stare per un po’ di tempo nuda esposta al chiarore lunare, e deve ripeterla nove volte di fila, mentre con le mani si comprime il seno. Non si tratta, come si vede, di guarire una malattia, ma di correggere un’imperfezione fisica. Per le malattie del seno i rimedi, almeno i più comuni, sono di altra specie.
Le invocazioni alla luna sono frequenti anche negli scongiuri amorosi. L’astro notturno deve mandare dalla donna innamorata l’uomo amato col cuore “infiammato d’amore”. La luna e il diavolo, espressamente invocati, devono rendere l’uomo amato sordo, cieco, muto e incapace di fare cosa contraria ai desideri della donna.
In una notte di luna si possono chiedere a quest’astro le grazie più disparate.

Liberamente tratto da:
– “Scongiuri del popolo siciliano”, di Giuseppe Bonomo.
– “I Guaritori di Campagna, tra Magia e Medicina”, di Paola Giovetti – Ed. Mediterranee.

Breve Storia del Curanderismo (III): Malattia e Guarigione

Per il “pan-indianismo” precolombiano, l’universo non è un’accozzaglia di elementi separati tra loro blandamente collegati da leggi fisico-chimiche nate dalla casualità ma un mastodontico essere cosciente di cui ogni cosa esistente fa parte, una festa a cui tutti partecipano.

Questa é la terza e ultima parte della serie “Breve storia del curanderismo”. Clicca qui per leggere la prima parte, e qui per la seconda. 

Come abbiamo visto, il Curanderismo è una disciplina di cura “olistica” inserita all’interno della filosofia del Nahui ollin teotl. Leggi tutto “Breve Storia del Curanderismo (III): Malattia e Guarigione”

Breve Storia del Curanderismo (II): Il fiore della creazione e i pilastri della Huehuepatli

Il fiore della creazione, ripercorre la mitologia e la cosmologia mexica, nella quale interno ed esterno sono separati solo da una differenza dello stato percettivo. Tutti gli “dei” compartecipano del Grande Sogno della creazione, ma allo stesso tempo esistono nella nostra coscienza individuale, riflesso della Coscienza cosmica.

Questo articolo è la seconda parte della serie sulla Breve storia del Curanderismo. Clicca qui per leggere la prima parte.

Tezcatlipoca
Tezcatlipoca

Viaggiando per il Messico è possibile riscontrare ovunque, soprattutto nelle rovine di Teotihuacan, l’icona del fiore che rappresenta la struttura dell’intero universo sensibile e del regno degli spiriti. Il fiore della creazione, ripercorre la mitologia e la cosmologia mexica, nella quale interno ed esterno sono separati solo da una differenza dello stato percettivo. Tutti gli “dei” (che non sono dei, come vedremo più avanti) compartecipano del Grande Sogno della creazione, ma allo stesso tempo esistono nella nostra coscienza individuale, riflesso della Coscienza cosmica. Chi ha familiarità con gli scritti di Castaneda, avrà incontrato i termini Tonal e Nagual. Queste due parole nahuatl hanno valori differenti in base all’etnia che li utilizza, per esempio, i Mexica li intendono come stato di coscienza della veglia (Tonal) e stato di coscienza del sogno (Nagual), i Totonachi come uno spirito custode in forma animale (Nagual) e l’anima individuale razionale (Tonal), ma non solo… Questi termini ricorrono anche nei calendari. Nel calendario mexica, il Tonalamatl, i tonales sono le energie che sorreggono un determinato giorno. Per intenderci, come nel “nostro” calendario lunedì è il giorno della luna, martedì di marte e via dicendo, nel Tonalamatl esiste il giorno del coccodrillo, il giorno del colibrì etc… Al contrario, nel calendario maya, i tonales vengono chiamati nahuales.

Secondo la cosmologia mexica in principio esisteva solo il campo della coscienza unificata, Centeotl (cen = uno, teotl = energia), la notte assoluta da cui si sprigionano tutti i sogni della creazione. Centeotl, nei codici aztechi come il Codice Fiorentino, viene riportato come il dio del mais. Il riferimento al mais non è casuale e il valore profondo di questa immagine risiede nella capacità di una singola unità, quale il chicco, di generare un’intera pianta che darà origine a una moltitudine di semi.

Centeotl si riflesse e questo riflesso fu il primo passo della creazione, il primo Tezcatlipoca, lo “specchio fumante”, uno specchio all’interno del quale non è possibile vedere con chiarezza.

Centeotl, rispecchiandosi nel Tezcatlipoca generò l’Ometeotl (ome = due), dio è due, la dualità, rappresentata dalla coppia Ometecuhitli e Omecihuatl, ovvero signore-due e signora-due. Il dio e la dea, unendosi, generarono i quattro Tezcatlipoca.

I quattro Tezcatlipoca diedero a loro volta una forma ordinata al Sogno-riflesso di Centeotl. Sono loro attribuite le quattro direzioni dello spazio, i quattro petali del fiore cosmico. A nord troviamo il Tezcatlipoca nero. Il suo colore è il nero ed è il signore dei sogni più profondi. A ovest, il Tezcatlipoca rosso Xipe Totec, l’energia della rigenerazione della terra, rappresentato come un uomo rosso o un uomo dalle mani scuoiate (la terra arata). A sud, il Tezcatlipoca blu, Huitzilopochtli, il colibrì che vola a sinistra. Infine a est, in direzione del sole nascente, il Tezcatlipoca bianco, ovvero Quetzalcoatl.

Quetzalcoatl significa “serpente piumato”, lo ritroviamo ovunque in Messico e rappresenta la vita (il serpente) che dispiega le ali e ascende verso nuovi universi percettivi (le piume e le ali). Il movimento, ollin, delle quattro (nahui) direzioni, dà origine alla croce cosmica, l’ohmaxal, che orienta la vita e la spiritualità dei curanderos.

Tutti gli esseri sopra descritti sono stati considerati dagli occidentali come “dei”. Il concetto di dio personificato, però, ovvero di un essere spirituale proveniente da un mondo altro, è occidentale. Il termine nahuatl “teotl” ha più valore di “essenza” o “energia”. La personificazione era solo una rappresentazione grafica per rendere più facile la comprensione di questi concetti teologici.

Monarca e saggio poeta, Tetzcuco, Messico

Al giorno d’oggi è molto diffusa la tradizione di dare a un neonato il nome di un santo il cui culto è diffuso nella zona o per porlo sotto la sua protezione. Una cosa simile accadeva, e accade ancora oggi, nel caso di nomi tratti dalla tradizione indigena. Per questo motivo ci sono stati personaggi storici anche di un certo rilievo che assunsero nomi divini, uno di questi casi è il re Quetzalcoatl. Le sue vicende personali vennero mitizzate dando così origine al Poema di Quetzalcoatl, rendendo così più facile il fraintendimento del concetto di divinità.

Nella raffigurazione del fiore cosmico, nel centro troviamo Tlaticpac, la superficie della Terra, o “mondo di mezzo”, il luogo in cui viviamo. Lo stelo del fiore rappresenta il Tlalocan, i nove inframondi, i luoghi dell’inconscio e delle tenebre. Gli stami, che si allungano verso la vacuità luminosa del cielo, Ilihuicac, diviso in tredici livelli.

Lo Xochitl (fiore) della creazione è una rielaborazione molto raffinata della più famosa ruota di medicina dei Lakota. Lo ritroviamo in tutte le popolazioni native anche se ad ogni direzione può essere attribuita una descrizione differente. Nella cosmovisione maya, per esempio, le quattro direzioni sono associate ai quattro balameb, gli uomini-giaguaro. Il cerchio è considerato un’enciclopedia che include l’intera creazione, fa da base ai calendari e fonda le società “primitive” in cui ogni membro della comunità, a prescindere dal proprio prestigio sociale, si trova alla stessa distanza dal centro.

Il numero quattro è fondamentale nelle cosmovisioni indigene e questo ha influenzato enormemente la medicina tradizionale messicana.

La Huehuepatli mexica, infatti, si fonda su quattro pilastri fondamentali: matzewallitzli (educazione), pahtlitztli (rimedi naturali), apapaxtli tlawayotl maihpatli (manipolazione corporea), pahuawtztli (strumenti di cura indigeni).

  • Matzewallitzli, si traduce con “meritare”. Nel Curanderismo la salute è anche una scelta. Una scelta che si manifesta nell’attenzione alla nostra igiene personale fisica, energetica e relazionale, nell’attenzione che poniamo al cibo, ai nostri sogni e allo scorrere del tempo attraverso le stagioni. Tutta ciò passa dall’educazione. I curanderos insegnano come mangiare correttamente in relazione al periodo dell’anno e alla disponibilità della Terra, a dormire un numero di ore congruo e a vivere seguendo i ritmi della natura.
  • Pahtlitztli (sostanze): in questo concetto ricadono tutte le sostanze di origine minerale, vegetale o animale che possono essere utilizzate per formulare dei rimedi naturali. L’erboristeria, ovviamente, rientra in questa categoria. I guaritori mexica e maya erano degli erboristi formidabili. È documentato che sapessero utilizzare fino a 300 erbe diverse.
  • Apapaxtli tlawayotl maihpatli (alleggerire ciò che si coagula nel cuore dell’uomo tramite la mano che cura): in questo terzo campo del Curanderismo rientrano tutte le manipolazioni fisiche, i massaggi e le “posture di potere”, l’imposizione delle mani e l’arte di aggiustare le ossa.
  • Pahuawtztli (strumenti): l’aspetto più “magico” del Curanderismo. A questo pilastro appartengono gli strumenti più tradizionali della medicina indigena, ovvero le piume, le uova e il fumo del copal (utilizzati nelle limpie), strumenti quali i bagni di vapore temazcal, cerimonie di guarigione con le piante di potere e tutti quei trattamenti che vanno a toccare un piano “energetico”.

 

Breve Storia del Curanderismo (I): Le origini

Come in natura la biodiversità rafforza un ecosistema anziché minacciarlo, così accade anche con la cultura. Nonostante il sangue, la Conquista e il suo orrore, l’America divenne il luogo dell’incontro di tre continenti.

Questa é la prima parte parte di una serie di tre articoli, Breve Storia del Curanderismo. Le prossime parti saranno pubblicate nel corso del mese di Ottobre.

Immagine azteca del cosmo, dal Codice Fejérváry-Mayer

Il Curanderismo é una tradizione di medicina popolare di origine nativo americana, ormai divenuta mestizia (meticcia), in quanto mescolata con tradizioni africane ed europee. La parola Curanderismo viene dal termine spagnolo “curandero” (o curandera) che indica il guaritore popolare. Essendo un sistema sincretico le sue caratteristiche possono variare in base al background religioso, etnico o addirittura tribale del praticante.

In alcuni casi, i curanderos meso e sudamericani sono definiti “uomini di conoscenza” o “uomini di medicina” qualora siano stati addestrati secondo le tradizioni indigene. Ogni operatore ha una pratica distintiva che è spesso stata appresa all’interno di un contesto famigliare, comunitario o tribale.

Esistono essenzialmente due modi in cui i curanderos possono diventare tali: il primo è per trasmissione diretta da maestro ad apprendista; il secondo per apprendimento attraverso il sogno o altre forme di rivelazione sovrannaturale. Le due vie possono escludersi oppure essere complementari.

Castaneda, in riferimento alla dottrina esoterica che gli sarebbe stata trasmessa dal brujo yaqui don Juan, parlava di un pan-indianismo precolombiano. Nonostante la veridicità dei resoconti dell’antropologo peruviano sia ancora dibattuta, questa affermazione non è del tutto scorretta.

Durante l’ultima fase (830-950 d.C.) del “periodo classico” (250-950 d.C.) della civiltà Maya, le popolazioni del nord del Messico, militarizzatesi a causa dei continui scontri con i popoli nomadi, scesero verso la penisola dello Yucatan e conquistarono le città maya. I Mexica (noti col nome errato di “Aztechi”) dominanti dichiararono di essere redi dei Toltechi e imposero la cultura nord-messicana a tutta la parte centrale del continente americano. I Toltechi prima dei Mexica erano stati una popolazione di lingua nahuatl (come gli stessi Mexica) distrutta dall’incursione chichimeca nella loro capitale, Tula. Per via del grande sviluppo artistico e scientifico, la parola toltecayotl era diventata sinonimo di “saggio” o “artista”, motivo per il quale i Mexica giustificavano il proprio potere affermando, a ragione, di essere loro stessi eredi di questa cultura.

Maya
Il Rilaj Mam, idolo Maya (Antigua, Guatemala)

La conquista delle terre maya da parte dei Mexica permise la nascita di una cultura maya-tolteca. Infatti, non solo la classe dominante impose elementi tipici della toltechità, come il culto del serpente piumato Quetzalcoatl (Kukulkan, per i Maya) o l’uso del calendario sacro Tonalamatl (Tzol’kin in lingua maya yucateca) ma assorbì elementi locali. Fu questa mescolanza di popoli, sangue e conoscenza a far sì che nel Messico precolombiano emergesse il “pan-indianismo” di cui sopra, per quanto declinato in base alla zona geografica e alle etnie che lo integrarono. Per esempio, anche Totonachi e Mazatechi, pur avendo una propria cultura, condividono una base di credenze e pratiche “tolteche”.

I Toltechi non erano stati la prima popolazione centroamericana. Quando abbandonarono le terre del nord, la città di Teotihuacan era già in una fase di decadenza, dopo uno splendore di mille anni. Grazie a loro, le civiltà mesoamericane avevano un patrimonio filosofico, artistico e medico solido, diffuso e armonicamente inserito in una spiritualità allo stesso tempo immanente e trascendente: il Nahui ollin teotl, che si potrebbe tradurre come “quattro movimenti dell’energia” o “movimento delle quattro energie”.

La parola nahuatl per indicare i sistemi per la preservazione e il ristabilimento della salute è Huehuepatli, ovvero “Grande Medicina“. Si basava su trattamenti che oggi definiremmo “allopatici” quali l’utilizzo delle erbe, dei massaggi, delle saune, fino ad arrivare a dei veri e propri interventi di chirurgia; ma anche su trattamenti “sciamanici” quali l’incubazione dei sogni, la ricerca di visioni di guarigione, la preghiera, la cerimonia e l’utilizzo di piante psicotrope.

È interessante notare che molte di queste intuizioni erano presenti anche all’interno della medicina europea, dove però si era già verificata una frattura tra la medicina “dotta” e quella “popolare”. La prima, dominio di medici e filosofi, era basata sulla riscoperta e sullo studio dei testi legati alla medicina degli antichi Greci e Latini, ma più in generale di tutti i popoli affacciati sul Mediterraneo, i cui autori principali, Ippocrate e Galeno, erano stati riscoperti durante il medioevo. Era legata ovviamente all’erboristeria e includeva dottrine quali quella dei quattro umori e delle quattro qualità, il suo centro principale era Salerno. La seconda, più selvatica, si basava su una conoscenza empirica della virtù delle erbe e su rimedi superstiziosi, in genere in mano alle donne del popolo, che alcuni studiosi ipotizzano essere eredi di culti estatici di matrice celtica e, o, facenti parte di gruppi di guaritori. Insomma, le “streghe”.

Gli spagnoli nel ‘500 furono i portatori tanto della medicina colta quanto della medicina popolare, ma non solo… facendo ricorso al mercato degli schiavi, importarono in Messico anche alcune culture tradizionali africane, soprattutto quella dell’Africa occidentale, in quanto il “black holocaust” iniziò dal Dahomey, attuale Benin.

Oggi la diffusione dei culti ancestrali africani nell’America centrale e meridionale è uno stereotipo. Il culto principale dell’Africa occidentale, il Vodun[1], si trasformò nell’entrare in contatto con le terre del Nuovo Mondo, ruscellando in moltissime tradizioni locali come il Voodoo dominicano, il Voodoo di New Orleans, la Santeria, il Palo Santo, il Palo Mayombe, la Macumba e l’Umbanda, solo per citarne alcuni, arricchendosi o corrompendosi sia con elementi europei, come il culto dei santi, sia con elementi nativo-americani, come nel caso dei Caboclos presenti nell’Umbanda e che rappresentano un culto a sé stante. La stessa cosa capitò con i sistemi medici tradizionali.

Successivamente, anche altre tradizioni europee, come ad esempio la Braucherei olandese, approdarono sulle sponde americane e si mescolarono con elementi autoctoni creando nuove correnti. Come in natura la biodiversità rafforza un ecosistema anziché minacciarlo, così accade anche con la cultura. Nonostante il sangue, la Conquista e il suo orrore, l’America divenne il luogo dell’incontro di tre continenti. Questa fu l’origine tanto del Curanderismo moderno quanto delle mille facce del Voodoo.

Ticitl: il curandero dell’antichità azteca

Il ticitl, termine generico per indicare il medico in nahuatl, godeva di uno status e di un carisma sociale elevati per all’interno della cultura mexica. Esistevano diverse specializzazioni per i ticitl, alcune dalla connotazione “magica” più preponderante rispetto ad altre, che invece si avvicinavano maggiormente a una forma di medicina dalle caratteristiche allopatiche. Ne cito alcuni: i texoxotla praticavano una forma di chirurgia, i teixpatiani erano specializzati nelle malattie degli occhi e i teizminiqui praticavano salassi.

Tra i ticitl più sciamanici, invece, possiamo ricordare:

  • nahualli: sacerdoti del dio-mago Nahualpilli, associato e confuso con il dio-Giaguaro della pioggia Tlaloc. Ai nahualli venivano attribuiti poteri metamorfici utilizzati anche a fini terapeutici.
  • tonalpouhqui: indovini, che utilizzavano i calendari per stilare un oroscopo al momento della nascita di una persona, da cui si poteva desumere i compiti che l’attendevano nel corso della vita, ma anche le malattie a cui questa sarebbe stata più vulnerabile.
  • temixihuitani: levatrici con la funzione di battezzare il nascituro e di presentare il neonato agli dei del cielo e della terra, ma possedevano anche una competenza erboristica.
  • tetlacuicuiliani: “estraevano” i principi spirituali che provocavano la malattia introducendosi nel corpo e nell’anima degli esseri umani.
  • tepatiani: curavano utilizzando le erbe.
  • tetatonalmacani: riportavano indietro dal Mictlan (l’inframondo) un’anima perduta.
  • payni: erano medici-messaggeri, che attraverso cerimonie di intossicazione sacra effettuavano un viaggio spirituale per giungere al cospetto degli spiriti e conoscerne il volere (spesso, anche per conoscere le origini di una malattia).

Le streghe esistevano nel folklore Mexica già prima del contatto con gli europei. A volte erano persone in carne e ossa, donne dedite alla magia, altre volte, come nel caso italiano delle masche[2], erano entità spirituali a cui veniva attribuiti eventi inspiegabili. È il caso della figura della tlahuelpuchi, una sorta di vampiro ghiotto del sangue dei neonati[3]. Le streghe “umane” erano spesso considerate, così come oggi, nemiche degli sciamani e, se catturate, venivano sacrificate durante riti cruenti.

In ogni caso, quando arrivarono gli spagnoli, tutte le differenze tra sacerdoti, sciamani, medici e guaritrici vennero schiacciate sotto la lapidaria colpa di stregoneria. I culti e le pratiche si fecero sotterranee, spesso mescolandosi tra loro, e dando origine al fenomeno del Curanderismo moderno.

I curanderos di oggi

Una curandera del deserto di Sonora (Wikimedia)

Per quanto tutti i curanderos si destreggino più o meno bene in tutte le arti della cura, le specializzazioni che esistevano tra i ticitl esistono ancora oggi tra i curanderos moderni. Eredi delle temixihuitani, esistono ancora oggi le parteras, custodi delle nascite che si occupano di tutto ciò che ruota intorno alla gravidanza, al parto e al primo periodo di vita del neonato. Spesso lavorano la placenta per confezionare medicine che aiutino la madre a superare lo stress del parto (pare che l’assunzione della placenta riduca la depressione post-partum) sia il bambino, in quanto la placenta, seccata e conservata potrà essere utilizzata nel caso di malattie gravi nel corso della vita.

Ci sono gli hueseros, gli aggiusta-ossa che riescono a rimettere in sesto il sistema scheletrico attraverso l’uso di piante che calcificano più in fretta le fratture o le capanne del sudore come mezzi di purificazione del corpo e di eliminazione delle tossine.

Tra i curanderos legati a una medicina tradizionale più “empirica”, abbiamo ancora gli yerberos, ovvero coloro che si occupano maggiormente di curare con le erbe, spesso non solo attraverso la prescrizione, ma anche attraverso l’attività di raccolta, che segue regole astronomiche ben precise e richiede rituali di preparazione per proteggersi dagli spiriti e di offerta per mantenere viva l’alleanza con le piante. Gli yerberos, spesso si occupano anche di lavorare le erbe per trasformarle in rimedi fruibili.

Come nell’antichità, anche nell’epoca moderna esistono curanderos che ricorrono più al regno dell’invisibile che non a quello della natura. È il caso degli espiritistas, ovvero gli spiritisti, che canalizzando gli antenati sono in grado di individuare la causa di una malattia e il relativo rimedio, ma anche di offrire consigli su come orientare la vita del paziente nei momenti difficili[4].

Affini agli espiritistas ci sono gli erpiritualistas, che elargiscono cure di tipo spirituale, per esempio limpie (purificazioni energetiche), offerte agli spiriti, meditazioni etc. e spesso sono radunati in templi. Questi tipi di curanderos sono più vicini alla matrice africana del Curanderismo.

Infine, abbiamo le brujas e i brujos, ovvero i praticanti di magia sia bianca che nera, in grado di curare e di maledire.

Soprattutto nelle campagne, dove la tradizione del Curanderismo è meno mestizia e si è conservata più indigena nei metodi e nella cultura, troviamo sia i granicieros, ovvero sciamani divenuti tali dopo essere stati colpiti da un fulmine, a cui la tradizione attribuisce il potere di spostare le nuvole e chiamare la pioggia, sia le tepopovas, donne sagge esperte nell’arte della pulizia energetica. Molti di questi curanderos affermano di essere chiamati alla missione di curare dagli spiriti dei Mexica morti durante la conquista, o da altri esseri divini, quali gli spiriti delle montagne o la Virgen de Guadalupe, maschera cristiana per le antiche dee della Terra Tonantzin e Coatlicue.

Note

[1] Il termine Vodun venne successivamente e significa semplicemente “spirito”. Prima della deportazione, pare che le popolazioni africane non avessero un nome per identificare le proprie pratiche ancestrali.

[2] O le macare di cui parla De Martino in “Sud e Magia.”

[3] Non vi ricorda tanto la strix?

[4] Vi consiglio di leggere Psicomagia di Jodorowsky dove l’autore racconta del suo incontro con Pachita, una curandera-spiritista.

‘U Chiamu d’a Seggia nella Tradizione Popolare Siciliana

Gira lignu,gira pignu,gira mari,gira sari,‘a mirulla a me maritu,ci avi a vutari, ri beni no ri mari.

L’articolo seguente è apparso in origine sulla pagina facebook Benedicaria, che ringraziamo per la condivisione. Puoi  anche seguire Benedicaria sul suo blog.

Il Chiamo della Sedia, detto ‘U Chiamu d’a Seggia nel dialetto siciliano, viene ancora oggi praticato in Sicilia e nel meridione in genere. L’antico rituale prevede l’utilizzo di una sedia di legno con la seduta in paglia (tradizionalmente veniva utilizzata una sedia presa o rubata da una chiesa. Ciò accadeva quando nelle nostre chiese non erano ancora utilizzate le panche di legno, i cosiddetti banchi, per cui si prendeva a noleggio con una somma simbolica una sedia da “lu siggiaru” o “la siggiara”), che viene afferrata dalla fattucchiera e poi fatta roteare sospesa su un solo piede. Nel fare tutto ciò vengono pronunciati alcuni antichi scongiuri.
Il Chiamo della Sedia ha molteplici finalità. In genere, ha lo scopo di vincere la volontà di una persona, per cui viene utilizzata per rafforzare le fatture amorose. Viene anche utilizzata per far ritornare a casa le persone che ritardano e, ancora, per curare alcune malattie, fra le quali anche l’emicrania.
E’ un rituale che si ritiene a torto di origine napoletana: tutti gli scongiuri popolari, infatti, non hanno un’origine e/o una provenienza ben precisa, essendo il portato di una lunga tradizione fatta di “lasciti” e di una diffusione orale capillare, nonché espressione di una medesima cultura che accomuna diversi popoli.
Rileva, in ogni caso, la circostanza che esso sia molto diffuso in Sicilia, ove veniva praticato con grande naturalezza tra la gente di paese o dei quartieri popolari: («Cummari, c’ha facissi ‘a seggia a me maritu ca avi tri ghiorna ca non s’arricogghi!», la cui traduzione è la seguente: «Comare, gliela fate la sedia a mio marito che ha tre giorni che non ritorna!»).
Come avviene di solito, esistono diverse varianti dello scongiuro, alcune delle quali si riducono a pochi versetti. Il fatto, quindi, che esso sia più o meno lungo non costituisce un sintomo sicuro della sua autenticità.

Ecco alcuni chiami che venivano praticati anticamente e che vengono riportati nella storiografia delle tradizioni popolari siciliane:

“Gira lignu,
gira pignu,
gira mari,
gira sari,
‘a mirulla a me maritu (o a me mogghi)
ci avi a vutari,
ri beni no ri mari.”
(Randazzo, provincia di Catania)

Traduzione:

“Gira legno,
gira pigna,
gira mare,
gira sale,
il cervello a mio marito (o a mia moglie)
gli si deve girare*,
a fin di bene no a fin di male.”

*(“far girare o far perdere la testa”).

Se tali versi sono recitati per il fidanzato si aggiunge:

“chi prestu m’avi a spusari” (“che presto mi deve sposare”). Contemporaneamente si fa girare la sedia imprimendole il movimento con la mano sinistra. Gira la sedia e gira il cervello “’a mirulla”, della persona amata.

In un altro “Chiamo della Sedia”, il Diavolo deve andare a prendere l’uomo amato:

“Vota lignu,
vota navi,
vota suli:
diavulu, a lu Tali e Tali,
pirchì è duru comu un pignu,
pirchì è granni quantu un mari,
pirchì è lu primu amuri,
mi l’ha’ ghiri a pigghiari.”
(Acireale, provincia di Catania)

Traduzione:

“Gira legno,
gira nave,
gira sole:
diavolo al (Nome) e (Nome),
perché è duro come una pigna,
perché e grande quanto il mare,
perché è il primo amore,
me lo devi andare a prendere.”

Uno dei modi con i quali si poteva procedere era il seguente: per nove giorni consecutivi, all’alba, a mezzogiorno e a mezzanotte, la fattucchiera prendeva una sedia di legno, la faceva roteare vorticosamente su di un piede solo, mentre recitava i potenti “Chiami” che servivano a rendere sottomessa la persona alla quale i chiami stessi erano destinati.
Lo scongiuro poteva avvenire alla presenza di chi lo aveva chiesto (in genere mogli abbandonate o male femmine che volevano rompere la serenità matrimoniale altrui), che rimaneva in “religioso silenzio” mentre venivano recitate le parole che componevano lo scongiuro.

(Cfr., per alcuni riferimenti, la pagina facebook di: “Preghiere e scongiuri popolari siciliani”. I due “Chiami della Sedia”, sono tratti da: “Scongiuri del Popolo Siciliano, di Giuseppe Bonomo).

Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio

Dalla credenza che il malocchio si trasmetta tramite le sguardo, l’antidoto: oggetti di forma circolare capaci di ricordare il bulbo oculare e in grado di sostituire quello della vittima, attirando e trattenendo quanto a questa indirizzato.

Amuleto sardo

Girovagando per l’isola, da nord a sud e da bancarella a raffinata gioielleria, si può incappare in ciondoli, orecchini e bracciali tutti raffiguranti il medesimo simbolo: una pietra nera (onice od ossidiana) incastonata in due coppette d’argento. Quello che, forse, pochi sanno è che, prima di essere un gioiello, la sabegia (coccu/kokku o pinnadellu, a seconda delle zone di provenienza e produzione) è un antichissimo amuleto della tradizione sarda composto da argento e pietre dure. Leggi tutto “Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio”

Crisma de l’Orcu

L’idea è quella di creare un olio che possa connettere chi lo usa con gli spiriti che abitano un certo luogo.

Donn Kenn

La preparazione e l’uso di questo olio fa parte di tutta una serie di pratiche che uso per entrare in contatto con i poteri di un certo luogo.
La stregoneria è spesso questione di scambi, va da se che per accedere a questi poteri, è necessaria dedizione e cura. Leggi tutto “Crisma de l’Orcu”

Creare Sigilli, il Metodo di Austin Osman Spare

Esistono numerosi tipi di sigilli: sigilli planetari, sigilli contenenti nomi divini e incantesimi, altri simboli di potere e immagini sacre. In questo articolo, vedremo uno degli utilizzi più moderni del sistema dei sigilli, ovvero il metodo di creazione e di utilizzo ideato da Austin Osman Spare.

austin_osman_spareAustin Osman Spare fu forse la figura più importante del movimento della Chaos Magick, una corrente dell’esoterismo contemporaneo che si fonda sul rifiuto del dogmatismo della magia cerimoniale, pur talvolta riprendendone concetti e strutture in maniera eclettica, spesso trasformandole radicalmente. Quello che la Magia del Caos e la stregoneria hanno in comune è l’approccio spesso viscerale alla pratica magica e la fede nel precetto ‘se funziona, usalo’. Leggi tutto “Creare Sigilli, il Metodo di Austin Osman Spare”

La Strega, il Cerchio e il Grimorio

“In the performance of it, magic feels supremely ancient. Even its most modern iterations feel like they were old when the world was new. Intellectually we know this is not the case, but we also know somehow that it probably is.” (Gordon White, Star.Ships)

grimoireIl primo, vero, rituale di stregoneria che ho mai messo in pratica è stato un cerchio magico. Nonostante all’epoca la wicca monopolizzasse più o meno tutto quello che passava per ‘stregoneria’, all’epoca, il mio primo cerchio magico non fu un cerchio wiccano. La piccola biblioteca del mio paese, infatti, per una qualche ragione oscura, conservava una copia di un libro di ‘formule e rituali magici’:una raccolta di rituali, scongiuri e preghiere da fonti diverse, ritrascritte e ammucchiate in un unico tomo per la praticità dello sventurato lettore.

Leggi tutto “La Strega, il Cerchio e il Grimorio”