Breve Storia del Curanderismo (III): Malattia e Guarigione

Per il “pan-indianismo” precolombiano, l’universo non è un’accozzaglia di elementi separati tra loro blandamente collegati da leggi fisico-chimiche nate dalla casualità ma un mastodontico essere cosciente di cui ogni cosa esistente fa parte, una festa a cui tutti partecipano.

Questa é la terza e ultima parte della serie “Breve storia del curanderismo”. Clicca qui per leggere la prima parte, e qui per la seconda. 

Come abbiamo visto, il Curanderismo è una disciplina di cura “olistica” inserita all’interno della filosofia del Nahui ollin teotl. Per il “pan-indianismo” precolombiano, l’universo non è un’accozzaglia di elementi separati tra loro blandamente collegati da leggi fisico-chimiche nate dalla casualità. L’universo è un mastodontico essere cosciente di cui ogni cosa esistente fa parte, una festa a cui tutti partecipano. La separazione è un errore percettivo e la malattia insorge nel momento in cui si verifica una frattura tra questo mondo vivente, abitato da spiriti con i quali è possibile interagire, e l’essere umano. Per ristabilire questa connessione, i curanderos agiscono su tutti i livelli contemporaneamente.

Nel Curanderismo viene riconosciuta una distinzione tra quelli che sono i disturbi di competenza dei medici “ufficiali” e quelli che sono i disturbi di competenza dei curanderos. Molti di questi (malocchio, vento, magia nera, spavento, invidia) compaiono anche nelle culture popolari europee.

Disturbi fisici

La medicina tradizionale mexica attribuisce alle malattie fisiche le qualità di freddo o caldo, pertanto per trattarle è necessario ricorrere a rimedi classificati secondo la qualità opposta. Ad esempio, la febbre (malattia calda) si tratta con l’origano, considerata un’erba fredda. L’impotenza, considerata una malattia fredda, viene spesso trattata con unguenti a base di datura inoxia, una pianta “calda”.

Le qualità calde o fredde determinano anche il periodo di raccolta delle piante medicinali. Le piante fredde vengono collezionate durante il periodo estivo della canicola (fine agosto – metà settembre).

  • Rabbia (enojo)

La rabbia viene considerata una malattia in grado di danneggiare il sistema corpo-spirito-mente. Per questo, soprattutto se cronicizzata, viene trattata con le erbe (per alleggerire i danni allo stomaco, per esempio), con i massaggi e con la cerimonia di pulizia energetica chiamata “limpia”.

  • Blocco (empacho)

L’empacho è il blocco intestinale. È una malattia che in genere colpisce i bambini e viene curato soprattutto con i massaggi o con sedute di imposizione delle mani, più raramente con i lassativi.

  • Vento (mal aire)

Il Mal aire è il classico “colpo d’aria” o, come viene alternativamente chiamato in Messico, “malo viento”. Si manifesta tramite infreddature, mal d’orecchie, paralisi facciali, della schiena o del collo. I Mexica utilizzavano questa descrizione per indicare presumibilmente batteri trasportati dal vento. I Totonachi sono invece convinti che il mal aire sia lanciato dai signori del mondo sotterraneo attraverso le caverne che pongono in relazione il mondo degli spiriti con quello degli esseri viventi. L’antropologo Timothy Knab, nel suo libro “Una guerra di streghe” attribuì la causa della fama mortifera del mal aire alla “malattia dei pipistrelli”, una forma di tubercolosi che si sviluppa nel guano di questi animali.

Sulla Sierra Mazateca, come evidenziato dal documentario di Manuela Tarsi “Pilar, historia de una curandera”, è diffusa la credenza che il mal aire sia generato dagli spiriti dei morti che non trovano pace e che tentano di uccidere i viandanti per avere compagnia. I raccoglitori di erbe sono particolarmente esposti a questo pericolo, dal quale si difendono tramite specifici rituali prima di partire alla raccolta delle erbe per impedire al vento di farli ammalare. Quando incontrano lo spirito di un defunto inquieto lo benedicono per aiutarlo a trovare la via del regno spirituale e conforto.

Disturbi sociali

Per il Curanderismo, la salute dipende da un buon rapporto con i propri antenati e la propria comunità, in quanto sono proprio questi due elementi che orientano e danno un senso alla vita del singolo. In modo più ampio, anche il rapporto con la famiglia allargata delle piante, degli animali, dei minerali e degli spiriti contribuisce a mantenere il benessere individuale.

  • Invidia (envidia) – malocchio (mal de ojo) e sfortuna (malasuerte)

Come nella medicina popolare europea, l’invidia è vista dai curanderos come una vera e propria energia che può essere proiettata, anche inconsciamente, attraverso lo sguardo. È parente del mal de ojo (ovvero il malocchio) che nell’accezione dei curanderos è un disturbo che può colpire soprattutto i bambini quando vengono troppo manipolati o esposti a stress, e della mala suerte (la sfortuna), nella quale si incappa essenzialmente in due modi: 1) coltivando pensieri negativi e che vanno quindi a influenzare negativamente la nostra capacità di azione nel mondo 2) infrangendo dei tabù sociali, che possono variare da pueblo a pueblo, che fanno arrabbiare gli spiriti.

Tutte e tre queste manifestazioni del “disturbo sociale” vengono trattati con l’utilizzo di bagni a base di erbe e limpie che prevedono l’utilizzo di uova crude. I codici aztechi mostrano immagini di pulizia energetica effettuati con mazzi di piante che probabilmente avevano anche caratteristiche chimiche che le rendevano utili nel curare stati di ansia o depressione causati dall’infrazione di qualche tabù. L’utilizzo di un elemento simbolico come l’uovo, in epoca moderna, mi fa pensare che non solo questa specifica tecnica di limpia, ma anche i concetti di invidia e malocchio, provengano in realtà dalla magia europea.

Disturbi spirituali

Anche il regno spirituale influenza lo stato di una persona o di una comunità. Uno spavento, per esempio, può annidarsi nel corpo e impedire o ritardare la guarigione, minando così l’energia globale del corpo. Inoltre, la magia nera può provocare malattie e i traumi possono distruggere l’equilibrio dell’anima.

  • Spavento (espanto)

Come nella mitologia popolare nostrana, lo spavento può imprimersi nel corpo di una persona e fare in modo che un trauma non passi. Esistono infinite segnature che curano questo stato della persona che, se non curato per tempo, può portare anche a conseguenze molto gravi. Lo spavento è un altro di quegli elementi che, secondo me, provengono dalla cultura europea in quanto nella tradizione nativa esisteva già un equivalente: il susto o perdita dell’anima, che vedremo più avanti.

  • Magia nera (brujeria)

La parola “bruja” deriverebbe da un termine presumibilmente iberico e preromano che indica gli spilli, i chiodi e più in generale gli oggetti appuntiti. Per estensione è stato utilizzato per indicare coloro che infliggono spilli in figurine al fine di produrre malefici. Al giorno d’oggi descrive più in generale coloro che lavorano la magia. Essere un brujo o una bruja non significa necessariamente essere malvagi. Allo stesso tempo, però, purtroppo esistono anche trabajadores de magia che si dilettano in malefici e nella loro rimozione (a prezzi mostruosamente alti).

La classica bambola piena di spilli agisce per la sua capacità di comunicare a un livello sottile, subconscio. Detto in modo semplice: anche se il brujo mesoamericano non si espone direttamente, fa in modo che la sua vittima sappia di essere sotto l’effetto di una maledizione per fare in modo che si spaventi e si autodistrugga grazie alla paura e alla propria immaginazione.

Non tutti i curanderos credono realmente nell’efficacia della magia nera ma molti dei loro clienti sì, e anche solo per effetto nocebo, la magia nera agisce. Che il curandero creda o non creda al potere dei malefici, sa che esiste una relazione tra il pensiero e la realtà che il soggetto crea tramite esso e non giudicherà il proprio cliente per le proprie credenze. In genere, per “curare” i malefici si operano una o più limpie, in casi più gravi si può ricorrere al temazcal o alle cerimonie di medicina. Utilizzano come cura e come prevenzione la preghiera, in quanto che sia rivolta ad un’impersonale energia cosmica, a una raffigurazione della divinità quali possono essere Gesù e Maria, agli antenati o alle forze della natura, ha la capacità di calmare la mente e vanificare la brujeria. I curanderos sono soliti ricompattare il proprio campo energetico fumigandosi con la salvia bianca, una pianta dal valore purificatorio tipicamente americana (in Europa può essere sostituita dal rosmarino o dalla lavanda), “tagliano” simbolicamente con un coltello di ossidiana i filamenti energetici altrui rubati durante l’interazione sociale per restituirli al mittente, o cancellano gli apprendimenti percettivi strofinandosi sul corpo una pietra di ametista. Tutte queste sono pratiche di igiene personale quotidiana che possono essere applicate da tutti al mattino o alla sera.

  • Perdita d’anima (susto)

Nelle culture native, in seguito a traumi quali possono essere uno stupro, un aborto o un incidente, l’anima si può frammentare e disperdere. I “pezzi” d’anima scappano nel mondo dei sogni e lì continuano a vivere una propria vita in cui il trauma non si è verificato o il proprio inferno in cui il motivo del trauma non passa mai e viene rivissuto di continuo. In realtà, secondo la tradizione, tutti perdono frammenti d’anima nelle relazioni sociali oltre che nei traumi, per questo sono stati elaborati una serie di metodi per conservare un’igiene “energetica”.

L’influenza dell’anima sulla salute non è una prerogativa solo delle culture nativo-americane. Gli africani, durante la deportazione, trovarono una grande somiglianza con la propria cultura d’origine. Concezioni analoghe esistono in Asia, presso i popoli di origine mongolica e tibetana, e persino nelle conoscenze delle streghe europee.

La perdita d’anima impedisce di accedere alla completezza della propria energia e sul lungo termine va a minare i meccanismi d’equilibrio e autoguarigione del corpo, portando a disturbi di natura fisica oltre che ansia, depressione e pazzia. I curanderos moderni sanno che i disturbi della personalità o alcune forme di disturbo mentale non sono derivanti da cause animiche ma da disequilibri chimici e che vanno quindi curati con i farmaci. In quei casi confortano il cliente e gli fanno notare che esistono molte malattie che richiedono una cura costante (come il diabete) e che non c’è nulla di vergognoso nell’assumere farmaci per il loro benessere.

Conclusioni

Il Curanderismo, come qualunque manifestazione culturale moderna del continente americano, affonda le proprie radici in una miriade di terreni. In questi articoli abbiamo sorvolato un panorama vastissimo, toccando solo la superficie dell’argomento e abbiamo volontariamente toccato solo gli aspetti più luminosi.

Essendo un mondo composito e ancorato ai territori dello spirito, il Curanderismo come i suoi cugini più prossimi, l’Hoodoo e la Stregoneria, sfugge (fortunatamente) a categorizzazioni opprimenti, a verità assolute reclamate dal messia di turno e alla possibilità di finire sotto copyright. Come contraltare, questa grande libertà, lascia ampi spazi di manovra a persone dalle intenzioni poco limpide. Gli “sciamani”[1] tradizionali dell’America latina (ma anche degli USA) non sono i santoni new age vestiti di bianco, addobbati come alberi di natale di cristalli, che affollano i centri olistici dell’occidente. Sono donne e uomini comuni in grado di esprimere debolezze o virtù comuni, spesso appartenenti a fasce sociali “basse”, che per i motivi più disparati si trovano ad avere un dono che possono usare per aiutare o sottomettere la collettività. Nel sottobosco del Curanderismo trovano spazio anche praticanti truffaldini, pronti a chiedere lo stipendio di un mese per un servigio che gli chiede un quarto d’ora di lavoro, e curanderos che vendono incantesimi d’amore o promettono di tenere i nemici dei propri clienti incatenati al vizio lasciando feticci che li rappresentano in ammollo in bottiglie d’alcool o in barattoli di cocaina.

Fortunatamente, non è tutto così oscuro, come dimostra il caso di Elena Avila, autrice di “Woman who glows in the dark”, curandera e infermiera specializzata nei casi psichiatrici. Sul territorio americano, sia nel nord che nel sud, da diversi anni, in molte facoltà di medicina e ospedali, vengono studiate l’importanza del background culturale e delle pratiche “folk” nel processo di guarigione. Sono molti i curanderos che collaborano con figure della medicina ufficiale, che si battono affinché il Curanderismo e altri sistemi sincretici possano uscire dalla zona di penombra delle medicine “alternative” o “complementari” in cui la cultura bianca li ha relegati.

 

Bibliografia essenziale

  • Maurizio Romanò, Nei cieli del Messico, Xenia edizioni.
  • Elena Avila, Woman who glows in the dark, Tracher Putnam.
  • Timothy J. Knab, Una guerra di streghe, Sonzogno.
  • Armando Torres, Gli insegnamenti di Carlos Castaneda e altri stregoni, Tlon.
  • Manuela Tersi, Rimedi sciamanici, Ventura Edizioni.
  • Rosita Arvigo, Sastun, Adea.

[1] Parola occidentalissima che in genere li fa infuriare!

Breve Storia del Curanderismo (II): Il fiore della creazione e i pilastri della Huehuepatli

Il fiore della creazione, ripercorre la mitologia e la cosmologia mexica, nella quale interno ed esterno sono separati solo da una differenza dello stato percettivo. Tutti gli “dei” compartecipano del Grande Sogno della creazione, ma allo stesso tempo esistono nella nostra coscienza individuale, riflesso della Coscienza cosmica.

Questo articolo è la seconda parte della serie sulla Breve storia del Curanderismo. Clicca qui per leggere la prima parte.

Tezcatlipoca
Tezcatlipoca

Viaggiando per il Messico è possibile riscontrare ovunque, soprattutto nelle rovine di Teotihuacan, l’icona del fiore che rappresenta la struttura dell’intero universo sensibile e del regno degli spiriti. Il fiore della creazione, ripercorre la mitologia e la cosmologia mexica, nella quale interno ed esterno sono separati solo da una differenza dello stato percettivo. Tutti gli “dei” (che non sono dei, come vedremo più avanti) compartecipano del Grande Sogno della creazione, ma allo stesso tempo esistono nella nostra coscienza individuale, riflesso della Coscienza cosmica. Chi ha familiarità con gli scritti di Castaneda, avrà incontrato i termini Tonal e Nagual. Queste due parole nahuatl hanno valori differenti in base all’etnia che li utilizza, per esempio, i Mexica li intendono come stato di coscienza della veglia (Tonal) e stato di coscienza del sogno (Nagual), i Totonachi come uno spirito custode in forma animale (Nagual) e l’anima individuale razionale (Tonal), ma non solo… Questi termini ricorrono anche nei calendari. Nel calendario mexica, il Tonalamatl, i tonales sono le energie che sorreggono un determinato giorno. Per intenderci, come nel “nostro” calendario lunedì è il giorno della luna, martedì di marte e via dicendo, nel Tonalamatl esiste il giorno del coccodrillo, il giorno del colibrì etc… Al contrario, nel calendario maya, i tonales vengono chiamati nahuales.

Secondo la cosmologia mexica in principio esisteva solo il campo della coscienza unificata, Centeotl (cen = uno, teotl = energia), la notte assoluta da cui si sprigionano tutti i sogni della creazione. Centeotl, nei codici aztechi come il Codice Fiorentino, viene riportato come il dio del mais. Il riferimento al mais non è casuale e il valore profondo di questa immagine risiede nella capacità di una singola unità, quale il chicco, di generare un’intera pianta che darà origine a una moltitudine di semi.

Centeotl si riflesse e questo riflesso fu il primo passo della creazione, il primo Tezcatlipoca, lo “specchio fumante”, uno specchio all’interno del quale non è possibile vedere con chiarezza.

Centeotl, rispecchiandosi nel Tezcatlipoca generò l’Ometeotl (ome = due), dio è due, la dualità, rappresentata dalla coppia Ometecuhitli e Omecihuatl, ovvero signore-due e signora-due. Il dio e la dea, unendosi, generarono i quattro Tezcatlipoca.

I quattro Tezcatlipoca diedero a loro volta una forma ordinata al Sogno-riflesso di Centeotl. Sono loro attribuite le quattro direzioni dello spazio, i quattro petali del fiore cosmico. A nord troviamo il Tezcatlipoca nero. Il suo colore è il nero ed è il signore dei sogni più profondi. A ovest, il Tezcatlipoca rosso Xipe Totec, l’energia della rigenerazione della terra, rappresentato come un uomo rosso o un uomo dalle mani scuoiate (la terra arata). A sud, il Tezcatlipoca blu, Huitzilopochtli, il colibrì che vola a sinistra. Infine a est, in direzione del sole nascente, il Tezcatlipoca bianco, ovvero Quetzalcoatl.

Quetzalcoatl significa “serpente piumato”, lo ritroviamo ovunque in Messico e rappresenta la vita (il serpente) che dispiega le ali e ascende verso nuovi universi percettivi (le piume e le ali). Il movimento, ollin, delle quattro (nahui) direzioni, dà origine alla croce cosmica, l’ohmaxal, che orienta la vita e la spiritualità dei curanderos.

Tutti gli esseri sopra descritti sono stati considerati dagli occidentali come “dei”. Il concetto di dio personificato, però, ovvero di un essere spirituale proveniente da un mondo altro, è occidentale. Il termine nahuatl “teotl” ha più valore di “essenza” o “energia”. La personificazione era solo una rappresentazione grafica per rendere più facile la comprensione di questi concetti teologici.

Monarca e saggio poeta, Tetzcuco, Messico

Al giorno d’oggi è molto diffusa la tradizione di dare a un neonato il nome di un santo il cui culto è diffuso nella zona o per porlo sotto la sua protezione. Una cosa simile accadeva, e accade ancora oggi, nel caso di nomi tratti dalla tradizione indigena. Per questo motivo ci sono stati personaggi storici anche di un certo rilievo che assunsero nomi divini, uno di questi casi è il re Quetzalcoatl. Le sue vicende personali vennero mitizzate dando così origine al Poema di Quetzalcoatl, rendendo così più facile il fraintendimento del concetto di divinità.

Nella raffigurazione del fiore cosmico, nel centro troviamo Tlaticpac, la superficie della Terra, o “mondo di mezzo”, il luogo in cui viviamo. Lo stelo del fiore rappresenta il Tlalocan, i nove inframondi, i luoghi dell’inconscio e delle tenebre. Gli stami, che si allungano verso la vacuità luminosa del cielo, Ilihuicac, diviso in tredici livelli.

Lo Xochitl (fiore) della creazione è una rielaborazione molto raffinata della più famosa ruota di medicina dei Lakota. Lo ritroviamo in tutte le popolazioni native anche se ad ogni direzione può essere attribuita una descrizione differente. Nella cosmovisione maya, per esempio, le quattro direzioni sono associate ai quattro balameb, gli uomini-giaguaro. Il cerchio è considerato un’enciclopedia che include l’intera creazione, fa da base ai calendari e fonda le società “primitive” in cui ogni membro della comunità, a prescindere dal proprio prestigio sociale, si trova alla stessa distanza dal centro.

Il numero quattro è fondamentale nelle cosmovisioni indigene e questo ha influenzato enormemente la medicina tradizionale messicana.

La Huehuepatli mexica, infatti, si fonda su quattro pilastri fondamentali: matzewallitzli (educazione), pahtlitztli (rimedi naturali), apapaxtli tlawayotl maihpatli (manipolazione corporea), pahuawtztli (strumenti di cura indigeni).

  • Matzewallitzli, si traduce con “meritare”. Nel Curanderismo la salute è anche una scelta. Una scelta che si manifesta nell’attenzione alla nostra igiene personale fisica, energetica e relazionale, nell’attenzione che poniamo al cibo, ai nostri sogni e allo scorrere del tempo attraverso le stagioni. Tutta ciò passa dall’educazione. I curanderos insegnano come mangiare correttamente in relazione al periodo dell’anno e alla disponibilità della Terra, a dormire un numero di ore congruo e a vivere seguendo i ritmi della natura.
  • Pahtlitztli (sostanze): in questo concetto ricadono tutte le sostanze di origine minerale, vegetale o animale che possono essere utilizzate per formulare dei rimedi naturali. L’erboristeria, ovviamente, rientra in questa categoria. I guaritori mexica e maya erano degli erboristi formidabili. È documentato che sapessero utilizzare fino a 300 erbe diverse.
  • Apapaxtli tlawayotl maihpatli (alleggerire ciò che si coagula nel cuore dell’uomo tramite la mano che cura): in questo terzo campo del Curanderismo rientrano tutte le manipolazioni fisiche, i massaggi e le “posture di potere”, l’imposizione delle mani e l’arte di aggiustare le ossa.
  • Pahuawtztli (strumenti): l’aspetto più “magico” del Curanderismo. A questo pilastro appartengono gli strumenti più tradizionali della medicina indigena, ovvero le piume, le uova e il fumo del copal (utilizzati nelle limpie), strumenti quali i bagni di vapore temazcal, cerimonie di guarigione con le piante di potere e tutti quei trattamenti che vanno a toccare un piano “energetico”.

 

Breve Storia del Curanderismo (I): Le origini

Come in natura la biodiversità rafforza un ecosistema anziché minacciarlo, così accade anche con la cultura. Nonostante il sangue, la Conquista e il suo orrore, l’America divenne il luogo dell’incontro di tre continenti.

Questa é la prima parte parte di una serie di tre articoli, Breve Storia del Curanderismo. Le prossime parti saranno pubblicate nel corso del mese di Ottobre.

Immagine azteca del cosmo, dal Codice Fejérváry-Mayer

Il Curanderismo é una tradizione di medicina popolare di origine nativo americana, ormai divenuta mestizia (meticcia), in quanto mescolata con tradizioni africane ed europee. La parola Curanderismo viene dal termine spagnolo “curandero” (o curandera) che indica il guaritore popolare. Essendo un sistema sincretico le sue caratteristiche possono variare in base al background religioso, etnico o addirittura tribale del praticante.

In alcuni casi, i curanderos meso e sudamericani sono definiti “uomini di conoscenza” o “uomini di medicina” qualora siano stati addestrati secondo le tradizioni indigene. Ogni operatore ha una pratica distintiva che è spesso stata appresa all’interno di un contesto famigliare, comunitario o tribale.

Esistono essenzialmente due modi in cui i curanderos possono diventare tali: il primo è per trasmissione diretta da maestro ad apprendista; il secondo per apprendimento attraverso il sogno o altre forme di rivelazione sovrannaturale. Le due vie possono escludersi oppure essere complementari.

Castaneda, in riferimento alla dottrina esoterica che gli sarebbe stata trasmessa dal brujo yaqui don Juan, parlava di un pan-indianismo precolombiano. Nonostante la veridicità dei resoconti dell’antropologo peruviano sia ancora dibattuta, questa affermazione non è del tutto scorretta.

Durante l’ultima fase (830-950 d.C.) del “periodo classico” (250-950 d.C.) della civiltà Maya, le popolazioni del nord del Messico, militarizzatesi a causa dei continui scontri con i popoli nomadi, scesero verso la penisola dello Yucatan e conquistarono le città maya. I Mexica (noti col nome errato di “Aztechi”) dominanti dichiararono di essere redi dei Toltechi e imposero la cultura nord-messicana a tutta la parte centrale del continente americano. I Toltechi prima dei Mexica erano stati una popolazione di lingua nahuatl (come gli stessi Mexica) distrutta dall’incursione chichimeca nella loro capitale, Tula. Per via del grande sviluppo artistico e scientifico, la parola toltecayotl era diventata sinonimo di “saggio” o “artista”, motivo per il quale i Mexica giustificavano il proprio potere affermando, a ragione, di essere loro stessi eredi di questa cultura.

Maya
Il Rilaj Mam, idolo Maya (Antigua, Guatemala)

La conquista delle terre maya da parte dei Mexica permise la nascita di una cultura maya-tolteca. Infatti, non solo la classe dominante impose elementi tipici della toltechità, come il culto del serpente piumato Quetzalcoatl (Kukulkan, per i Maya) o l’uso del calendario sacro Tonalamatl (Tzol’kin in lingua maya yucateca) ma assorbì elementi locali. Fu questa mescolanza di popoli, sangue e conoscenza a far sì che nel Messico precolombiano emergesse il “pan-indianismo” di cui sopra, per quanto declinato in base alla zona geografica e alle etnie che lo integrarono. Per esempio, anche Totonachi e Mazatechi, pur avendo una propria cultura, condividono una base di credenze e pratiche “tolteche”.

I Toltechi non erano stati la prima popolazione centroamericana. Quando abbandonarono le terre del nord, la città di Teotihuacan era già in una fase di decadenza, dopo uno splendore di mille anni. Grazie a loro, le civiltà mesoamericane avevano un patrimonio filosofico, artistico e medico solido, diffuso e armonicamente inserito in una spiritualità allo stesso tempo immanente e trascendente: il Nahui ollin teotl, che si potrebbe tradurre come “quattro movimenti dell’energia” o “movimento delle quattro energie”.

La parola nahuatl per indicare i sistemi per la preservazione e il ristabilimento della salute è Huehuepatli, ovvero “Grande Medicina“. Si basava su trattamenti che oggi definiremmo “allopatici” quali l’utilizzo delle erbe, dei massaggi, delle saune, fino ad arrivare a dei veri e propri interventi di chirurgia; ma anche su trattamenti “sciamanici” quali l’incubazione dei sogni, la ricerca di visioni di guarigione, la preghiera, la cerimonia e l’utilizzo di piante psicotrope.

È interessante notare che molte di queste intuizioni erano presenti anche all’interno della medicina europea, dove però si era già verificata una frattura tra la medicina “dotta” e quella “popolare”. La prima, dominio di medici e filosofi, era basata sulla riscoperta e sullo studio dei testi legati alla medicina degli antichi Greci e Latini, ma più in generale di tutti i popoli affacciati sul Mediterraneo, i cui autori principali, Ippocrate e Galeno, erano stati riscoperti durante il medioevo. Era legata ovviamente all’erboristeria e includeva dottrine quali quella dei quattro umori e delle quattro qualità, il suo centro principale era Salerno. La seconda, più selvatica, si basava su una conoscenza empirica della virtù delle erbe e su rimedi superstiziosi, in genere in mano alle donne del popolo, che alcuni studiosi ipotizzano essere eredi di culti estatici di matrice celtica e, o, facenti parte di gruppi di guaritori. Insomma, le “streghe”.

Gli spagnoli nel ‘500 furono i portatori tanto della medicina colta quanto della medicina popolare, ma non solo… facendo ricorso al mercato degli schiavi, importarono in Messico anche alcune culture tradizionali africane, soprattutto quella dell’Africa occidentale, in quanto il “black holocaust” iniziò dal Dahomey, attuale Benin.

Oggi la diffusione dei culti ancestrali africani nell’America centrale e meridionale è uno stereotipo. Il culto principale dell’Africa occidentale, il Vodun[1], si trasformò nell’entrare in contatto con le terre del Nuovo Mondo, ruscellando in moltissime tradizioni locali come il Voodoo dominicano, il Voodoo di New Orleans, la Santeria, il Palo Santo, il Palo Mayombe, la Macumba e l’Umbanda, solo per citarne alcuni, arricchendosi o corrompendosi sia con elementi europei, come il culto dei santi, sia con elementi nativo-americani, come nel caso dei Caboclos presenti nell’Umbanda e che rappresentano un culto a sé stante. La stessa cosa capitò con i sistemi medici tradizionali.

Successivamente, anche altre tradizioni europee, come ad esempio la Braucherei olandese, approdarono sulle sponde americane e si mescolarono con elementi autoctoni creando nuove correnti. Come in natura la biodiversità rafforza un ecosistema anziché minacciarlo, così accade anche con la cultura. Nonostante il sangue, la Conquista e il suo orrore, l’America divenne il luogo dell’incontro di tre continenti. Questa fu l’origine tanto del Curanderismo moderno quanto delle mille facce del Voodoo.

Ticitl: il curandero dell’antichità azteca

Il ticitl, termine generico per indicare il medico in nahuatl, godeva di uno status e di un carisma sociale elevati per all’interno della cultura mexica. Esistevano diverse specializzazioni per i ticitl, alcune dalla connotazione “magica” più preponderante rispetto ad altre, che invece si avvicinavano maggiormente a una forma di medicina dalle caratteristiche allopatiche. Ne cito alcuni: i texoxotla praticavano una forma di chirurgia, i teixpatiani erano specializzati nelle malattie degli occhi e i teizminiqui praticavano salassi.

Tra i ticitl più sciamanici, invece, possiamo ricordare:

  • nahualli: sacerdoti del dio-mago Nahualpilli, associato e confuso con il dio-Giaguaro della pioggia Tlaloc. Ai nahualli venivano attribuiti poteri metamorfici utilizzati anche a fini terapeutici.
  • tonalpouhqui: indovini, che utilizzavano i calendari per stilare un oroscopo al momento della nascita di una persona, da cui si poteva desumere i compiti che l’attendevano nel corso della vita, ma anche le malattie a cui questa sarebbe stata più vulnerabile.
  • temixihuitani: levatrici con la funzione di battezzare il nascituro e di presentare il neonato agli dei del cielo e della terra, ma possedevano anche una competenza erboristica.
  • tetlacuicuiliani: “estraevano” i principi spirituali che provocavano la malattia introducendosi nel corpo e nell’anima degli esseri umani.
  • tepatiani: curavano utilizzando le erbe.
  • tetatonalmacani: riportavano indietro dal Mictlan (l’inframondo) un’anima perduta.
  • payni: erano medici-messaggeri, che attraverso cerimonie di intossicazione sacra effettuavano un viaggio spirituale per giungere al cospetto degli spiriti e conoscerne il volere (spesso, anche per conoscere le origini di una malattia).

Le streghe esistevano nel folklore Mexica già prima del contatto con gli europei. A volte erano persone in carne e ossa, donne dedite alla magia, altre volte, come nel caso italiano delle masche[2], erano entità spirituali a cui veniva attribuiti eventi inspiegabili. È il caso della figura della tlahuelpuchi, una sorta di vampiro ghiotto del sangue dei neonati[3]. Le streghe “umane” erano spesso considerate, così come oggi, nemiche degli sciamani e, se catturate, venivano sacrificate durante riti cruenti.

In ogni caso, quando arrivarono gli spagnoli, tutte le differenze tra sacerdoti, sciamani, medici e guaritrici vennero schiacciate sotto la lapidaria colpa di stregoneria. I culti e le pratiche si fecero sotterranee, spesso mescolandosi tra loro, e dando origine al fenomeno del Curanderismo moderno.

I curanderos di oggi

Una curandera del deserto di Sonora (Wikimedia)

Per quanto tutti i curanderos si destreggino più o meno bene in tutte le arti della cura, le specializzazioni che esistevano tra i ticitl esistono ancora oggi tra i curanderos moderni. Eredi delle temixihuitani, esistono ancora oggi le parteras, custodi delle nascite che si occupano di tutto ciò che ruota intorno alla gravidanza, al parto e al primo periodo di vita del neonato. Spesso lavorano la placenta per confezionare medicine che aiutino la madre a superare lo stress del parto (pare che l’assunzione della placenta riduca la depressione post-partum) sia il bambino, in quanto la placenta, seccata e conservata potrà essere utilizzata nel caso di malattie gravi nel corso della vita.

Ci sono gli hueseros, gli aggiusta-ossa che riescono a rimettere in sesto il sistema scheletrico attraverso l’uso di piante che calcificano più in fretta le fratture o le capanne del sudore come mezzi di purificazione del corpo e di eliminazione delle tossine.

Tra i curanderos legati a una medicina tradizionale più “empirica”, abbiamo ancora gli yerberos, ovvero coloro che si occupano maggiormente di curare con le erbe, spesso non solo attraverso la prescrizione, ma anche attraverso l’attività di raccolta, che segue regole astronomiche ben precise e richiede rituali di preparazione per proteggersi dagli spiriti e di offerta per mantenere viva l’alleanza con le piante. Gli yerberos, spesso si occupano anche di lavorare le erbe per trasformarle in rimedi fruibili.

Come nell’antichità, anche nell’epoca moderna esistono curanderos che ricorrono più al regno dell’invisibile che non a quello della natura. È il caso degli espiritistas, ovvero gli spiritisti, che canalizzando gli antenati sono in grado di individuare la causa di una malattia e il relativo rimedio, ma anche di offrire consigli su come orientare la vita del paziente nei momenti difficili[4].

Affini agli espiritistas ci sono gli erpiritualistas, che elargiscono cure di tipo spirituale, per esempio limpie (purificazioni energetiche), offerte agli spiriti, meditazioni etc. e spesso sono radunati in templi. Questi tipi di curanderos sono più vicini alla matrice africana del Curanderismo.

Infine, abbiamo le brujas e i brujos, ovvero i praticanti di magia sia bianca che nera, in grado di curare e di maledire.

Soprattutto nelle campagne, dove la tradizione del Curanderismo è meno mestizia e si è conservata più indigena nei metodi e nella cultura, troviamo sia i granicieros, ovvero sciamani divenuti tali dopo essere stati colpiti da un fulmine, a cui la tradizione attribuisce il potere di spostare le nuvole e chiamare la pioggia, sia le tepopovas, donne sagge esperte nell’arte della pulizia energetica. Molti di questi curanderos affermano di essere chiamati alla missione di curare dagli spiriti dei Mexica morti durante la conquista, o da altri esseri divini, quali gli spiriti delle montagne o la Virgen de Guadalupe, maschera cristiana per le antiche dee della Terra Tonantzin e Coatlicue.

Note

[1] Il termine Vodun venne successivamente e significa semplicemente “spirito”. Prima della deportazione, pare che le popolazioni africane non avessero un nome per identificare le proprie pratiche ancestrali.

[2] O le macare di cui parla De Martino in “Sud e Magia.”

[3] Non vi ricorda tanto la strix?

[4] Vi consiglio di leggere Psicomagia di Jodorowsky dove l’autore racconta del suo incontro con Pachita, una curandera-spiritista.