Red Meal, il Pasto Sacro

 

redmeal

C’è una pratica che mi incuriosisce molto e che sto iniziando ad approcciare. Mi piacerebbe condividere alcune riflessioni, nella speranza di poter avere anche da voi suggerimenti, perché io al momento non ne son venuto esattamente a capo.

Parlo del Pasto Sacro o Red Meal, come ho potuto leggere per la prima volta da Robin Artisson. In breve questo rito è (o dovrebbe essere) un modo per accedere agli Inferi attraverso un sacrificio.

Gli appunti che ho vengono da più fonti (di cui l’unica che ricordo è R.A.) e da un lavoro di taglia-cuci-rielabora. Il rito vero e proprio è anticipato da un’altra preghiera ch13081832_1157569257639446_1548228538_ne serve sempre ad aiutare nell’intento di andare dall’altra parte
(ma l’ordine degli elementi potrebbe anche essere diverso).

Può essere praticato all’aperto, in un luogo a cui si è particolarmente legati, dove si sia trovato un accesso all’aldilà, ma anche al chiuso in casa, avendo poi cura di portare l’offerta all’aperto per darla alla terra.

Di seguito, una ricostruzione dei rituale dai miei appunti:

A) Aprire il varco:

Prendi una ciotola con dell’acqua e benedicila:

“Benedici “xxxxxxxx” (Lei) quest’acqua,
possa essere via che collega i mondi”

Spruzza l’acqua tutto intorno a te. Quello è il varco.

Prendi una candela e accendila dicendo qualcosa come:

“Mio Signore benedici questa fiamma
Che possa illuminare ciò che si vede e ciò che non si vede
Per guidarmi sulla via del nostro incontro”

Questo dovrebbe essere un primo step, o preparazione, alla discesa vera e propria, si passa quindi al Pasto.

B) Pasto

Avrai del pane in un piatto, benedicilo:

“Qui c’è il pane, vita della terra
Benedetto per darci vita e forza,
Sia consacrato in nome del Maestro e di Nostra Signora
Con la sinistra lo benedico,
Con la sinistra lo mangerò”

In una coppa avrai del vino rosso:

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“Qui c’è il vino,
Che riempie la coppa di abbondanza
Benedetto per darci intuito e conoscenza
Sia consacrato in nome del Maestro e di Nostra Signora
Con la sinistra lo benedico,
con la sinistra lo berrò”

Avvicina il calice alle labbra con la mano sinistra e di:

“Bevo questo vino in nome della nostra Vera Madre
Lei mi riporterà a casa”
Bevi un sorso (se si è in tanti, ognuno beve un sorso dopo aver ripetuto la frase)

Prendi un pezzo di pane e portalo alla bocca con la mano sinistra:

“Mangio questo pane nel nome del Padre
Che sia con me la luce del suo fuoco”
Mangia un boccone (se si è in tanti, ognuno mangia un boccone dopo aver ripetuto la frase)

Ora si versa il vino sul pane (spirito e carne si uniscono) e si donano alla terra. Secondo vari autori questo composto si può usare per benedire o consacrare cose.
Di’:

“Come si prende, così si da
Tra i figli della stirpe nera.
Lo dono alla terra
Lo dono agli Spiriti
Lo dono a (entità, luogo o scopo per cui si compie il rito)

Sopra e sotto sono una cosa sola
Perché ciò che è stato preso
È davvero stato dato
E ciò che è stato dato
È davvero stato preso

Il giorno e la notte sono uniti

Come sogno e realtà
Carne e spirito.
Questo è il mistero
Questa la Vostra gloria”

Il rito è concluso, o forse dovremmo dire che questa è la partenza, visto che tutto questo lavoro serve a entrare in contatto, dare forma e sostanza al nostro intento o a chi vogliamo incontrare. Un rito simile è usato a scopi più esplicitamente negromantici, dove pane e vino servono a ridare corpo e coscienza allo spirito di un defunto.

13046105_1157569310972774_470214614_nCome dicevo all’inizio non sono ancora del tutto venuto a capo di questo rito, che mi affascina molto, ma che a quanto si è potuto vedere è sicuramente una pratica da svolgere più e più volte.
Cosa ve ne pare? Pensate ci si possa lavorare su per ottimizzarlo? Togliereste o cambiereste qualcosa? Qualcosa da aggiungere? Tecniche ulteriori che si possano unire per riuscire a ‘scendere’ meglio?

Plantago

5 pensieri riguardo “Red Meal, il Pasto Sacro”

  1. Molto molto interessante! Mi piace molto l’idea di benedire e offrire l’acqua.
    Se dovessi farlo io credo che cambierei alcune cose: innanzitutto benedirei io il pane e il vino e non direi “possa xyz benedire etc…”, dopotutto, siamo noi che lo stiamo offrendo. In secondo luogo toglierei i riferimenti un po’ troppo dark. Specifico che lo farei per puro gusto personale, perché se nel fare un rituale mi dovessi sentire ridicolo, oggettivamente credo che non entrerei nella giusta modalità per accogliere un contatto. Però, ripeto, questo vale per me. Probabilmente un altro si sentirebbe ridicolo con i riferimenti ai fiori, alla gioia e agli hippy che ci metterei io 😀
    Infine, credo che lo userei più come offerta agli spiriti di un certo luogo che non come “viaggio” in sé (al massimo come preliminare a un lavoro di trance, ma anche no).
    Per il resto, credo che stia all’esperienza. Tu l’hai già usato in qualche modo?

    1. L’acqua in realtà non è un’offerta in senso stretto, la si usa piuttosto per creare un ‘varco’, in effetti si può farne a meno nel caso in cui ci si trovi nei pressi di un ingresso naturale. Oppure no e usarlo per rafforzare il concetto..
      Sul benedire, lo si fa in nome di, perché per quanto possiamo essere potenti (lol) c’è qualcuno che può impartire benedizioni molto più accurate di quanto non possiamo fare da soli.
      Sul viaggio/offerta, ci devo pensare. Per come l’ho capito io le cose si mescolano abbastanza. Nel senso che per portare l’offerta un viaggio me lo devo fare. O per dirla in altre parole, l’offerta, il mettersi in relazione con gli Altri, serve a prendere coscienza della loro esistenza (passami i termini sempre inadeguati) e quindi in ultima analisi per predisporsi al viaggio. Questo in generale per quello che è la mia esperienza.

      Io sto iniziando a studiarlo, nel senso che ho iniziato a usare il rito ma, come dicevo nell’articolo, penso sia un rito da ripetere più e più volte per avere dei risultati apprezzabili.
      Ti posso dire che ha funzionato meglio fatto ‘alla buona’ in casa, piuttosto che nel bosco. Non ho ancora imparato bene i testi e l’idea di dover leggere mi inceppa tutti i meccanismi.

      Sul volo sto andando ora sul forum ad aprire una discussione

      Plantago

    2. Nella versione di Artisson, il rituale è pensato come un offerta agli spiriti di un luogo che funge da entrata agli Inferi. Il rituale in sé non provoca il viaggio, ma si propone piuttosto come pegno d’entrata perché gli spiriti del luogo facilitino l’accesso (o, in alcuni casi, mostrino come si puo’ ottenere accesso).

      Questo per quello che ne ho capito io 🙂

  2. Salve a tutti. Seguo il vostro sito e forum da un po’ di tempo e li apprezzo molto entrambi.
    Se posso vorrei intrufolarmi nel discorso accennando la mia esperienza in merito, dato che conosco a mia volta i testi di Artisson e utilizzo il Read Meal da qualche tempo, anche se lievemente personalizzato e modificato. Per quello che ho inteso io, questo si tratta di un vero e proprio rito di comunione con i Regni Invisibili, o appunto con uno spirito o divinità in particolare. Artisson se non ricordo male suggerisce di utilizzarlo prima di qualsiasi altro rito, che sia di magia pratica o meno, in modo da “unire” i due Regni (o, come credo personalmente, di porre il praticante in uno stato di consapevolzza profonda riguardo l’unione dei Regni visibili e invisibili, che lo stesso Artisson definisce già comunque uniti di per sé… credo che da un certo punto di vista possa servire anche come stimolo ad un risveglio inconscio) così come i “poteri” del praticante con quelli dell’entità in questione, in modo da rendere la successiva pratica, se ve n’è una, ancora più potente (cose che comunque mi pare abbia già accennato poco sopra Plantago). Per quanto mi riguarda finora ho utilizzato questo rito in casa, proprio come forma di “comunione” con chi di dovere (in genere lo spirito animale/famiglio e gli Antenati; più raramente le divinità a cui faccio riferimento), e spesso l’ho fatto seguire da semplici richieste, come segni o presagi, oppure una divinazione riguardante un argomento specifico e più complesso. Devo dire che finora i risultati non sono mancati e mi pare che anche “dall’altra parte” il rito sia stato particolarmente apprezzato, se non altro come dimostrazione di impegno e devozione, per così dire, anche se naturalmente ci è voluto il suo tempo. Comunque lo trovo un buon approccio e un valido “rito d’entrata”, con cui sto prendendo sempre più confidenza e a cui mi sto decisamente abituando.
    Per ora un saluto.

    1. Ciao MalaSpina,
      grazie per il contributo! (l’invito ad unirti a noi sul forum resta sempre molto valido 🙂 )

      Io nel frattempo son tornato nel posto in cui avevo fatto il pasto, e mi sono accorto che aveva funzionato molto più di quanto avessi capito nel momento in cui lo facevo.
      Premetto che in zona ci lavoro da tempo, quindi di base una familiarità col luogo c’era già, ma questa volta nella passeggiata ho sentito da subito che qualcosa filava molto più liscio.
      Non so spiegarlo bene ma, la sensazione era di muoversi con molta più facilità nel folto della vegetazione, ne ho approfittato per raccogliere erbe, per infusi e decotti che sto usando come ulteriore canale di comuni(cazi)one.

      Plantago

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