La Magistra delle Streghe e il Sabba nel folklore Campano e Siciliano.

Una delle figure che si muovono nel paesaggio della storia e del folklore della stregoneria in Italia è quello della Signora del Gioco, Erodiade, Diana, la Fata Maggiore, la Buona Dama. E’ la Signora notturna dei crocicchi che rivela alle streghe i segreti della magia delle erbe e della stregoneria. Ella è anche connessa ai misteri dei morti, e alla figura di Ecate, dea del mondo di sotto e degli spiriti, delle quali a volte sembra assumere le caratteristiche.

Infatti, le storie della Signora del Gioco non soltanto sono comuni ai processi di stregoneria, ma sono anche trovate nel folklore popolare. La Signora troneggia nelle legende sulle streghe, le donne di fora, le janare e gli spiriti del Sud-Italia. In queste storie è spesso conosciuta come Diana, o come la Fata Maggiore. Al suo cospetto, streghe, fate e morti visitano le case dei comuni mortali, lanciano incantesimi e titillano le anime degli ignoti profani.

Nonostante oggigiorno la maggior parte delle persone abbiano smesso di cercare la sua presenza sulle coste siciliane o sulle montagne del beneventano, non vuol dire che la Signora abbia smesso di guidare il suo corteo, di regnare sui morti, e di impartire le lezioni della Stregoneria. La sua voce ci parla ancora nelle storie di spiriti, streghe e fate del territorio.

Le donne e gli uomoni dell’ancien régime erano coscienti del Corto e della sua Dama d’Onore. La credenza nella Signora del Gioco, infatti, era radicata nelle coscienze e nelle storie dei guaritori, delle streghe, delle erboriste e di tutti coloro che cercavano conoscenza occulta. Scrive l’antropologa Domizia Weber, riferendosi proprio all’ambiente culturale di questi praticanti:

“Le modalità con cui questo sapere magico-terapeutico veniva trasmesso potrebbe essere riconducibile ad alcune credenze sciamaniche di origine celtica presenti in Europa gi a partire dal VIII secolo. Si tratta di culti di carattere estatico legati al mondo delle dee dispensatrici di ricchezza, benessere e sapere. L’idea della cavalcata notturna sulla groppa di animali al seguito di una divinità femminile come Diana o Herodiana era una delle credenze più radicate in Europa.(…) In alcuni processi tenuti negli anni Ottanta e Novanta del Trecento in Lombardia,le due imputate, Sibilla e Pierina, sostennero di essersi recate in volo proprio ad alcune di queste riunioni presiedute da una certa Madonna Horiente che insegnava agli adepti anche le virtù delle erbe ed i rimedi per guarire gli ammalati. Il caso non fu isolato, in quanto una situazione simile si verifico’ circa un secolo dopo, quando proprio nel modenese, nel ferrarese e nel mantovano si affermo’ il culto della signora del gioco o domina ludi che, vestita di panni neri, insegnava nei raduni notturni le facoltà farmacologiche di piante e arbusti. (…) “

Nella parte seguente di questo articolo, cercheremo di seguire le orme della Nera Signora del Gioco nelle leggende e nelle storie della Campania e della Sicilia.

 Il corteo delle streghe in Sicilia è il corteo delle donne di fora. Alla maggior parte degli antropologi non è chiaro se il termine ‘donne di fora’ siano fate benevolenti o streghe malvagie. Carlo Ginzburg suggerisce che la leggenda abbia radici nel culto delle matres celtiche, di cui la Fata Maggiore, nelle deposizioni delle streghe e nelle credenze popolari, ha conservato l’abbigliamento.

Le donne di fora possono andare ‘fora’ soltanto in giorni particolari, a si muovono sempre in una compagnia di trentatré. Muovendosi di notte, le donne visitano le case degli ignari abitanti della zona, punendoli se trovano le loro case sporche o disordinate. Il corteo delle donne è capitanato dalla Fata Maggiore. Le donne non sopportano il sale, una caratteristica comune agli spiriti ‘fatati’ nel sud Italia. Se guardiamo alle leggende e al folklore, ci accorgiamo che i partecipanti al corteo vi prendono parte in spirito. Il loro arrivo è annunciato da un colpo di vento. Grazie al lavoro dell’antropologo Giuseppe Pitrè, possiamo accedere ad alcune delle storie riguardanti le donne di fora. 

© Copyright 2012 CorbisCorporationPer esempio, si racconta che all’iniziazione di una nuova donna di fora, il corteo delle trentatré donne serviva una pozione soporifera alla nuova iniziata, la quale avrebbe dormito per 24 ore. In sogno, la nuova donna di fora si sarebbe recata al cospetto della Fata Maggiore, la capitana del corteo, alla quale l’iniziata donava una ciocca di capelli che la Fata avrebbe conservato nel suo Libro Nero. Una volta risvegliatasi, la donna era a conoscenza dei segreti della stregoneria. Secondo l’antropologo Carlo Ginzburg è possibile che le donne di fora “rivivevano, senza saperlo, nelle loro estasi notturne, dei miti arrivati fino a loro da spazi ed epoche molto lontane”. 

Storie diverse, ma che risuonano, ci arrivano dalla Campania, e riguardano le janare. Le janare sono streghe, e sono esseri di spirito e di carne. Di giorno, si presentano come donne normali. Di notte, appaiano come orribili megere e visitano le case dei loro compaesani. Le leggende raccontano che le janare fossero solite introdursi nelle case contadini, compiendo dispetti. Intrecciavano le code dei cavalli o sedevano i bambini addormentati sui bordi dei pozzi. Ma soprattutto, sembra fossero prese da un bisogno incontrollabile di contare i capelli della propria vittima. Nel caso finissero di contarli prima dell’alba, avrebbero ucciso la vittima nel sonno. In caso contrario, le avrebbero risparmiato la vita e sarebbero tornate il giorno dopo. Uno degli stratagemmi popolari utilizzati per mettersi al sicuro dalle janare era quello di mettere una scopa di saggina davanti la porta di casa o della camera da letto. In questo modo, la janara sarebbe stata obbligata a contare il numero di peli della scopa invece dei capelli della vittima. Comunemente, le storie sulle janare hanno un’impostazione simile:

Una signora, che chiameremo Maria, un giorno sente bussare alla sua porta. Una donna vestita di stracci le chiede del latte, che non c’è stato raccolto quest’anno e le vacche sono magre come lo spago. E’ la terza volta che questa vecchia bussa alla sua porta, e Maria è stufa. Intima alla vecchia di allontanarsi, e le chiude la porta in faccia in malo modo. Quello che Maria non sa è che la vecchia è una janara. Per qualche giorno, una serie di accadimenti bizzarri si susseguono nella casa di Maria. Una mattina, la signora trova tutte le code dei cavalli intrecciate finissimamente, e le vacche di dare latte non vogliono saperne proprio più. Una notte, andando in bagno, Maria passa per il cortile e nota qualcosa di strano: suo figlio di sei mesi siede in modo innaturale sul bordo del pozzo di casa. Maria, in preda al panico, corre a recuperare il piccolo e si fa tre volte il segno della croce.

Una notte, Maria si sveglia perché si sente soffocare. Cerca di urlare, ma l’aria non le entra in gola. Non riesce ad afferrare le mani del suo strangolatore, ma quando apre gli occhi, il sangue le si ghiaccia nelle vene. Accanto al letto, una figura nuda, una vecchia dai lunghi capelli bianchi. La vecchia, scoperta, la guarda con occhi glaciali. A un certo punto le sue labbra si muovono, e la janara parla:

“Ij te piglie pe scupill, e te lasse pe capille” (Io ti prendo per la scopa, e ti lascio per i capelli).

Le mani rugose le stringono la gola, ma in un drammatico momento di lucidità, Maria si ricorda delle storie che la mamma le raccontava di piccola davanti al focolare. In un drammatico gesto, Maria afferra i capelli della janara e con un filo di voce sussurra:

“Ij te piglie pe capille, e te lasse pe scupille. E demain, vien p’u sale” (Io ti prendo per i capelli e ti lascio con la scopa. E domani vieni per il sale. )
Appena Maria finisce di pronunciare lo scongiuro, la vecchia sparisce.

Il giorno dopo, mentre sta impastando il pane, Maria sente bussare alla porta. Nell’aprire, si trova davanti la vecchia alla quale aveva rifiutato il latte, che le chiede se le rimane del sale. Maria sorride, allunga il braccio dietro la scopa appoggiata dietro il portone, e si prepara a dare alla vecchia una lezione.

Le janare, quindi, sono capaci in qualche modo di cambiare forme. Si dice anche che le janare si involassero in spirito, di notte, al Noce di Benevento. Il Noce era conosciuto come un’antica zona di incontro delle streghe, le quali si riunivano per festeggiare il Sabba intorno all’albero sacro. Si dice che quando i Longobardi conquistarono la zona, si affezionarono presto all’albero e presero a venerare una delle loro divinità, una vipera d’oro, insieme alle streghe, sotto il noce.

Le janare, dal canto loro, si riunivano con la loro Maestra sotto il noce, alla quale si riferivano con il nome di Diana. Era Diana a insegnare alle janare la stregoneria, ed era quella la ragione per la cui volavano al noce. Si ritiene, infatti, che il nome janara sia una corruzione del latino dianara, ‘seguace di Diana o fata’. Ancora una volta, troviamo un riferimento a un incontro notturno alle quali le donne partecipano in spirito, come in Sicilia.

donnediforaSe guardiamo al folklore della Sicilia e della Sardegna, possiamo trovare forse tracce antiche dei culti agrari, estatici e visioanari che storici come Emma Wilby e Carlo Ginzburg hanno scorto tra le tracce dei processi per stregoneria. Il volo notturno, il sabba, la trasformazione, la scopa e soprattutto la presenza della Signora del Gioco, di Diana, della Fata Maggiore, ci riportano ad un universo mitico nel quale il confine tra mondo onirico e fisico si sposta alla bisogna. Sia le janare che le donne di fora sono figure liminali, a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti. L’iniziazione è compiuta in spirito, e le conoscenze magiche sono ottenute tramite l’interazione con creature di una consistenza diversa dalla nostra.

Sicuramente l’analisi del folklore stregonesco pone domande, più che fornire risposte. Ma sono domande preziose, alle quali vale la pena tentare di rispondere.

Fonti citate nell’articolo

Carlo Ginzburg, Storia Nottruna
Domizia Weber, Sanare e Maleficare
Emma Wilby, The Visions of Isobel Gowdie
Giuseppe Pitrè, Fiabe e Novelle Siciliane

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