Il nocciolo della questione: Stregoneria italiana, Stregheria, Wicca.

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Questo articolo cerca di spiegare le differenze tra stregoneria, il sistema di pratiche originato dall’italo-americano Raven Grimassi, e la religione wicca. Una premessa: sono convinto che l’essere umano sia una creatura meravigliosa, capace di inventare e di innovare. La creatività é ciò che ci rende vivi e intelligenti. Dalle macchine a vapore alle lampadine elettriche, l’essere umano é stato capace di inventare ed inventarsi in continuazione. Per questa ragione, non sono convinto che cio’ che è nuovo sia necessariamente di minor valore, o meno efficace, di cio’ che è antico (o venduto come tale). I sistemi antichi di magia e di credenze possono offrire conoscenza senza prezzo, ma spesso sono anche portatori di oppressione e ineguaglianze.

Cominciamo dall’aspetto puramente semantico. Stregoneria,  è il termine con il quale in Italia ci si riferisce a tutto ciò’ che è pratica magica, in questo senso è anche utilizzato come sinonimo di ‘magia’ nella parlata corrente. Stregoneria Italiana (alla quale, per comodità, mi riferirò’ in questo articolo semplicemente come ‘stregoneria’) è il termine usato da alcuni praticanti italiani per riferirsi a dei sistemi magico-religiosi che si basano sulle credenze, sul folklore, e sulle pratiche del territorio italiano. Stregheria é un termine che nessuno aveva mai sentito prima della pubblicazione da parte dell’antropologo inglese Charles Leland de ‘Aradia – Il Vangelo delle Streghe‘, e prima che il prolifico autore italo-americano Raven Grimassi lo popolarizzasse nei suoi libri. Wicca é il nome di un sistema magico-religioso introdotto nella prima metà degli anni cinquanta dall’ufficiale coloniale inglese Gerald Gardner, e che oggi è una vera e propria religione, che negli Stati Uniti e in Canada gode di riconoscimento ufficiale dello stato, e spesso di un clero e di strutture ben organizzate.

Procederò ora ad elencare alcune delle differenze tra i tre termini. Per semplicità di esposizione, lo faro’ per aree tematiche, seguendo lo schema che molti manuali contemporanei di stregoneria wicca e stregheria sembrano seguire.

 

Gli ‘strumenti dell’arte’ – Comincero’ laddove molti libri sull’argomento cominciano, ovvero gli strumenti
reputati necessari ad una strega per compiere il proprio ‘lavoro’. E’ risaputo che il Libro delle Ombre gardneriano propone una serie di strumenti rituali: l’athame, il bolline, il pentacolo, il calice, la frusta, la bacchetta, le corde. Il ‘Book of Ways’ di Grimassi propone praticamente gli stessi strumenti, ad eccezione della frusta (considerata troppo ‘sporcacciona’ da molti praticanti contemporanei) e con l’aggiunta di una misteriosa ‘coppa degli spiriti’ nella quale si suggerisce di bruciare del profumo per produrre una scenografica fiamma blu**. E noto ai più che tale kit di strumenti é di derivazione strettamente cerimoniale, e sia arrivato a Gardner tramite la sua associazione con ordini esoterici quali la Golden Dawn e i Rosacruciani.

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La strega wiccana Patricia Crowther con i suoi strumenti dell’arte

Grimassi nel suo Book of Ways ammette di aver mischiato gli insegnamenti ‘tradizionali’ ricevuti con elementi wiccan, in modo da rendere la sua ‘vecchia religione’ più accessibile alle povere streghe contemporanee. Curiosamente, non vi è praticamente alcuna differenza tra gli strumenti della sua ‘tradizione Ariciana’ e gli strumenti wiccani, a parte qualche differenza nei simboli da incidere sugli strumenti stessi, mi sembra. In entrambe le tradizioni gli strumenti vanno appositamente consacrati, conservati gelosamente, e esposti sull’altare.

Nella stregoneria italiana troviamo un approccio agli strumenti molto più ‘lasco’, e raramente un altare fisso e sempre preparato. Gli strumenti utilizzati sono più comunemente trovati, per esempio, tra gli utensili di cucina. Per alcune operazioni, per esempio, non usiamo nessuna lama. In altre occasioni, l’unica coppa di cui abbiamo bisogno è quella che contiene l’olio per la vestizione delle candele o per altri scopi rituali. Alcuni di noi tengono coltelli per specifici usi rituali, ma all’occasione questi vengono usati anche per tagliare – mentre in stregheria e nella wicca si tende ad utilizzare il coltello dal manico nero, l’athame, per scopi rituali e il coltello dal manico bianco, il bolline, per scopi ‘mondani’.

La nostra ritualistica è più scarna, ma questo non vuol dire che non prendiamo in considerazione gli aspetti più formali della wicca o della magia cerimoniale. Molte streghe italiane sono avide lettrici di tali materie, e coscienti delle corrispondenze e simbolismi magici, che possono essere incorporati all’occasione nel rituale. La differenza può essere riassunta cosi’: per la pratica rituale, il grimassiano o il wiccano deve conoscere gli strumenti, il loro simbolismo ed il loro utilizzo. La strega parte dall’intento, ed é l’intento che suggerisce quali strumenti usare. Un tale approccio non significa che crediamo che sia sufficiente volere qualcosa per farlo accadere, ma la costruzione del set-up rituale secondo le tradizioni, le conoscenze e il bisogno fanno parte per molti di noi dell’atto magico in sé.

Tradizione – In molta stregoneria contemporanea, wiccana, grimassiana o altro, sembra vigere l’equazione: ‘più antico uguale migliore’. Gerald Gardner, al momento del suo coming out pubblico come strega, rivendicava di aver ricevuto il suo Libro delle Ombre da un’antica congrega di streghe, il New Forest Clan. Questo prima che Doreen Valiente, una delle Gran Sacerdotesse di Gardner e la co-autrice della versione finale del Libro delle Ombre gardneriano, rendesse pubblico il fatto che la maggior parte del materiale di Gardner fosse derivato da Crowley e da altri ordini esoterici, e dagli scritti di Leland. Valiente sostiene anche, in un’appendice al famoso libro di Janet e Stewart Farra ‘A Witch’s Bibile’, che tali materiali fossero in parte stati realmente ereditate da una tradizione di stregoneria inglese, e fornisce prove dell’esistenza della ‘vecchia Dorothy’, la sacerdotessa del New Forest Clan che avrebbe iniziato Gardner. Personalmente, penso che in questo caso si possa conservare il beneficio del dubbio.

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L’autentica tradizione italiana, da oggi in meno di 300 pagine, anche sul tuo kindle.

Il caso di Grimassi è diverso.  Grimassi sostiene di aver ricevuto le basi della propria tradizione tramite l’iniziazione in un antico culto ancestrale, e ininterrotto, di streghe italiane che veneravano Tana e Tanus, Aradia e Lucifero nella loro forma originale non corrotta dal cristianesimo. Per farci un piacere, il signor Grimassi decide di non mostrare alcuna, e dico alcuna, prova tangibile dell’autenticità delle sue affermazioni – il che porrebbe anche fine a anni di dibattito storico sulle origini della stregoneria contemporanea. Al contrario, Grimassi afferma di aver annacquato le pratiche italiane con elementi wiccani per renderle più accessibili al grande pubblico. E non parliamo solo di wicca: nel suo ‘Book of Ways’ ritroviamo l’influenza di più o meno qualunque sistema di pensiero magico o esoterico al quale possiate pensare, dai chakra al pensiero positivo. Un lettore esperto di letteratura wicca, o un praticante della stessa, se ne renderebbe conto alla seconda pagina. La rivendicazione del ‘Book of Ways’ quale continuazione di una stregoneria tradizionale italiana è un’assurdità: il sistema del signor Grimassi non é basato sulla stregoneria italiana, ma sul Libro delle Ombre gardneriano. Non v’è veramente bisogno che mi dilunghi ancora su questo punto, in quanto il libro è facilmente reperibile e penso sia la migliore conferma a quello che dico.

Come ho già scritto, apprezzo l’innovazione, e credo che il fatto che le tradizioni cambino sia la prova ultima che esse siano vive. Esiste pero’ una parola precisa per chi, come il signor Grimassi, vende una cosa per un’altra: ciarlatani. Grimassi afferma che il suo sistema deriva da una tradizione antichissima, ma non ci da nessun elemento che confermi le sue parole: si limita a vendere wicca con un tocco italiano, e a chiamarla molto antica. Se quello che rende la sua tradizione unica è il suo ancestrale retaggio, perché Grimassi ci priva di tali elementi autentici, e si limita a riproporre rituali e pratiche che si possono trovare in praticamente qualunque libro wiccano in vendita? Quali elementi rituali dovrebbero farci credere alle sue parole? Gardner almeno ha avuto il coraggio di sottoporre il suo materiale allo scrutinio di molte streghe, Grimassi non ci da la stessa possibilità ma ci chiede di credergli sulla parola – dopo aver messo mano alla borsa.

Grimassi sostiene che il suo materiale sia la versione originale de Il Vangelo delle Streghe di Leland, la cui autenticità è ancora dibattuta. Tuttavia, è interessante notare come quello che Grimassi biasima del testo di Leland sia il carattere ‘sovversivo’ del culto di Diana e Lucifero, e le pratiche di magia non proprio ‘bianca’ che esso contiene. Non c’è spazio qui per discutere della veridicità del testo di Leland, ma una cosa del Vangelo mi ha sempre colpito: è un testo di rivolta, che parla di un culto sotterraneo degli oppressi, e della stregoneria come mezzo di riscatto dei diseredati nei confronti delle classi nobiliari e dei ricchi. Grimassi rifiuta tale testo, per il suo carattere antagonista e conflittuale, e per la sua natura corrotta col cristianesimo. Tuttavia, se c’è una caratteristica che i culti e le pratiche magiche popolari italiani hanno sempre avuto è il carattere irriverente e sincretico. Non è raro trovare nella magia delle nostre campagne minacce rivolte ai santi o alle divinità, e fino a pochi decenni fa i preti delle campagne italiane erano costretti a trovare modi per ‘fermare’ il maltempo, o avrebbero dovuto rispondere della furia popolare (a che serve uno che comunica col padre eterno se non è neanche capace di fermare il maltempo?). Gli antropologi che hanno studiato tali fenomeni, da de Martino a di Nola *** , hanno sempre messo in evidenza come la magia popolare fosse lo strumento ‘della povera gente’, un modo di ribellarsi ad una situazione di oppressione e di subalternità. La stregoneria ha questa capacità sovversiva, che Grimassi rifiuta violentemente, di girare all’inverso le leggi razionali del mondo.

E interessante notare come, durante il medioevo, le streghe italiane si riferissero ai loro raduni come ‘giochi’,

Un setaccio e un paio di forbici erano uno strumento di comunicazione con gli spiriti, e di divinazione, comune nelle campagne italiane.
Un setaccio e un paio di forbici erano uno strumento di comunicazione con gli spiriti, e di divinazione, comune nelle campagne italiane.

presenziati da ‘La Signora del Gioco’. E ancora più interessante notare che la parola gioco derivi dal latino ludus, che sta a significare non solo un passatempo divertente ma anche il luogo dove si impara. E piuttosto che una tradizione rigida e strutturata, la stregoneria italiana sembra essere più un processo di apprendimento. Nella mia esperienza personale ho incontrato poche streghe che praticano in maniera organizzata la stregoneria, e non è mai esistito un ‘Libro delle Ombre’ della tradizione italiana. Quelli tra di noi che hanno ricevuto pratiche ereditarie, le hanno spesso  ricevute sotto forma cristiana, e il lavoro di riscoperta di queste pratiche fa parte integrante della stregoneria italiana moderna. Questa è forse la ragione principale per cui noi streghe italiane siamo sempre state quelle che hanno meno ‘gridato’ le loro origini (curiosamente, gli italo-americani sembrano farlo molto più di noi, anche se anche noi abbiamo i nostri pennivendoli) : le nostre origini sono incerte. Molti di noi lavorano tramite rituali tradizionali, rielaborati, e a volte influenzati dagli scritti di occultisti italiani, e anche dalla wicca. Il carattere meticcio della stregoneria italiana fa parte del suo fascino: siamo un popolo che non è un popolo, a seconda della regione siamo stati dominati da spagnoli, francesi, austriaci, normanni, arabi, longobardi. Quello che ci accomuna sono le radici profonde nei luoghi, nelle tradizioni e nel legame con la nostra terra.

Religiosità e celebrazione – Nella wicca, come nella stregheria, una parte cruciale della pratica è riservata alla devozione religiosa. In entrambe le tradizioni, la presenza della divinità è quasi sempre rappresentata nel cerchio. Entrambe le tradizioni seguono una ‘Ruota dell’Anno’, che rappresenta allegoricamente la danza, il corteggiamento e la morte, del Dio e della Dea. Rispecchiando questa polarità divina, i coven wiccani di tradizione alessandrina e gardneriana sono soprattutto composti da coppie uomo-donna. Il ‘Grande Rito’, sia esso consumato in maniera reale o rappresentato allegoricamente, rappresenta un momento cruciale della pratica che cristallizza il genere del praticante, fissando la sua sessualità nella dinamica dell’accoppiamento divino. Il Drawing Down the Moon ha sempre come veicolo la Gran Sacerdotessa, e l’iniziazione è passata dalla donna all’uomo e viceversa. La stregheria non fa eccezione: pur affermando che lo stato ‘naturale’ dell’essere umano è la bisessualità, Grimassi afferma che i ruoli di Tana e Tano nel cerchio devono essere sempre impersonati rispettivamente da un uomo e da una donna. Ma la stregheria non è altro che wicca rivisitata, a questo punto dovrebbe essere già chiaro.

Non avendo una tradizione ben definita, le streghe italiane differiscono nelle credenze religiose. Al giorno d’oggi

Diana e Attone, Rocca di Fontanellato, Parma
Diana e Attone, Rocca di Fontanellato, Parma

molti di noi si riconoscono in una spiritualità neo-pagana, ma altri sono gnostici, agnostici o cristiani. Nella magia popolare italiana, nella quale affondiamo le radici, l’idea della polarità dei generi è molto meno sviluppata e discussa. Inoltre, le streghe delle nostre campagne usavano spesso la divinità come mezzo per raggiungere un fine, piuttosto che a scopi puramente devozionali. Alcuni di questi praticanti erano ferventi cattolici, altri non avevano un’attitudine particolarmente religiosa. Altri ancora erano emarginati dal clero e dalla comunità ecclesiastica in quanto ‘eretici’ moderni, costretti a pratiche di devozione private e domestiche. Questo era il caso di una delle prime praticanti di magia popolare che ho conosciuto durante la mia infanzia. Cacciata dalla chiesa per le sue credenze bizarre, questa donna si era fatta una cappella in una delle stanze vuote della sua grande casa. Col tempo, aveva trovato un prete e diverse altre persone del paese che condividevano le sue idee strane sulla vergine, sui morti, su Dio e sulle pratiche di magia popolare che l’avevano resa nota al paese.  In breve, se per ‘stregoneria italiana’ intendiamo la pratica della stregoneria sviluppata sulle forme di magia popolare del territorio, la stregoneria italiana non è una religione. E’ un modo di fare, una pratica, che si sviluppa a volte parallela, a volte perpendicolare, alle convinzioni religiose della strega.

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Una strega di campagna mostra i suoi santini e amuleti votivi

Etica – L’unica regola della wicca è ‘finché non nuoce a nessuno, fa ciò’ che vuoi’. Non sorprende che il sistema di Grimassi aderisca alla stessa regola. Le streghe raramente aderiscono a questa regola e non perché, come si potrebbe pensare, è stata arbitrariamente introdotta da Gardner. Piuttosto perché molti di noi si rendono conto che non è cosi’ che la stregoneria è stata usata nei secoli. Le streghe italiane sono sempre state conosciute nelle nostre campagne per la loro capacità di guarire come di affatturare. La stregoneria è anche uno strumento di protezione attiva e di vendetta meritata. Nonostante la maggior parte delle streghe che conosco rifiutino ‘la legge del tre’, per cui ogni azione magica ‘torna indietro’ tre volte ‘nel bene e nel male’, siamo anche al corrente dei possibili ‘colpi di ritorno’ – e dei modi per evitarli. Di nuovo, le nostre campagne sono le migliori maestre. Allo stesso tempo, trovo sia una differenza importante il non sentirsi limitati da alcuna legge cosmica ma soltanto dalla propria coscienza e della propria volontà. La stregoneria è per noi uno strumento, l’uso che ne facciamo può’ dipendere dalle circostanze e dal momento. Come ogni azione, anche l’uso della stregoneria ha sempre delle conseguenze, ma non per questo scegliamo di non agire.

*La versione originale (più lunga) di questo articolo si trova a questo link.

** Grimassi ci informa che la ricetta per produrre questa spirituale fiamma blu è segreta, ma fortunatamente qualunque dopobarba sembra funzionare.

*** Ernesto de Martino, Sud e Magia, Einaudi. Alfonso di Nola, Gli Aspetti Magico-religiosi di una Cultura Subalterna Italiana, Mondadori.

 

3 pensieri riguardo “Il nocciolo della questione: Stregoneria italiana, Stregheria, Wicca.”

  1. Grimassi proprina cose molte Wiccan e per nulla sulla Stregheria, ho buttato via il suo libro appena l’ho l’etto, una schifezza.

  2. Un testo meraviglioso! Ho la mamma Italiana e padre brasiliano, e anche lì la magia e la stregoneria viene insegnata allo stesso modo, senza fronzoli ma efficace, anche quella antichissima degli indigeni, io alla fine ho fatto un mix tutto mio tra il vecchio e il nuovo mondo. Credo che gli insegnamenti passati avanti così con l’avversario tradizione siano i migliori

  3. La Stregheria Italiana con dall’italo-americano Raven Grimassi non ha nulla a che fare, lui ha stravolto tutto e chi pratica Stregheria vera si dissocia totalmente da questa persona.

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