I due poli di una batteria: Stregoneria, Wicca e Sessualità

Attenzione: questo articolo contiene contenuti sessuali espliciti. Se ritieni che questi possano offenderti, non procedere alla lettura. 
La nostrgreatritea congrega è organizzata nel modo tradizione Gardneriano/ Alessandrino (…) è basata sulla polarità della femminilità e mascolinità psichica. Consiste, nel possibile, di ‘coppie di lavoro’, ognuna formata da una strega maschio e una strega femmina. (…) Quello che conta è il loro genere psichico, in modo che nel lavoro magico essi siano i due poli di una batteria.
(Janet e Stewart Farrar, A Witches Bible)
Mi contraddico?
Molto bene, allora mi contraddico.
(Sono largo, contengo moltitudini)
(Walt Withman, Song of Myself)

Questo post* ha come scopo di contraddire il punto di vista ancora spesso considerato valido in molta della stregoneria moderna, soprattutto wiccana, per cui l’atto magico raggiunge il massimo dell’efficacia quando praticato da una coppia di praticanti, un maschio e una femmina, o un uomo e una donna. Al contrario, cercherò’ di dimostrare che la polarità sessuale cosi’ com’è strutturata nella stregoneria moderna, e in particolare nella Wicca, non è che la riproduzione di fraintendimenti circa la sessualità umana, e di conseguenza non fa che porre limitazioni alla pratica delle stregoneria e alla strega. In breve, è più il riproporsi di una visione umana prodotta da bigottismo e secoli di patriarcato, piuttosto che di ‘leggi naturali’ che influenzerebbero la pratica magica.

Prima di cercare di spiegare cosa intendo, è importante sottolineare che non credo che le pratiche magiche basate sulla sopracitata concezione non funzionino. Mettete insieme due streghe capaci, mediamente affiatate, di qualunque tradizione e avrete buone possibilità che facciano magia. Nonostante ciò, quello che voglio discutere è l’idea che la polarità uomo-donna sia il modo più efficace e potente di fare magia, e l’unico che può’ davvero produrre meraviglie.

L’idea che la polarità maschile-femminile funzioni al meglio quando personificate da due singoli praticanti (o da un insieme di coppie) è basata su una concezione particolare della relazione archetipale, ed in qualche modo ‘naturale’, uomo-donna. In particolare, i testi di stregoneria Wicca tradizionali (il lavoro dei Farrar citato nell’introduzione di questo articolo per esempio, ma anche Witchcraft Today di Gardner, e gli scritti di Doreen Valiente e Patricia Crowther) ripropongono questo schema, e tutta la mitologia wiccana è basata sulla danza eterna di una una Dea della Fertilità, la Luna, e un Dio di Morte e Resurrezione, il Sole. La danza della Dea e del Dio rappresenta i meccanismi alla base del ciclo naturale di nascita, riproduzione, morte e rinascita, per i quali una coppia uomo-donna è necessaria. Da quest’idea divina in qualche modo ‘genitoriale’, nasce un modo di comprendere antichi misteri e riti di fertilità. Le società neolitiche, per esempio, in A Witches Bible, ma anche in lavoro più progressisti e de-costruttivisti come ne La Danza a Spirale di Starhawk, sono presentate come composte di di uomini-cacciatori e donne-madri/levatrici/sacerdotesse. Nonostante spesso si sottolinei il ruolo centrale della donna in tali società, raramente il modello della coppia eterosessuale monogama viene messo in discussione. Al contrario,  i rituali di fertilità di tali società riprodurrebbero naturalmente la struttura etero-monogama della coppia. In questo modo, l’accoppiamento rituale del Dio Cornuto e della Dea diventa la teologia magica nelle quali si ritrovano le basi della wicca, e di molta stregoneria moderna. Nonostante la wicca tenda a essere strutturata intorno a una leadership femminile, e sottolinei il ruolo della Gran Sacerdotessa in quanto prima inter pares, questi è incompleta senza un Gran Sacerdote perché, in assenza di quest’ultimo, il Grande Rito sarebbe impossibile.

Il bisogno per la riproduzione di relazioni di coppia monogame e basata sulla polarità dei generi mostra come la Wicca tenda a riprodurre un’idea fondamentalmente patriarcale della sessualità**. Più che il dettato di una legge naturale, questa sembra, all’inglese, una forma di wishful thinking, che finisce con divinizzare strutture sociali che dipendono dal contesto storico e dalle pratiche sociali – piuttosto che dalle ‘leggi della natura’.

Nel loro libro Sex at Dawn*** gli authori Christopher Ryan e Cacilda Jethà chiamano questa idea (che le società pre-agricole fossero basate su coppie di donne-madri e uomini-cacciatori-fertilizzatori) la Sex_at_Dawn_Ryan_Jetha_2010flistonizzazione’ delle società preistoriche. Fred, che è mosso da incontrollabili voglie lussuriose, abbandona il suo ruolo di don Giovanni in cambio dei servizi sessuali di Wilma. Wilma, che al contrario è piuttosto frigidina e per cui il sesso è soprattutto una noia, offre a Fred servizi sessuali in cambio di cibo e protezione per se stessa e per la prole. Questa concezione darwiniana della sessualità umana è stata a lungo considerato, e per molti versi lo è ancora, come l’impronta ‘naturale’ sulla quale si sviluppano le società umane. Di conseguenza, sembra inevitabile che se le società preistoriche praticavano riti voti a accrescere la fertilità, tali riti fossero incentrati sull’impronta della coppia Fred-Wilma.

La buona notizia è che quest’immagine della sessualità umana è obsoleta, e che probabilmente le cose non siano andate proprio cosi’.

Specialmente nelle società neolitiche infatti, dove i culti della fertilità erano all’apice della diffusione, sembra che il sesso fosse distaccato dalla procreazione – e che quindi questi culti fossero forse più basati sull’energia sessuale in sé che sulla fertilità in quanto procreazione. Per esempio, ricerche nel campo dell’archeologia, dell’antropologia e della fisiologia umana mostrano che l’homo sapiens si sia evoluto per essere capace di intraprendere più relazioni sessuali allo stesso momento, possibilmente con persone di genere e sesso svariato, e di usare il sesso per una serie di ragioni diverse. Perfino il modo in cui i nostri organi riproduttivi si sono evoluti parlano della capacità dell’essere umano di fare sesso senza nessuno scopo ‘principalmente’ riproduttivo.  In fatti, il fatto stesso che gli esseri umani, donne e uomini, possano fare sesso in ogni momento dell’anno, ogni volta che ne hanno voglia, li differenzia da molte altre specie mammifere in cui l’atto sessuale è possibile soltanto durante l’ovulazione della donna, il che a volte potrebbe essere cinque o sei volte all’anno. L’unico animale col quale condividiamo un’attività sessuale cosi’ prolifica sono i bonobo.

I bonobo, una specie particolare di primati che vive nelle foreste equatoriali della Repubblica Democratica del Congo, usano il sesso per diverse ragioni. Per salutarsi, per risolvere conflitti, per mostrare affetto e rispetto, come modo di consolidare il legame madre-figlio, o semplicemente per il piacere di un’allegra scopata. Ogni femmina di bonobo ha molti partner maschili e femminili durante il suo ciclo vitale, e ogni uomo ha molti partner femminili e maschili. I dati scientifici riportati in Sex at Dawn mostrano come nei bonobo e negli umani la riproduzione è programmata per avvenire attraverso la competizione spermatica piuttosto che la competizione maschile. Questo significa che, nei bonobo e negli umani, gli organi riproduttivi e la sessualità si sono evoluti per ricevere una molteplicità di partner – e non solo durante l’ovulazione, quindi non solo con lo scopo della riproduzione. L’atto sessuale in sé, allora, potrebbe non è più incentrato sulla riproduzione, ma piuttosto sulla condivisione e sul piacere che esso genera. Lo schema di relazioni multiple assicura che la paternità, per esempio, sia condivisa da tutti i membri maschili e sessualmente attivi del gruppo. La paternità condivisa assicura che i piccoli del gruppo siano considerati da tutti i maschi come la propria progenie, riducendo anche i conflitti e la violenza all’interno del gruppo stesso.

In Sex at Dawn gli autori presentano abbondanti prove del fatto che le società umane pre-agricole, cosi’ come le prime società agricole, fossero strutturate in modo simile alle società dei bonobo. I primati che hanno rapporti monogami, per esempio gli scimpanzé, fanno sesso poche volte all’anno, e l’atto sessuale è spesso di corta durata e brutale. Gli umani, come i bonobo, possono copulare sempre. L’atto sessuale umano, in particolare, è estremamente più lungo di quello degli altri mammiferi, bonobo inclusi, a tal punto che siamo gli animali che spendono relativamente più tempo a fare sesso nel corso della loro vita. Fantastico, no? Inoltre le donne umane e bonobo sono, in qualche modo, sempre pronte ad accoppiarsi, e domandano molto tempo al partner per raggiungere l’orgasmo. In più, le femmine dell’homo sapiens e del bonobo sono anche capaci di raggiungere orgasmi multipli. Perché mai la natura avrebbe inventato l’orgasmo multiplo se lo scopo dell’accoppiamento fosse stato la riproduzione, per la quale uno (o nessuno) orgasmo è più che sufficiente? Dimenticate il mito di Fred che torna nella caverna da Wilma con un bambino in braccio. Dimenticate il mito del toro cornuto e fertilizzatore: tutti, belli e brutti, belle e brutte, hanno diritto ai festeggiamenti!

Il punto interessane per le streghe qui è la natura unica dell’atto sessuale umano. Esso non sembra essere strutturato intorno all’ovulazione, ma piuttosto intorno al piacere ed alle forze che produce e che canalizza. Piuttosto che al mito di un Dio Cornuto Guerriero, scelto dalla più bella del villaggio, la nostra idea della fertilità nella antiche società matriarcali dovrebbe essere più simile a quella di comunità guidate da femmine che fanno sesso con tutti e tutte, e maschi che fanno WheelofYear1GIFsesso con tutti e tutte, con i conflitti violenti ridotti al minimo. Nelle poche società matriarcali ancora esistenti, come i Mosuo della Cina, per esempio, non esiste il concetto di relazione monogama. Si praticano piuttosto quelli che gli antropologi chiamano walking marriages, nei quali sia le donne sia gli uomini hanno una pluralità di partner. La maternità è certa, ma la paternità è sempre condivisa. Il sesso è vissuto come un momento di piacere, intimità e comunione, ma non è esclusivo della coppiaorientato alla procreazione e alla fertilità. E’ solo sesso.

E’ interessante che quando le streghe inglesi hanno fatto ‘coming out’ e hanno rivelato la natura sessuale di alcuni dei loro riti, hanno anche insistito che l’accoppiamento rituale fosse esclusivamente praticato tra ‘vere coppie’, marito e moglie, fidanzato e fidanzata, persone che fanno sesso anche al di fuori del cerchio. I Farrar descrivono bene il concetto quando scrivono che ‘sex magick without love is black magick’. Un momento. Questa è una concezione molto limitata della sessualità e della  capacità umana di amare. Il tacito assunto di questa concezione è che la magia sessuale ha valore solo se praticata da coppie socialmente sanzionate, e possibilmente orientate alla riproduzione, o non produrrà niente di buono. Questa è una menzogna bella e buona, in quanto non tutti gli accoppiamenti rituali risultano nella produzione di bambini. Cio’ dovrebbe bastare a dedurne che quello che produce la magia nella magia sessuale è il sesso in sé, non la possibilità di procreare. Le donne possono raggiungere più orgasmi, anche quando non ovulano, e la procreazione è possibile anche senza orgasmo, cosicché orgasmo e fecondazione non sembrano avere niente in comune. Pensateci! Se la magia sessuale funziona, e non produce bambini ogni volta, che cosa sta producendo magia, l’accoppiamento o l’orgasmo? L’atto sessuale in sé, o la ‘fertilizzazione’ ? E una volta accettato il fatto che il sesso può essere praticato, negli umani come nei bonobo, da coppie di sesso opposto o dello stesso sesso, in gruppo, o anche da soli, che ce ne facciamo della teoria dei ‘poli opposti’?

E’ sicuramente vero che ci vogliono un uomo e una donna per fare un bambino, e questo articolo non vuole diminuire la sacralità e l’importanza del miracolo della nascita, ma piuttosto l’idea che la magia funzioni meglio quando esercitata da praticanti del sesso opposto , meglio se in una relazione monogama. Questa idea è prodotta da condizionamenti sociali, ed è arbitraria. Non esiste alcune ragione, a parte il bigottismo, per cui bisogni credere che una coppia uomo-donna sia per forza più potente di una coppia di donne o di un uomo solo. Il sesso non è questione di un pene in una vagina, e la stregoneria non è questione di un coltello in una coppa. Se il Grande Rito è una forma di magia sessuale, allora è sbagliato concettualizzarlo in termini di ‘fertilità’, in quanto la fecondazione raramente avviene durante il rituale.  Quando si parla di magia, e di magia sessuale, le forze maschili e femminili sono spesso concettualizzate come attive e passive. La maggior parte degli autori sono d’accordo che dei lati attivi si possono ritrovare nella femminilità, e che il maschile può’ essere passivo, ma alla fine dei conti è sempre la donna che riceve e l’uomo che da, entrambi i generi ingabbiati in un’idea di sessualità fondamentalmente patriarcale. Come spiegare allora il fatto che la vulva sia praticamente piena di sostanze spermicide, e che  al momento della fecondazione non è lo spermatozoo a penetrare nell’ovulo, ma piuttosto l’ovulo a ‘inglobarlo’? Si dovrebbe  notare che ‘attivo’ e ‘passivo’ sono dei termini che indicano quello che le energie fanno, il loro modo di agire, e non quello che sono. L’attribuzione femminile/ passivo predominante e maschile / femminile predominante è totalmente arbitraria: nelle società pre-agricole sembra non esserci affatto una tale cristallizzazione dei ruoli. Sembra non esserci nessuna strutturazione ‘polarizzata’, ma piuttosto una relazione sessuale continua e fluida condivisa volontariamente dai membri del gruppo. La nostra natura e l’evoluzione sembrano smentire la teoria dei ‘poli della batteria’.

Nessuna novità. Diverse correnti magiche, inclusa la magia popolare, hanno fatto sempre uso di diverse forme di magia sessuale, e non vedo perché le streghe dovrebbero essere confinate ad una visione cosi stretta e limitante della sessualità – soltanto perché qualche borghese  dalla morale vittoriana aveva paura di scandalizzare i membri della sua congrega ed il pubblico della BBC****. L’idea dei ‘poli’ della batteria dice di più sulla morale della società inglese negli anni cinquanta e della voglia delle streghe inglesi di essere accettate dalla società dell’epoca, che sul modo in cui la magia funziona nella stregoneria. I praticanti solitari sanno bene che l’energia magica sessuale può’ essere raccolta e indirizzata in molti modi, e che spesso la magia sessuale fatta da un praticante solitario può’ scatenare gli stessi risultati che gli atti di magia sessuale che coinvolgono più di una persona.

Bonobo, Lola Ya Bonobo Sanctuary, Kinshasa, DR of CongoI ruoli di genere e la sessualità sono fluidi, e non dovrebbero essere utilizzati per tracciare confini magici che sono,alla fine, sempre arbitrari. Naturalmente, la parola ‘energia’ ha un’infinità di significati ed è sempre espressa tramite rappresentazioni culturali. E’ più facile invocare la Dea nel corpo di una Donna, perché la Dea è una rappresentazione culturale, per la persona che funge da veicolo, per i partecipanti al rituale, e per la persona che esegue l’invocazione. Tuttavia, le streghe sono per tradizione rompitrici di abitudini culturali, quella della polarizzazione dei generi è forse l’ultima che siamo chiamate a rompere. Nessuna strega con un po’ di esperienza può’ negare il potere emanato da  tre uomini felici e arrapati intenti a darsi piacere e orgasmo l’un l’altro. Dire che questo tipo di magia non porta a niente è una menzogna che opprime.  E’ un’attività umana, sana e pacifica, oltreché totalmente naturale, e dovrebbe essere vissuta dalla strega come tale.

Questo è ovviamente in contrasto con molta teologia wicca, e la realtà è che la wicca è una tradizione che ‘sessualizza’ la religione e la magia, un sacco. Ma se guardiamo alla magia popolare, per esempio, l’elemento sessuale sembra molto meno accentuato, e l’opposizione ritualistica del coltello e della coppa molto meno presente. La deificazione della coppia etero-monogama non ha nulla a che fare col modo in cui la natura funziona, in quanto sembra essere un’invenzione relativamente recente delle società umane, ed un’eccezione in natura. E neanche tra gli umani ha avuto molto successo, basta dare un’occhiata alle statistiche sui tradimenti e divorzi. Gli stigma sulle forme diverse di sessualità nella wicca tradizionale britannica sembrano essere più il prodotto del bigottismo e dei taboo di quelle streghe, piuttosto che una legge della natura o della magia. Possiamo tutti e tutte tirare un sospiro di sollievo.

NOTE

[*] La versione originale di questo post è state pubblicata, in inglese, a questo link

[**] Sono assolutamente cosciente che esistono oggigiorno tradizioni che non si identificano con la concezione di polarità opposte presentata in questo articolo, ma la mia omissione è volontaria per due ragioni. Primo, il sistema wiccano tradizionale Gardneriano/Alessandrino è ancora guardato da molti praticanti sul vecchio continente come quello ‘puro’. Secondo, sono al corrente dell’esistenza di tradizioni espressamente rivolte a gay e lesbiche, come per esempio la Fratellanza e Sorellanza Minoica. Tuttavia, la loro stretta identificazione sessuale per cui le due branche della tradizione minoica sono divise per linee sessuali (maschi e femmine) li includono in parte nella critica che presento qui. C’è anche da dire che la natura ancora segreta dei riti della Fratellanza e della Sorellanza, lascia senza risposta la domanda di come possano inserirsi nella tradizione wiccana tradizionale sconvolgendone la struttura di base.

Un discorso completamente diverso sarebbe da fare per la molte, nuove, tradizioni wiccane eclettiche sviluppatesi negli Stati Uniti, quali ad esempio il Reclaiming, particolarmente attivo nella area della baia di San Francisco. Tuttavia, per il loro approccio radicalmente differente dalla wicca tradizionale britannica, mi sembra difficile anche solo includere i praticanti del Reclaiming nelle tradizioni e concetti wiccani criticati in questo articolo.

[***] Sex at Dawn. How we mate, why we stray, and what it means for modern relationships.

[****] Non mi riferisco qui soltanto alla wicca, ma anche ad autori nostrani cosiddetti depositari della tradizione italiana.

 

2 pensieri riguardo “I due poli di una batteria: Stregoneria, Wicca e Sessualità”

  1. Finalmente qualcuno che dice queste cose! Qualche anno fa i ritrovai a litigare con un gruppo di streghe davanti alle quali avevo criticato il sessismo implicito della Wicca Gardneriana.
    Questi “dogmi” (es. un maschio e una femmina sposati/fidanzati, che si amano) secondo me derivano da un’impostazione più orientata verso la ricerca di un’identità culturale (“noi siamo streghe perché festeggiamo la ruota dell’anno/adoriamo certe divinità” etc.” –> quindi un’esperienza che viene guidata a priori) piuttosto che dalla ricerca di un contatto con l’Altro Lato che passa attraverso l’esperienza diretta.
    Grazie, perché oltre a farci tirare il sospiro di sollievo evocato alla fine dell’articolo, viene aperta la strada anche ad altre riflessioni sui miti e suoi simboli delle tradizioni stregonesche.

  2. “Questi “dogmi” (es. un maschio e una femmina sposati/fidanzati, che si amano) secondo me derivano da un’impostazione più orientata verso la ricerca di un’identità culturale (“noi siamo streghe perché festeggiamo la ruota dell’anno/adoriamo certe divinità” etc.” –> quindi un’esperienza che viene guidata a priori) piuttosto che dalla ricerca di un contatto con l’Altro Lato che passa attraverso l’esperienza diretta.”

    Secondo me derivano più dal bisogno di certe streghe inglese di essere accettate dalla società inglese degli anni cinquanta. Quando l’idea della Wicca comincio’ a diffondersi, una delle critiche più comunemente mosse ai wiccani era l’uso del sesso a scopo magico. Rispondendo ‘ma lo si fa solo tra sposati e fidanzati’, si calmavano gli animi degli indignati.

    Detto cio’, non v’è dubbio che in parte della Wicca originaria il sessismo fosse diffuso (penso sia stata la Valiente a criticare Gardner per l’idea che la HP fosse sempre rimpiazzata da una fanciulla più giovane e più bella).

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