Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio

Dalla credenza che il malocchio si trasmetta tramite le sguardo, l’antidoto: oggetti di forma circolare capaci di ricordare il bulbo oculare e in grado di sostituire quello della vittima, attirando e trattenendo quanto a questa indirizzato.

Amuleto sardo

Girovagando per l’isola, da nord a sud e da bancarella a raffinata gioielleria, si può incappare in ciondoli, orecchini e bracciali tutti raffiguranti il medesimo simbolo: una pietra nera (onice od ossidiana) incastonata in due coppette d’argento. Quello che, forse, pochi sanno è che, prima di essere un gioiello, la sabegia (coccu/kokku o pinnadellu, a seconda delle zone di provenienza e produzione) è un antichissimo amuleto della tradizione sarda composto da argento e pietre dure. 1

Segui Arunir sul suo blog, Jana Antica, e sulla sua pagina Facebook

Onice, ossidiana, turchese e corallo sono le pietre più utilizzate giacché nell’antichità erano i preziosi ad essere considerati speciali per le magie. Pur tuttavia, i più poveri erano in grado di infondere potere anche ad oggetti più umili, soprattutto conchiglie e sassi con forme particolari. Ricordiamo, a tal proposito, che i primi amuleti utilizzati dagli uomini primitivi erano estremamente semplici e di facile reperibilità, come ossa, denti o corna di animali. Solo con la successiva evoluzione avutasi nell’Età del Ferro e del Bronzo cominciarono ad essere utilizzati i metalli nobili e le pietre preziose.

Pur tuttavia, nella tradizione sarda rimangono tuttoggi in uso fabbricazioni di oggetti di semplice reperibilità e malleabilità. Sorighe ‘e mare è, ad esempio, una conchiglia incastonata nell’argento atta a ricordare l’organo genitale femminile e, dunque, a richiamare fecondità e prosperità. S’ogu de Santa Luxia, invece, è un “gioiello” realizzato con un mollusco a cui è riconosciuta la capacità sia di contrastare il male, sia di prevenire le malattie degli occhi.
Un altro esempio vuole che nell’Oristanese, come buon auspicio per una pesca abbonante, i pescatori leghino un nastrino verde al proprio alluce, mentre per sconfiggere il malocchio si confezionava, con foglie e legno di palma, su ziddu ‘e su gittali: un altro potente amuleto in grado di contrastare il malocchio.

Forma e composizione.

Qualunque sia la pietra incastonata, essa ha il difficile compito di simboleggiare l’occhio buono (privo di cattiveria) che, attirando lo sguardo di quello cattivo e denso di invidia (ogu malu), contrasta ogni maleficio catturandone gli influssi negativi e, dunque, preservando il proprietario dal male.
Questo può consistere in malasorte più o meno generalizzata, malattie o anche aggressioni da parte di animali velenosi. In argento sono fatte le due coppette che contengono la pietra e che, infine, sono destinate a spaccarsi quando completamente sature delle energie negative che l’occhio buono ha attratto e assorbito.

Il malocchio, secondo la tradizione, può avere origine da maledizioni, colpi di ritorno ma anche da una forma di “iettatura” in parte involontaria. È il caso, quest’ultimo, dellapersona invidiosa in grado di trasmettere negatività solo attraverso lo sguardo. Da questa credenza nasce l’antidoto: oggetti di forma circolare capaci di ricordare il bulbo oculare e in grado di sostituire quello della vittima, attirando e trattenendo quanto a questa indirizzato.

Per svolgere appieno le sue funzioni, questo amuleto doveva previamente venir caricato attraverso il rito de is brebus , delle preghiere particolari accompagnate da un ulteriore “incantamento” fatto con il sale. A rafforzare e mantenere in tutto il suo compito sarebbe bastato solamente il tenerlo sempre con sé, assieme alla ferma convinzione delle sue capacità. 2

Uso e tradizioni.

Nel passato segnava due momenti particolari, soprattutto nella vita della donna, che dovevano essere necessariamente benedetti e protetti: il matrimonio e la nascita di un figlio.
La tradizione vuole la sua trasmissione rigorosamente di generazione in generazione (soprattutto per via matrilineare, ossia di madre in figlia) e nella ferma e rigorosa convinzione che si trattasse di un qualcosa profondamente sacro. Per questo motivo, sia le nonne che le madrine regalavano un coccu ai nipoti appena nati e il pendente veniva legato, assieme ad un nastrino di seta verde, al polso del bambino.

Sotto forma di amuleto, veniva donato anche alle spose con il compito di proteggere la relazione e il matrimonio; in forma di talismano, invece, aveva uno scopo del tutto opposto, quello cioè di costituire uno polo d’attrazione delle forze benevole, nella fattispecie capace di attirare benessere e prosperità. In entrambi i casi, la forma era quella di una spilla appuntata sul velo o sul corpetto all’altezza del cuore cosicché essa si potesse spaccare al posto del cuore della persona oggetta del malocchio.

Discorso a parte meritano le pungas: piccoli sacchetti di panno confezionati durante la notte di San Giovanni e contenenti varie specie di erbe considerate per eccellenza antimalocchio (verbasco, valeriana) più delle pietre, sale, cenere, nonché altri ingredienti misteriosi. Il loro contenuto, infatti, è in parte misterioso in quanto conosciuto solo dal confezionatore e mai da colui che le riceve in dono. Sulla segretezza, è risaputo, grava una maledizione: chiunque ne sveli gli ingredienti, anche semplicemente aprendole, ne verrebbe irrimediabilmente colpito.
Sebbene i tempi siano cambiati, sa sabegia continua ad essere regalata, tanto ai bambini quanto alle giovani spose e, in entrambi i casi, sia per scopi protettivi che per auguri di benessere. Persino i gioielli in corallo vengono ancora regalati alle donne in cerca di compagno, trasformandosi in talismani in grado di attirare l’amore.

Per approfondire…

CANNAS, Marilena, Riti magici e amuleti: malocchio in Sardegna, EDES Editrice Democratica Sarda, Sassari, 1994.

Note

  1. L’amuleto, da portare sempre con sé, svolge un compito difensivo: protegge, cioè, da qualsiasi malattia od influsso maligno.
  2. Il medico del XX secolo Riccardo Plank conferma tutto ciò definendo amuleti e talismani “il deposito dell’anima”, in quanto preghiera, volontà e desiderio di successo, una volta racchiusi dentro un oggetto “benedetto” e dopo esser stati magnetizzati da un’energia tanto forte quanto misteriosa, possono alimentare insistemente la fede e la speranza nella riuscita dell’intento concretizzandone a tutti gli effetti lo scopo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*