Commentario / La Caccia e il Segugio, Parte 4

Questo articolo in quattro parti è stato pubblicato inizialmente in inglese sul sito Gods and Radicals.  

La Caccia

I

Sono in piedi su una spiaggia di sassi. Di fronte c’è un lago immerso

Lulworth Cove, da godsandradicals.org
Lulworth Cove, da godsandradicals.org

nell’oscurità, di fianco un fuoco. Intorno al fuoco danzano crani di cervo senza corpo. Si muovono con delicatezza intorno al fuoco, le loro facce mi guardano pallide. Li ho già visti, esattamente un anno fa – un cranio di cervo che aleggia nella mia visione, persistente, mi intralcia. Quella fu la prima volta che mi si presentò, e da allora so chi è. È restato con me da allora. E’ qui adesso, dall’altro lato del fuoco, un cranio di cervo sul volto e un’ombra oscura intorno. Cammino intorno al fuoco, tra quei crani di cervo danzanti, e mi porto di fianco ad egli. 

II

Sono in ginocchio di fronte ad una donna, e all’improvviso è una Dea. Siamo in un tempio oscuro. L’aria è pesante di incenso, poche candele la illuminano. Non sono completamente me stesso, c’è ancora qualcosa del Dio in me. La parte superiore del mio corpo non è la mia, per un momento è stata sua ed egli l’ha usata. C’erano parole che uscivano dalla mia bocca, ma non erano solo mie. Ricordo una nebbia, una terra oltre questa e un posto sotto il suolo. La Dea parla. Chiarisce che stiamo sbagliando, che ci stiamo sbagliando. I morti sono sempre intorno a noi, e rendono questa operazione possibile solo per una notte. Dodici persone parlano dei loro cari defunti, e incidono il loro marchio nell’argilla.

III

Siamo in piedi su una spiaggia acciottolata su una bellissima baia nella costa meridionale dell’Inghilterra. La cava è ancora frastagliata da onde e venti ululanti, gli spruzzi ci raggiungono dall’altra parte del mare. Io e la donna che era una Dea ricordiamo i dodici nomi, ricordiamo quelle dodici storie mentre tracciamo i marchi di argilla nelle onde, dal mare veniamo ad al mare ritorneremo.

IV

Il vento soffia ancora, le onde ci si infrangono contro e gli spruzzi ci bagnano ancora. Un altro tempo, più largo, e 30 persone sedute nelle ombre. Qualcuno sta per andare nella terra dei morti, sotto l’albero del mondo e tra i cancelli di fuoco e di ghiaccio. Per il momento non ha niente che la porti. I tamburi cominciano a suonare e con loro i canti, sono tutti reticenti. Non sono più me stesso e sono sicuro la donna sia sparita. Io colpisco l’albero della vita sulla terra, la donna suona con passione il suo tamburo, e il canto continua. Poi arriva un momento, qualcosa si impossessa di tutti noi e mi ritrovo con la donna mentre cavalchiamo una marea di canti ululanti, di tamburi rimbombanti, che battono e risuonano come il tuono dell’apocalisse. Il suono è assordante e assassino, il mio corpo freme; non è completamente mio e guido la donna verso la terra dei morti. Lei parla con le loro voci, le voci degli antenati e degli Dei. Un’altra Dea ci dice la stessa cosa: ci sbagliamo, i morti sono intorno a noi, non solo in questa notte.

Il Segugio

I

Sono seduto a gambe incrociate sul pavimento, il Segugio è in fronte a me e il rullare dei tamburi tutto intorno a me. La mia pelle è coperta da un unguento del velo, e possa sentirlo tirarmi più veloce, più forte e più in profondità. I battiti del mio cuore sembrano impazziti, e cerco di tirarli fuori da me stesso e di offrirli al Segugio; attingendo alla vita nella terra fredda sotto di me e dal cielo nuvoloso della notte sopra di me, intrecciandoli intorno al teschio, intrecciando i muscoli della vita. Sto dando a questo segugio un corpo, portandolo in vita in quanto creatura che corre con la caccia. Una volta che il corpo è formato gli parlo; gli do un nome, uno scopo, gli dico chi è e qual è la sua missione. Gli imprimo ciò nella memoria con un sigillo disegnato sulla sua fronte.

The Hund

Vi devo delle scuse, questa storia non andrà a finire come avevo immaginato. Il Segugio è stato portato alla vita, gli ossasono stati offerti cibo e bevande e un posto ospitale al mio fuoco, per il momento. Le circostanze offrono troppa incertezza – il nostro padrone di casa vorrebbe vendere, sto pensando di lasciare Londra, non so dove vivrò per i prossimi dodici mesi. Non voglio creare un santuario e interrarvi il Segugio neonato e poi lasciarlo.

Ho immaginato di passare tra il buco nella recinzione in fondo al mio giardino e di camminare tra le tombe. Mi sono visto recarmi con una pala sulla terra alla base di un vecchio frassino e scavare tra le sue radici. Non canto (non senza aver bevuto un po’, sono un pessimo gallese), ma avrei detto all’albero e agli spiriti tra i suoi rami quello che sto facendo, per chi sto scavando e di dare il benvenuto al nuovo vicino. Nel buco avrei versato della birra – offrendola allo spirito del Fraxinus – e ne avrei lasciata un po’ per il Segugio, che sarebbe stato lasciato nella sua nuova tomba insieme al cibo. Gli avrei di nuovo sussurrato il suo nume e il suo significato. L’avrei ricoperto e l’avrei ricoperto con delle pietre per farlo stare comodo. Avrei preso la pietra più in alto, e l’avrei portata con me, in modo da restare connesso al Segugio. Avrei fatto altre offerte di birra e di carne sul santuario, e avrei ancora sussurrato parole. Parole da portare a Gwyn[1]. Parole, e richieste e favori da chiedere.

Per il momento, il Segugio siederà sul mio altare. Sarà nutrito, sarà onorato e sarà dedicato a portare le mie parole e i miei inni a Gwyn. Non so come questa storia andrà e mi scuso per non averla terminata come promesso.

***

Devo un ringraziamento a Rhyd Whildermouth per aver copiato sfacciatamente il suo stile di bloggare, con i paragrafi I, II e III. Non l’ho fatto intenzionalmente, ma ho capito perché lo usa, funziona splendidamente. Una volta accortomene, era già troppo tardi, e quindi l’ho tenuto.

 

 

[1] Divinità della mitologia gallese, signore del fair folk e dell’Altro Mondo.

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