Commentario / La Caccia e il Segugio, Parte 2&3

[Questo articolo tratta, in parte, dell’uso di sostanze potenzialmente dannose, o mortali. Tali informazioni presentate in questo articolo sono pubblicate a scopo puramente informativo]

Tre cose governano la concezione che il primitivo ha di colui che è morto; Egli vive. Egli è potente. Egli è contemporaneamente ben disposto e malevolo.

Karm Meuli, Gemmeselte Schriften

La Caccia

Cimitero delle Fontanelle, Wikimedia (Augusto de Luca)

La Caccia non è sempre stata una caccia, è stata un Corteo, un carnevale, un Mardi Gras, una parata dei morti che indossano la pelle dei vivi. La Caccia arrivò successivamente, insieme al tempo e alla perdita della memoria. Originariamente, i nostri giovani erano inviati per terre selvagge dove avrebbero conversato con i morti, con gli spiriti della terra (ungods of the landscape) e con gli dei stessi. In inverno – e possibilmente nello stesso momento in cui il loro rito di iniziazione avrebbe avuto luogo – i giovani indossavano maschere, dipengevano i loro corpi e ritornavano dalle persone che li avevano inviati a vivere separati dal resto della comunità. Durante questo tempo, essi sarebbero diventati i morti della comunità.

In diversi culti degli antenati intorno al mondo, i morti sono visti come creature da temere o con cui rimanere in contatto. I morti sono ambivalenti verso i vivi, ma il culto e le maniere appropriate possono renderli ben disposti verso di noi. Il vasto campo delle culture indo-europee tende più a vedere i morti come creature che si interessano agli affari dei vivi, preoccupati delle loro esistenze e del loro benessere, in quanto essi rappresentano la loro stessa discendenza e la loro stessa famiglia.

E’ un punto importante: i morti portano fertilità e abbondanza, che siano essi antenati, esseri ctoni, o spiriti che vivono nella natura selvaggia oltre la civiltà umana. Questo fatto trascende le culture umane, e lo ritroviamo intorno al globo e in popolazioni molto diverse. Può darsi che i confini tra questi diversi gruppi di Altri (Outsider) appaiano a volte confusi e sfumati, ma il fatto principale resta che questi spiriti portano fertilità alla Terra e alle persone.

Alcune tracce rimangono nel folklore e nelle pratiche di mezzo-inverno; nei paesi slavi, la festività del Koliada e le sue varianti comprendono gruppi di persone mascherate che vagano per le città cantando e chiedendo ospitalità. Una pratica che porta benedizioni e buona fortuna. Essi rappresentano i morti e Veles (il dio del mondo di sotto [underworld]) è colui che li manda in questo periodo dell’anno. Gwyn ap Nudd[1] ‘nel quale Dio ha messo lo spirito dei demoni di Annwn[2], per prevenire la distruzione di questo mondo’; è un Dio che è associato con la caccia, il che ci pone delle domande circa tali ‘demoni’. Se guardiamo oltre il cristianesimo, possiamo identificare questi demoni con gli andedion[3], spiriti agresti menzionati nel Lebor Gabàla irlandese, dove sono chiamati andée; i contadini dei Tuarha de Danan[4]. Per quanto riguarda la Caccia irlandese, non conosciamo con precisione l’entourage di Gwyn o Arawn, ma se ci atteniamo agli esempi del continente europeo e di altre fonti comparabili, è plausibile che questo fosse composto dagli stessi andedion che terrorizzavano nel medioevo gli scrittori del Mabinogion. Se facciamo un salto dall’altro lato dell’Eurasia, in India, abbiamo il Maruts del Rudra; un corteo di guerrieri che cavalca la tempesta che ha delle similarità importanti con il Koryos e la Caccia Selvaggia, e che ne rientrano nello schema mitologico. In particolare, i Maruts sono visti come portatori di pioggia. Ancora una volta troviamo elementi di miti che collegano la Caccia Selvaggia, e i suoi predecessori, cugini e discendenza a elementi di crescita, abbondanza e benedizioni.

Il Segugio

Non possiamo aspettarci di reintrodurre il Koryos tale e quale era per i nostri antenati, ma possiamo cercare di ridare respiro a un sistema di culto ai margini del quale molti di noi già danzano.

Il Koryos in quanto istituzione riguardava gli altri; quelli che hanno speso del tempo separati dalla società. Quelli che si sono immersi nelle cose oltre, negli dei, negli spiriti (ungods) e negli antenati. La loro pratica comprendeva la trance estatica, il cambiamento di forma e il mascherarsi. I loro dei erano quelli selvaggi e ambivalenti, che vivevano nell’oscurità, che tessevano le foreste, che cacciavano e uccidevano, e che regnavano sui morti nel regno di sotto. Per molti di noi, ciò è esattamente quello che pratichiamo. Non lavoriamo con un gruppo di parenti stretti, e a volte nemmeno con i nostri amici più stretti, ma lavoriamo con i morti, con gli dei, e lavoriamo nelle foreste, sulle colline – in posti in cui qualcosa si ostina a non scomparire nonostante gli sforzi della nostra specie. Stiamo già seguendo i passi dei nostri antenati, anche se in modi, direzioni e su strade diverse.

I nostri dei sorgono dalla terra e da ciò che la abita, ne sono una parte integrante. Distruggi la terra, hai distrutto e amputato gli dei. Se vediamo altri infiggere danno, inquinare e sconsacrare i nostri dei – perché non dovremmo usare le nostre capacità e pratiche per fermarli?

La Caccia è tanto una parte del territorio quanto i nostri antenati sono una parte di noi. Siamo già parte della Caccia quando andiamo oltre la civiltà e pratichiamo la nostra magia con i morti, o danziamo con gli dei. Non importa dove corriamo con la Caccia o quale preda cacciamo, l’importante è che ci uniamo ad essa, e che cavalchiamo con essa accettando il nostro ruolo di ‘altri’, fino ad arrivare all’espressione ultima, l’essere ‘altro’ tra gli dei.

La Preda

Il mese scorso ho descritto lo scopo di questo lavoro; creare una casa degli spiriti con un santuario che funga da altare, un punto focale per il culto e un luogo di potere dal quale possiamo appellarci alla Caccia Selvaggia ed al suo Capo.

Un Segugio passa tra noi e la Caccia.

Il mese prossimo con l’ultimo elemento del lavoro spiegherò come attivare il Segugio, e procedere alle prime offerte e alla chiamata alla Caccia. L’ultimo mese sarà Dicembre – il mese perfetto per questo lavoro, in quanto è il momento in cui la Caccia viaggia. Descriverò come ho attivato il Segugio, costruito il suo santuario, e fatto la prima offerta. Con questo schema in mente, l’obiettivo è che tu faccia lo stesso nel modo appropriato al tuo territorio, ai tuoi antenati e ai compagni di Caccia.

Questo mese ci concentreremo sul santuario. Ciò sembra appropriato, in quanto negli ultimi giorni l’inverno ci ha trovati – l’estate indiana, con le inusuali giornate calde e soleggiate, si è finalmente addolcita e ci ritroviamo con venti più freddi, alberi dorati e marroni, e i primi indizi che una stagione più scura e più dura stia arrivando.

Cimitero delle Fontanelle, Il Monacone, Wikimedia (Lalupa)

Parte della preparazione di questo lavoro consiste nel trovare un posto adeguato per erigere il santuario. Il nostro intento è di creare qualcosa che sia incentrato sull’idea dell’oltre , il Fuori (Outside), ciò che è lontano dalla nostra civilizzazione e sotto Quello che Vive. Per
questo, il sito del santuario dovrebbe essere fuori dalle città, e nella natura selvaggia. Detto ciò,  vi sono posti liminali appropriati anche nelle città e nei paesi. Io abito in una parte abbastanza centrale di Londa, ma anche di fianco ad uno dei più antichi cimiteri vittoriani. Il cimitero di Nunhead è stato aperto nel 1840, parte di sette grandi cimiteri creati per rispondere alla domanda dell’epoca. Consiste in circa 21 ettari, e anche se occasionalmente ancora vi si compie qualche interramento, è diventato praticamente una riserva naturale. È quasi completamente ricoperto di alberi, e c’è una grande diversità di vita animale e vegetale. È anche il mio posto di raccolta preferito; more, prugnole, susine e uva selvatiche. La parte alberata ha un sentiero che la percorre e serve da spazio pubblico, con gente che ci passeggia o ci porta a spasso il cane. Vi si organizzano anche eventi pubblici, come la proiezione di film nella vecchia cappella segnata dalle bombe.

Il cimitero è un posto selvaggio nel mezzo della civiltà. È un posto dei vivi e dei morti.  Io abito proprio sul suo confine; il mio giardino termina a due passi dalla tomba più vicina. Se devo creare uno spazio per la Caccia, e per interrare un Segugio, questo è il posto perfetto per me.

Nel creare un santuario per il Segugio avremo bisogno di trovare delle pietre con le quali erigere il santuario sulla casa degli spiriti. Se il posto lo permette, si può disporre il teschio sul terreno e ricoprirlo con le pietre che costituiscono il santuario. Se ciò non fosse possibile, si può anche, ed è quello che farò io, scavare una buca e sotterrarvi il Segugio con le libagioni appropriate, e poi erigervi il santuario. Il secondo metodo non solo è meno impegnativo, ma offre anche un minimo di protezione al santuario nel caso fosse scoperto.

Questo è tutto quello che dobbiamo fare per adesso: trova il tuo segugio, un posto per il suo santuario e comincia qualunque lavoro di preparazione necessario.

Bibliografia

 

Kershaw , K. 2000. The One-eyed God: Odin and the (Indo-)Germanic Männerbunde. Journal of Indo-European Studies Monograph No. 36. Washington DC

Meuli, K. 1975. Gesammelte Schriften. Thomas Geltzer Ed. Basel: Schwabe.

Parker, W. 2007. The Four Branches of the Mabinogi. Bardic Press.

Parte 3

La Caccia

La settimana scorsa sono stato al British Museum a vedere una mostra intitolata ‘I Celti: Arte e Identità’. La ragione principale per cui sono andato era di vedere un singolo artefatto, in mostra per la prima volta in Gran Bretagna: il Calderone di Gunderstrup. È un calderone d’argento creato circa 2300 anni fa, da qualche parte nell’Europa dell’Est, ma scoperto in una langa in Danimarca. È composto da numerosi pannelli d’argento, che raffigurano diversi personaggi – umani e non-umani- occupati in diverse attività. Un pannello mostra quella che è forse l’immagine più conosciuta dell’Età del Ferro ‘celtica’, quella di un uomo/dio seduto con un capo cornuto. È un artefatto che ho visto in libri, in articoli e sul web per oltre due decadi, per cui l’occasione di vederlo da vicino era imperdibile (e anche perché potevo accedere gratuitamente alla mostra grazie a un accordo tra il mio datore di lavoro e il museo).

Pannello del calderone di Gundestrup - (Wikimedia Commons)
Pannello del calderone di Gundestrup – (Wikimedia Commons)

Un altro pannello che ha catturato la mia attenzione è quello che raffigura due linee di uomini. Il primo gruppo di figure identiche, in basso, con scudi e lance, pronti ad essere immersi in un contenitore gigante, per poi uscirne a cavallo, con armature diverse. I due gruppi di uomini sono separati da una vite, o un gambo di una pianta, con baccelli o fiori (ho letto online delle similarità col giusquiamo, è una possibilità invitante). Questo pannello è stato descritto come rappresentante la fine della vita di questi uomini in quanto iniziati del Koryos, che gioiscono nell’unirsi alla tribù in quanto guerrieri e uomini.

Sul momento dell’immersione veglia un cane o un lupo, e a dirla tutta, vi è una quantità di canini sul calderone. Il segugio era centrale nel Koryos, era sacrificato durante l’iniziazione, formava il centro del loro essere nel Koryos. Se consideriamo questo calderone vecchio di circa 2000 anni in qualche modo rappresentativo, il Segugio è presente al momento della rinascita di questi uomini nell’età adulta e nel loro posto nella comunità.

In tutto il mondo indo-europeo, i cani erano visti come guardiani e custodi del mondo di sotto, psicopompi. Per i romani i lupi erano considerati il simbolo della natura selvaggia, ed il loro entrare in città era considerato un segno di malaugurio. I lupi erano l’emblema del guerriero, fedele ai propri, alla propria tribù, ma fiero e protettivo verso l’altro. I nomi personali e tribali portano i nomi di tali associazioni: Cunobelinus, Vidigabius, Vithund, CuChulaiin e perfino i Lichiani della Grecia. Abbiamo molti esempi di guerrieri di culture indo-europee che indossano pelli animali – in particolare di lupi, o altri animali marziali, per andare in battaglia. Erano gli equivalenti dei berserks; guerrieri selvaggi ed estatici per l’uso di droghe (probabilmente), che combattevano con furia e poco amor proprio.

Ciò che è interessante, è che queste figure vestite di pelli di animali sono probabilmente all’origine del folklore sui lupi mannari, che corre parallelo a quello sulla stregoneria durante il medioevo. Quando si è aperta la caccia alle streghe si è aperta anche quella ai lupi mannari. Di nuovo, abbiamo il parallelo con l’esterno, l’Altro nella foresta e oltre la civiltà. Forse il lupo mannaro non deriva del Koryos ma dai lupi oltre le mura, i vargs. I vargs erano solitari, mandati oltre le mura per punire i loro crimini sociali. Mentre il branco di lupi era il modello coordinato del Koryos, il lupo solitario, il mostro pericoloso, era il modello per il varg. Usiamo ancora l’immagine del lupo solitario per indicare alcuni dei nostri criminali.

La Preda

wormwo37-lParliamo di droghe. Quasi tutte le droghe, o almeno le loro forme ancestrali, provengono dalle piante. Qui mi interessa in particolare parlare di piante enteogene. L’uso di piante e funghi (si dimenticano tutti dei funghi) per scopi magici e religiosi è stato lungamente documentato nella storia di quasi tutte le culture umane. Un anno fa, un Dio cercava con successo di attirare la mia attenzione, e nel frattempo io l’ho conosciuto come il Dio di parecchie cose, una delle quali è l’estasi. Lavoro in un’istituzione botanica, quindi ho accesso (probabilmente) alla migliore biblioteca botanica e micologica e alle sue risorse, quindi mi sono messo a fare i miei studi. La famiglia classica di enteogeni è quella delle Solanaceae: la famiglia della belladonna fornisce un numero incredibile di piante alimentari (ed è la terza famiglia di piante agricole più importanti dopo quella delle erbe – Poaceae – e la famiglia di piselli e fagioli – Fabaceae). Non solo molte piante della famiglia delle Solanaceae sono un cibo di base, ma a tale famiglia appartengono anche alcune delle piante più velenose e tossiche, come la Mandragora, il Giusquiamo e l’Atropa. Queste piante contengono una serie di alcaloidi tropanici attivi, che funzionano interferendo con diverse parti del sistema nervoso. Come balsami topici – i rinomati ‘Unguenti del Volo- offrono un modo relativamente sicuro di sperimentare e scoprire ciò che queste piante hanno da offrire. Detto ciò, esistono comunque rischi significativi per la salute, senza considerare i rischi per coloro con problemi cardiaci o renali. Personalmente, non ritengo che questo sia un gruppo di piante con cui è ragionevole sperimentare, visto che vi sono alternative più sicure.

Vediamo quindi un altro gruppo di piante che possono dare una mano ai loro amici enteonauti. Il tujone è un’altra sostanza che offre ottime opportunità per il lavoro in trance. I tujoni sono anche conosciuti in quanto li ritroviamo attivi nell’assenzio, che è ottenuto soprattutto dall’artemisia. Si pensava che l’assenzio inducesse allucinazioni e psicosi, e per questo la bevanda fu dichiarata illegale in molti paesi. Tuttavia, siccome non è stato trovato nessun meccanismo capace di dimostrare effetti allucinogeni dei tujoni sul cervello, le proprietà dell’assenzio sembrerebbero frutto di fantasie. E in ogni caso, da quello che compare dagli studi, non sembra ci sia mai stata una quantità importante di tujoni nell’assenzio. I tujoni si trovano in molte piante comuni: l’artemisia  (Artemisia absinthum), l’artemisia vulgaris, il tanaceto (Tanacetum vulgare), l’origano  (Oreganum vulgare) e perfino nella menta (Mentha spicata), ma i livelli più alti di tujoni li troviamo nella salvia da cucina (Salvia officinalis). Nell’olio essenziale di salvia, poco più del 40% è composto da tujoni, per l’artemisia e l’artemisia vulgaris il 40% circa. 30mg/kg del peso corporeo (3g per una persona di 100Kg) risulteranno probabilmente in spasmo muscolare, 45mg  per Kg di peso corporeo (4.5f per una persona di 100Kg) possono portare alla morte se assunti oralmente, e 60mg/Kg inducono sicuramente la morte. Ho sperimentato con l’incenso di salvia per gli scorsi sei mesi, e ho usato il balsamo di artemisia per aiutare nel lavoro di trance. Fortunatamente, pratico con altri che sono aperti e contenti di partecipare all’esperimento. I risultati sono fantastici, i tujoni nel balsamo di artemisia e nell’incenso aiuta il lavoro di trance. Non creano l’esperienza, ma lavorano in modo da facilitarla; il modo migliore di spiegarlo è paragonarli al turbo del motore di una macchina, che da la spinta extra, quel qualcosa in più, senza essere il motore. Ciò è dato dal modo in cui i tujoni lavorano sul sistema nervoso; facilitano la trasmissione tra i nervi e interferiscono col processo naturale di regolazione del sistema nervoso e di innervazione. Ricordando le quantità sopra citate,  dovrebbe risultare chiaro come sperimentare con tè di artemisia (cominciare con un cucchiaino da tè – usate del miele o dello zucchero, il tè ha un gusto orribile), o con oli essenziali diluiti in unguenti o in olii portanti.

Funghi! Sono uno dei curatori della collezione micologica più grande del mondo, a Londra. Anche se ne odio il sapore, i funghi mi estasiano sotto ogni altro aspetto. Sono seriamente, ma seriamente, strani se paragonati alle piante o agli animali (a livello evolutivo, sono più simili agli animali che alle piante), funzionano in modi straordinari (per esempio, alcuni funghi hanno approssimativamente sui 27,000 organi sessuali) e riescono anche a soddisfare i nostri bisogno ricreativi. Nei funghi troviamo due sostanze importanti che sono degne di nota.

Esistono più di un centinaio di specie di funghi, tutte strettamente imparentate, che producono le sostante chimiche psilocina e psilocibina. Le specie più conosciute e le migliori sono quelle che hanno il genus psilocybe (nel nome, ndt). La maggior parte delle specie appartenenti a questo genus si trovano dappertutto, ma la maggior parte è nativa del Mesoamerica. In Eurasia, l’uso dei funghi tende a incentrarsi su un’altra sostanza chimica, e sul fungo associato. La psilocibina è piuttosto conveniente come sostanza, in quanto bisogna mangiare almeno 10Kg di funghi secchi perché risulti in un effetto tossico, di conseguenza l’avvelenamento è poco probabile, e raro. In più, non provoca dipendenza, infatti se ne sta studiando l’uso per facilitare le persone tossicodipendenti a liberarsi della dipendenza dalle sostanze di cui fanno uso. Detto ciò, la psilocibina è un allucinogeno, e in quanto tale ci dobbiamo domandare se ciò che percepiamo essere gli dei siano gli dei, o semplicemente delle allucinazioni provocate dalla sostanza. Lo stesso ovviamente vale per i componenti chimici dell’Amanita Muscaria, il fungo volante (fly agaric), l’epitome dei funghi, il fungo che impariamo a riconoscere ancor prima di sapere dire ‘tassonomia’. La sostanza chimica in questione, il muscimolo, e le sostanze associatevi, sono degli allucinogeni dissociativi, ha una tossicità più elevata, e la quantità di muscimolo e di acido ibotenico presenti nel cappello di ogni fungo puo’ variare considerevolmente.  Un consiglio da tenere in mente è che una dose di partenza potrebbe essere intorno a 5g di cappello secco (un cappello di circa 6cm di diametro pesa circa 5-6g), ma per essere sicuri, usate 4 cappelli e prendete un quarto da ognuno e non dallo stesso cappello, in modo da avere un dosaggio medio. Procederemo così poiché il livello ‘appropriato’ di allucinogeni può essere già presente in una parte dal peso di un grammo. La storia dell’uso dell’Amanaita muscaria è lunga, ed è affascinante in se ancor prima di investigarne gli aspetti biochimici e farmacologici.

Ciò che ho appena illustrato serve unicamente a scopo informativo. Usalo soltanto come punto di partenza per le tue proprie esplorazioni. E per amor degli dei, NON provare NESSUNA di queste sostanze se sei incinta o stai allattando, o se hai malattie cardiache, renali o del sistema nervoso.

In quanto streghe, incontriamo gli dei in altri posti, in spazi alterati e tempi bizzarri. Con essi danziamo, li applaudiamo e lasciamo la nostra orma accanto alla loro. Suoniamo tamburi, facciamo risuonare le nostre voci, e ci distruggiamo, e balliamo e ci dimeniamo con loro. Il nostro rapporto con le droghe è totalmente fottuto; ci vendono la caffeina per strada ma la cannabis la dobbiamo andare a cercare dietro gli angolini e nelle stradine. Ci vendono ogni tipo di sostanze e stimolanti mentali per tenerci produttivi, o calmi, o felici – ma dobbiamo rivolgerci allo spacciatore per altri tipi di droghe che fanno praticamente la stessa cosa. Non sto suggerendo di legalizzare l’eroina o la cocaina, le quali sono legate a una rete globale di sfruttamento nelle quali dei poveri ignari si trovano vittima, volendo o nolendo. Vorrei solo suggerire che cominciamo a ricostruire la nostra relazione con le piante, e che le portiamo alla collina del sabba, nelle campagne o nelle grotte. Fai che siano parte del rituale, e lascia che ti trasportino nella danza con gli dei e il tuono, di notte, al seguito della Caccia.

Il Segugio

Abbiamo raggiunto la fase finale della preparazione: abbiamo un segugio, un santuario e un posto in cui costruirlo. La parte finale di questa operazione, l’interramento e la libagione del mese prossimo (la settimana prossima, ndt) consiste nel caricare e dare vita al teschio. Il teschio che ho io è stato sul mio altare per gli scorsi due mesi, nutrito, rinfrescato con acqua, e gli ho rivolto preghiere e complimenti. Abbiamo due opzioni generali a questo punto. La prima è quella di incoraggiare e ospitare uno spirito canino dai mondi, in modo che risieda nel teschio e sia parte del tutto. La seconda è quella di creare uno spirito partendo da zero. Il secondo metodo è più simile a ciò che conosco e che ho fatto finora. Quello che ho intenzione di fare è usare un unguento di artemisia, e la salvia, per lavorare in trance estatica e innalzare l’energia e creare un segugio. Non è una cosa facile da preparare, in quanto tali eventi tendono a essere imprevedibili, se gli dei sono coinvolti. Basta dire che nel mio caso, non lavorerò con uno spirito che esiste già, ma ne ‘creerò’ uno per l’occasione. Questo segugio sarà poi caricato con l’intento e con la Caccia, e una volta creato necessiterà di essere nutrito e curato come qualunque altro spirito ‘selvaggio’ col quale hai stipulato un accordo. Mi rendo conto che il mio approccio non è esattamente una ‘lista della spesa’, ma è qui che le idiosincrasie e le stranezze della pratica di ciascuno vengono fuori.

Nel prossimo articolo, terminero’ questa serie con un resoconto della mia pratica, che includerà anche l’inno al Segugio che ho usato. Di tutto quello che ho scritto, è l’inno l’unica parte che mi piacerebbe vedere ripetuta, e usate nella pratica di altri, in quanto è l’anello che tiene insieme queste pratiche.

[1] Divinità della mitologia gallese, signore del fair folk e dell’Altro Mondo.

[2] L’ otherworld della mitologia gallese, a volte anche trascritto come Annowann

[3] Nella mitologia gallese, spiriti del mondo dei morti.

[4] Figure divine o semi-divine della mitologia irlandese.

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