‘U Chiamu d’a Seggia nella Tradizione Popolare Siciliana

Gira lignu,gira pignu,gira mari,gira sari,‘a mirulla a me maritu,ci avi a vutari, ri beni no ri mari.

L’articolo seguente è apparso in origine sulla pagina facebook Benedicaria, che ringraziamo per la condivisione. Puoi  anche seguire Benedicaria sul suo blog.

Il Chiamo della Sedia, detto ‘U Chiamu d’a Seggia nel dialetto siciliano, viene ancora oggi praticato in Sicilia e nel meridione in genere. L’antico rituale prevede l’utilizzo di una sedia di legno con la seduta in paglia (tradizionalmente veniva utilizzata una sedia presa o rubata da una chiesa. Ciò accadeva quando nelle nostre chiese non erano ancora utilizzate le panche di legno, i cosiddetti banchi, per cui si prendeva a noleggio con una somma simbolica una sedia da “lu siggiaru” o “la siggiara”), che viene afferrata dalla fattucchiera e poi fatta roteare sospesa su un solo piede. Nel fare tutto ciò vengono pronunciati alcuni antichi scongiuri.
Il Chiamo della Sedia ha molteplici finalità. In genere, ha lo scopo di vincere la volontà di una persona, per cui viene utilizzata per rafforzare le fatture amorose. Viene anche utilizzata per far ritornare a casa le persone che ritardano e, ancora, per curare alcune malattie, fra le quali anche l’emicrania.
E’ un rituale che si ritiene a torto di origine napoletana: tutti gli scongiuri popolari, infatti, non hanno un’origine e/o una provenienza ben precisa, essendo il portato di una lunga tradizione fatta di “lasciti” e di una diffusione orale capillare, nonché espressione di una medesima cultura che accomuna diversi popoli.
Rileva, in ogni caso, la circostanza che esso sia molto diffuso in Sicilia, ove veniva praticato con grande naturalezza tra la gente di paese o dei quartieri popolari: («Cummari, c’ha facissi ‘a seggia a me maritu ca avi tri ghiorna ca non s’arricogghi!», la cui traduzione è la seguente: «Comare, gliela fate la sedia a mio marito che ha tre giorni che non ritorna!»).
Come avviene di solito, esistono diverse varianti dello scongiuro, alcune delle quali si riducono a pochi versetti. Il fatto, quindi, che esso sia più o meno lungo non costituisce un sintomo sicuro della sua autenticità.

Ecco alcuni chiami che venivano praticati anticamente e che vengono riportati nella storiografia delle tradizioni popolari siciliane:

“Gira lignu,
gira pignu,
gira mari,
gira sari,
‘a mirulla a me maritu (o a me mogghi)
ci avi a vutari,
ri beni no ri mari.”
(Randazzo, provincia di Catania)

Traduzione:

“Gira legno,
gira pigna,
gira mare,
gira sale,
il cervello a mio marito (o a mia moglie)
gli si deve girare*,
a fin di bene no a fin di male.”

*(“far girare o far perdere la testa”).

Se tali versi sono recitati per il fidanzato si aggiunge:

“chi prestu m’avi a spusari” (“che presto mi deve sposare”). Contemporaneamente si fa girare la sedia imprimendole il movimento con la mano sinistra. Gira la sedia e gira il cervello “’a mirulla”, della persona amata.

In un altro “Chiamo della Sedia”, il Diavolo deve andare a prendere l’uomo amato:

“Vota lignu,
vota navi,
vota suli:
diavulu, a lu Tali e Tali,
pirchì è duru comu un pignu,
pirchì è granni quantu un mari,
pirchì è lu primu amuri,
mi l’ha’ ghiri a pigghiari.”
(Acireale, provincia di Catania)

Traduzione:

“Gira legno,
gira nave,
gira sole:
diavolo al (Nome) e (Nome),
perché è duro come una pigna,
perché e grande quanto il mare,
perché è il primo amore,
me lo devi andare a prendere.”

Uno dei modi con i quali si poteva procedere era il seguente: per nove giorni consecutivi, all’alba, a mezzogiorno e a mezzanotte, la fattucchiera prendeva una sedia di legno, la faceva roteare vorticosamente su di un piede solo, mentre recitava i potenti “Chiami” che servivano a rendere sottomessa la persona alla quale i chiami stessi erano destinati.
Lo scongiuro poteva avvenire alla presenza di chi lo aveva chiesto (in genere mogli abbandonate o male femmine che volevano rompere la serenità matrimoniale altrui), che rimaneva in “religioso silenzio” mentre venivano recitate le parole che componevano lo scongiuro.

(Cfr., per alcuni riferimenti, la pagina facebook di: “Preghiere e scongiuri popolari siciliani”. I due “Chiami della Sedia”, sono tratti da: “Scongiuri del Popolo Siciliano, di Giuseppe Bonomo).

Mallorie Vaudoise / Cattolicesimo popolare, dal Sud agli States

Il ‘popolare’ in ‘cattolicesimo popolare’ non significa ‘semplice’ o ‘pittoresco’. Significa ‘che rispecchia un consenso collettivo che non è legittimato dall’autorità ecclesiastica’. Questo consenso collettivo è radicato nel vedere le cose come sono: infestate, estatiche, erotiche, ed è molto più antico di duemila anni.

Mallorie Vaudoise è una spiritualista di origini italo-americane. La pratica di Mallorie si basa sulle tradizioni della spiritualità e della magia popolare che sono arrivate sul continente americano tramite le migrazioni di massa dal Sud Italia verso gli Stati Uniti del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Il suo lavoro è un esempio di come le pratiche spirituali del territorio italiano (in maniera non differente da altre tradizioni magiche) abbiano saputo viaggiare, impiantarsi, e continuare a vivere grazie alla cura dei discendenti dei migranti che le avevano importate. Il suo blog, Italian Folk Magic, è un viaggio tra le tradizioni magico-popolari italo-americane e  italiane, tra le pratiche ancestrali e la loro continuazione nel Nuovo Mondo. In questa intervista discutiamo con Mallorie di tradizioni italo-americane, di Madonne, di spiriti e di molto altro.

Puoi seguire Mallorie sul suo blog e sulla sua pagina facebook. Per leggere la versione originale in inglese di questa intervista clicca qui

Hamelin: Puoi raccontare brevemente ai nostri lettori delle tue origini? Com’è nata la tua passione per la magia popolare italiana?

Mallorie Vaudoise: Sono nata in una famiglia italo-americana vicino a Boston, in Massachusetts. La famiglia di mia madre è di Avellino, in Campania. La famiglia di mio padre viene da L’Aquila, in Abruzzio (Mallorie Vadoise è il mio nome di penna e non riflette le mie origini). Come molti immigrati, i miei nonni e bisnonni furono vittime di forti discriminazioni. Per questa ragione, i miei parenti mi hanno insegnato a parlare solo in inglese, e c’è un vuoto nella mia famiglia per quanto riguarda la trasmissione della cultura (italiana, ndr). Nonostante ciò, sono cresciuta con molti valori italiani: il cibo, la famiglia, la lealtà e così via.   

Sin dalla tenera età sono stata predisposta a quelle che adesso riconosco come esperienze medianiche. La presenza dei miei antenati e spiriti guida è sempre stata forte. Le mie capacità di medium si sono sviluppate grazie a una combinazione di pratiche basate sulla fisicità, sulla preghiera, sulle sostanze capaci di alterare la coscienza e su eventi iniziatici spontanei.

Ho cominciato a ricercare la magia popolare italiana per dare una forma e una voce a queste esperienze interiori. Inizialmente fui molto colpita dalla presenza visiva della cultura italiana a New York City, dove vivo al momento: le feste, le processioni, gli altari di strada, e le parrocchie italiane piene di ex-voto. Le mie esplorazioni mi hanno portata alle ricche e affascinanti culture orali italiane, e in particolare alle preghiere popolari nelle lingue regionali e alle tradizioni musicali della tammurriata e della pizzica tarantata. Questo è il fulcro della mia pratica personale in quanto spiritualista italo-americana.

Oltre alla mia passione per la magia popolare italiana, sono anche coinvolta in diverse tradizioni del Nuovo Mondo. Sono iniziata al Quimbanda e all’Ocha (anche conosciuta come santeria), e ho in parte ricevuto una formazione nella tradizione dell’espiritismo.

H: Quali sono le tradizioni che hanno viaggiato con gli immigrati italiani, specialmente dal Sud Italia? Quali sono le maggiori figure venerate, le credenze e le pratiche?

Altare di San Giuseppe a Salemi, Sicilia

M: I migranti italiani negli Stati Uniti sono arrivati soprattutto dal Sud. Si stima che l’84% degli italo-americani affondi le proprie proprie radici al Sud. Per questo la cultura italo-americana riflette una prassi e una visione del mondo che è tipicamente meridionale.

Le figure sacre al centro di queste pratiche e di queste credenze variano parecchio. La maggior parte degli immigrati italiani si stabilirono con persone del proprio comune, e la loro devozione pubblica resta diretta al patrono del vecchio paese. A New York, abbiamo, tra le tante, alcune processioni molto partecipate dedicate a San Rocco (Potenza), la Madonna del Carmine (Nola), Santa Rosalia (Palermo), Maria SS Addolorata (Mola di Bari), San Gennaro (Napoli). A New Orleans la festa di San Giuseppe è molto popolare, e i devoti preparano altari stravaganti in suo onore. A Boston, c’è una festa dei pescatori in onore della Madonna del Soccorso (Sciacca), in cui si benedicono le acque per la pesca. E questo è solo un piccolo campionario delle figure sacre italiane che sono oggetto di devozione negli Sati Uniti.

H: A che punto queste tradizioni sono ancora vive tra gli italo-americani?

M: Queste tradizioni sono ancora vive in molte comunità. Tuttavia, le comunità italo-americane sono un fenomeno che si va via via riducendo. Durante il periodo di migrazione intensa, le comunità italo-americane fiorirono in condomini pericolosamente affollati. Una volta guadagnati abbastanza soldi, molti immigrati ritornavano in Italia, o si trasferivano in case migliori nei sobborghi residenziali, dove erano isolati dalla propria comunità.

Troviamo gli esempi più importanti di queste tradizioni nei luoghi in cui c’è ancora una cultura italo-americana forte: New York, New Orleans, New Jersey, Boston, San Francisco. Queste comunità celebrano le feste che riflettono l’origine dei migranti italiani che vi si stabilirono. Una raccolta dettagliata della feste patronali italo-americane è disponibile qui grazie a Il Regno, una rivista culturale per i bambini della diaspora del Sud Italia.

H: Molti pagani italiani contemporanei reputano il Cattolicesimo, incluso il cattolicesimo popolare, incompatibile con una visione pagana o animista del mondo. Pensi che sia così?  

M: Certo che no! La radice della parola ‘cattolico’ è ‘universale’, proprio nel senso di riconoscere la natura animista del mondo e di incorporare certi spiriti in un pantheon ufficiale. Nel cattolicesimo popolare italiano, troviamo chiese costruite su antichi templi pagani e divinità pagane mascherate da santi e madonne. Il ‘popolare’ in ‘cattolicesimo popolare’ non significa ‘semplice’ o ‘pittoresco’. Significa ‘che rispecchia un consenso collettivo che non è legittimato dall’autorità ecclesiastica’. Questo consenso collettivo è radicato nel vedere le cose come sono: infestate, estatiche, erotiche, ed è molto più antico di duemila anni.

La radice della parola ‘cattolico’ è ‘universale’, proprio nel senso di riconoscere la natura animista del mondo e di incorporare certi spiriti in un pantheon ufficiale.

H: Ma c’è una sentimento per cui queste tradizioni ci arrivano con un bagaglio di bigottismo, controllo morale e una storia di violenza e di oppressione. Come navighi queste contraddizioni?

M: E’ così anche negli Stati Uniti, dove la chiesa ha attivamente galvanizzato il supporto dei cattolici per politiche che opprimono le donne e gli omosessuali, mentre commetteva il crimine atroce dell’abuso sessuale dei minori. Vedo certi praticanti anglofoni di arti magiche che sono così presi dal voler abbracciare la visione del mondo del cattolicesimo popolare che sono pronti a ignorare le tragedie di cui la chiesa è responsabile. Questo tipo di dissonanza cognitiva non è salutare, né per i le vittime che sono in vita, e che vedono la loro sofferenza minimizzata dagli altri, né per quelli che la vivono in prima persona.

Tuttavia, il nostro territorio politico e spirituale cambia alla stessa velocità in cui cambia l’ambiente che circonda. Più entriamo nella fase finale, e spaventosa, del cambiamento climatico, più siamo chiamati a confrontare il bigottismo, la violenza e l’oppressione, sia dentro che fuori di noi. Sfortunatamente, avrò sempre più in comune con Donald Trump che con un robot, in quanto siamo entrambi umani. Per sopravvivere abbiamo entrambi bisogno di acqua potabile, cibo e di un riparo dagli elementi. E’ in questi “teatri di guerra” che troviamo in senso alla nostra eredità collettiva, non intrattenendo una dissonanza cognitiva personale.

E vorrei sottolineare che il vincitore finale, in ultimo, sarà colui che ha la medicina più potente.

H: Nel tuo articolo sulla Stregheria, sottolinei che dobbiamo l’esistenza di molte delle pratiche popolari di devozione degli antenati, specialmente quelle legate alle reliquie umane, alle innovazioni del cattolicesimo che hanno disfatto certi tabù pagani sui morti. Come arriviamo a questo punto, e dove ritroviamo questo meccanismi nella pratica?

M: Questo è uno sviluppo importante nella nostra tradizione, che Peter Brown spiega in The Cult of the Saints, pp. 5-7:

Il cimitero delle Fontanelle, Napoli

Il culto cristiano dei santi aveva luogo nei grandi cimiteri al di fuori delle città del mondo romano: e, come per la manipolazione dei cadaveri, il culto cristiano dei santi presto cominciò a includere lo scavare, lo spostamento, lo smembramento – senza tralasciare il toccare e il baciare avidi- delle ossa dei morti e, spesso,  il posizionamento di queste ossa nei luoghi dai quali i morti erano stati esclusi in precedenza… Anche quando confinati al proprio posto, il posto dei morti, le funzioni di devozione pubblica e le tombe dei morti coincidevano in un modo e con una frequenza che neanche l’immaginazione pagana o ebraica poteva prevedere.

Idealizzare i morti era naturale per gli uomini dei tempi romani e greci. Perfino l’offrire una qualche forma di culto ai defunti, in quanto parte della famiglia o parte di un culto pubblico in caso di defunti eccezionali, come eroi o imperatori, era comune, anche se confinata a limiti ben precisi. Per cui, la pratica dell’”eroizzazione”, e specialmente del culto privato offerto dalla famiglia a un defunto morto in quanto “eroe” in una nicchia costruita per l’occasione è stata utilizzata per spiegare alcuni problemi architetturali ed artistici dei primi tempi cristiani. Ma alla fine anche l’analogia del culto degli eroi non tiene. Infatti, la posizione dell’eroe era delimitata da una mappa molto antica dei confini tra coloro che erano stati toccati dalla morte umana e coloro che ne erano immuni: le forme del culto degli eroi e quelle degli dei tendevano a essere tenute distanti. Quello che più di tutto è quasi totalmente assente nelle credenze pagane sul ruolo degli eroi è l’insistere, da parte di tutti gli scrittori cristiani, sul fatto che i martiri, proprio perché sono morti da esseri umani, godono di un’intimità particolare con dio.

Possiamo tracciare fedelmente l’aumento dell’importanza della chiesa cristiana analizzando le reazioni pagane al culto dei martiri. Infatti, il progresso di questo culto significava per i pagani il lento e orribile disintegrarsi di antiche barriere… Attaccando il culto dei santi, Giustiniano l’Apostata cita il culto come una novità per la quale non vi è riferimento nei vangeli; ma l’espressione piena del suo disgusto si manifesta nella relazione tra i vivi e i corpi dei morti che era implicita nella pratica cristiana: “Continuate ad ammassare cadaveri appena morti a cadaveri antichi. Avete riempito il mondo intero di tombe e sepolcri’. Rigirò contro i culti praticati sulle tombe dei santi il disgusto espresso dai profeti del Vecchio Testamento nei confronti di coloro che popolavano le tombe e le caverne sepolcrali per i fini sinistri della stregoneria e della divinazione.

Ciò si riflette nelle pratiche ufficiali cattoliche come la venerazione delle reliquie, in cui i cattolici cercano il contatto con i resti fisici del santo. E’ anche evidente nelle pratiche popolari come quella che troviamo al Cimitero delle Fontanelle a Napoli, dove i devoti (soprattutto donne) sono coinvolte nel contatto medianico con le vittime delle piaghe e delle guerre, tramite il contatto fisico con i teschi seppelliti nelle tombe di massa.

H: Cosa ne pensi dell’argomenti per cui molte delle pratiche popolari cattoliche erano pagane in origine? Personalmente, tendo a credere che ci sia una continuità spirituale che sottende alcune potenti figure d’divine’ femminili dell’Italia del Sud et della Campania (penso alle rappresentazioni multiple della Madonna) e un passato di venerazioni di divinità femminili pre-cristiane – la Campania era il centro del culto di Iside in Italia e un centro importante per il culto di Diana, e a Capua abbiamo ovviamente le matres mutatae. Pensi che il culto della Madonna rientri in una continuità storica più grande, o è semplicemente un’innovazione cristiana?

M: Il culto della Madonna rientra assolutamente in una continuità spirituale più grande, una che è sicuramente pre-cristiana e molto possibilmente pre-pagana. In Campania, la musica e la danza della tammurriata riflette questa continuità, che Roberto De Simone ha documentato nei suoi libri “Canti e tradizioni popolari in Campania” e “Il Segno di Virgilio”, e che ha sintetizzato nell’opera teatrale misterica ‘La Gatta Cenerentola’. La tammurriata è una tradizione di corteggiamento, di sensualità e di fertilità che si svolge sotto l’egida della Grande Dea.

In Calabria, troviamo la Madonna di Polsi, che si trova nelle vicinanze dell’antico sito greco di Locri, dove una volta si trovavano due grandi santuari: uno dedicato a Persefone, l’altro ad Afrodite. La Madonna di Polsi potrebbe rappresentare un sincronismo tra queste due dee, e in seguito con la Madonna della più recente tradizione cattolica.

Sono sicura ce ne siano altre attraverso il Sud Italia. Per esempio, ho sentito dire che in Sicilia le origini pagane di certe Madonne sono così presenti nelle tradizioni popolare che diventa difficile distringuere la Madonna dalla sua predecessora pagana, ma non ne conosco bene i dettagli.

H: Una delle differenze più importanti tra il mondo da cui arrivavano gli immigrati italiani negli Stati Uniti e il nostro stile di vita à la centralità dell’elemento onirico nella vita di tutti i giorni. E’ difficile riconnettersi con queste pratiche – specialmente se si cerca anche una componente di magia operativa – senza un mondo onirico ricco e presente. Come pensi possiamo riportare l’onirico nelle nostre pratiche?

M: L’onirico è già presente nelle nostre vite, il primo passo è quindi quello di riconoscerlo e di cominciare a rispettarlo come si deve. Per ricordare i propri sogni spesso basta soltanto volerlo prima di andare a letto, può darsi facendo precedere il sogno da una preghiera, e restare fermi immobili nel letto quando ci si sveglia mentre li si ricorda. Un diario dei sogni può essere utile, sia come registro che come oggetto totemico il quale accumula potere quando ci si scrive.

Quando la connessione con l’onirico si approfondisce, la qualità della coscienza da svegli cambia. La trance, la divinazione e il lavoro di incantesimi diventa più naturale. Questo si riflette anche nelle credenze popolari: ‘a smorfia, il gioco napoletano che traduce i sogni in immagini per vincere al lotto, è anche usato con le immagini ricevute da svegli durante stati di coscienza alterati. Per molti, questi stati possono apparire spontaneamente o in seguito all’incontro con sostanze che alterano la mente. L’obiettivo, quindi, è di imparare come ritornare a queste immagini senza l’aiuto della sostanza. E’ una capacità difficile da spiegare, in quanto ha luogo nel corpo, è un prodotto dei cosiddetti ‘sensi oscuri’ (priocezione, exterocezione, introcezione etc.) i quali, nella mia pratica, sono sotto l’egida della Madonna Nera.

Per coloro che fossero interessati, ho scritto un blog post sull’argomento, nel quale condivido diverse idee su come riconnettersi con l’onirico.

La trance, la divinazione e il lavoro di incantesimi diventa più naturale. Questo si riflette anche nelle credenze popolari: ‘a smorfia, il gioco napoletano che traduce i sogni in immagini per vincere al lotto, è anche usato con le immagini ricevute da svegli durante stati di coscienza alterati

H: Mi colpisce molto che molte delle pratiche popolari che non rientrano nel paradigma del cattolicesimo popolare sembrano essere assenti dalle discussioni sulla magia popolare italiana negli Stati Uniti. Penso al munaciello, alle janare, alle donne di fora e a tutti queli spiriti domestici e del territorio che popolano il folklore del Sud Italia. Forse queste pratiche sono troppo bizzarre per le Little Italies americane? Hai potuto constatare il tramandarsi di queste pratiche nelle famiglie emigrate negli Stati Uniti?

M: E’ una domanda affascinante. Anche io ho notato che queste credenze non sono state trapiantate negli Stati Uniti. La tammurriata, la pizzica tarantata, e le tradizioni spirituali che vi sono legate hanno subito la stessa sorte. Per gli italo-americani c’è solo una tarantella, ed è una sciocca danza per i matrimoni che è stata deprivata della bellezza e della sensualità dei suoi antenati.

Ho due ipotesi per questa omissione. La prima è che queste credenze e queste pratiche sono inestricabili dal territorio. Gli spiriti del territorio cambiano da posto a posto, e alcuni credono che gli spiriti domestici siano spiriti del territorio adattati – per esempio, gli spiriti della terra sui cui la casa è stata costruita, o dei materiali naturali usati per costruire la casa. Questa logica si applica anche alle tradizioni musico-spirituali, molte delle quali erano destinate ad alcuni siti di pellegrinaggio specifici in Italia.

La seconda, forse più probabile, è che queste pratiche non fossero accettate dalla chiesa negli Stati Uniti. Mentre la chiesa irlandese era inizialmente ostile agli immigrati italiani, col tempo ne è diventata il luogo di incontro e l’archivio sociale, addossandosi buona parte della responsabilità di salvaguardare le nostre storie in quanto popolo.

H: Puoi dire ai nostri lettori dove possono trovarti per seguire il tuo lavoro?

M: Ho un blog, ItalianFolkMagic.com, che si concentra sulle tradizioni spirituali italiane e italo-americane, in particolare quelle che includono la Madonna e i santi. Puoi iscriverti alla neswletter, e cliccare ‘mi piace’ alla mia pagina facebook per restare aggionato sulle mie nuove pubblicazioni.

Stregheria e Magia popolare italo-americana

Perché, quindi, sforzarsi di ricercare in questo senso? Importa davvero quale termine usiamo? Se coloro che dicono di pratiche la ‘Stregheria’ ne cambiassero il nome e la chiamassero ‘stregoneria’ o ‘benedicaria’, o perfino ‘magia popolare italiana’, avremmo risolto il problema?

Questo articolo è apparso in inglese sul blog Italian Folk Magic, clicca qui per leggere la versione originale. Clicca qui se vuoi leggere la nostra intervista con l’autrice, Mallorie Vaudoise. 

‘Stregheria’ è un termine usato quasi esclusivamente dagli americani anglofoni per riferirsi a una tradizione della stregoneria le cui origini si troverebbero nella penisola Italiana. Di solito il termine è acompagno da rivendicazioni ‘murrayesche’ di una tradizione iniziatica pagana ininterrotta. Il più del lavoro presentato come ‘Stregheria’ è fortemente influenzato (e forse trova le sue origini) negli scritti di Raven Grimassi, i cui devono essere letti con un occhio critico. Grimassi è una figura a dir poco controversa. Grimassi stesso, scrive:

I miei primi tentativi di diffondere informationi sulla Stregoneria Italiana cominciarono intorno al 1979 con l’auto-pubblicazione di libri e riviste. Partendo da materiali che avevo copiato nella maia tarda adolescenza e primi anni venti, creati un sistema di “outer-court” tramite il quale trasmettere i concetti di base dell’insegnamento iniziatico. Guardando indietro a quei primi concetti li trovo grossolani e amatoriali. Ma, all’epoca, sembravano rientrare in quello che la maggior parte delle persone producevano… Ripensandoci, realizzo adesso che credevo veramente in cio’ che mi era stato insegnato e che avevo imparato. Cio’ è soprattutto evidente nei miei scritti su Aradia, che presentai in un libro auto-pubblicato intitolato ‘The Book of the Holy Strega”.

Non mi interessa criticare Grimassi o giudicare in che modo altri praticanti si auto-indentificano. Tuttavia, ci sono diversi fatti che dovrebbero essere considerati quando valutiamo le affermazioni di persone che dicono di praticare, di insegnare, o che forniscono servizi magici sotto il nome di ‘Stregheria’.

‘Stregheria’ non è una parola comune in Italia. La parola più usata è ‘stregoneria’, ed ha connotazioni profondamente negative. Questo è spesso vero per le culture che rimangono ancorate a un mondo magico, sono culture che hanno ancora bisogno di descrivere l’operato di individui malevoli e spiritualmente potenti, e che non hanno alcun desiderio di rivendicare il termine per ragioni politiche. Cio’ non vuol dire che il termine sia interamente una fabbricazione; infatti appare in una manciata di testi del XVIII e XIX secolo. Ciononostante, è una parola che la più parte degli italofoni probabilmente non ha mai sentito. E un termine che allarga la distanza tra i praticanti anglofoni americani e coloro che vivono in quelle regioni in cui le pratiche dei primi trovano la loro origine.

La questione diventa più complicata quando consideriamo la diversità culturale dell’Italia moderna in quanto nazione. L’Italia, i quanti paese unificato, esiste solo dal 1861. L’idea di una un’identità etnica pan-italiana è ancora più giovane. Fino a poco fo – e ancora oggi, in una certa misura -ogni regione italiana ha il suo proprio dialetto e la sua propria identità culturale. Poiché la maggior parte dei migranti negli Stati Uniti proveniva dal Mezzogiorno e dalla Sicilia, è ragionevole aspettarsi che ognuno di questi migranti avesse proprie funzioni socio-magiche relative alla propria regione, con parole uniche nel proprio dialetto.

Alcuni praticanti moderni italofoni usano il termine ‘benedicaria’, un neologismo che enfatizza il ruolo delle benedizioni e della chiesa cattolica nella propria pratica. I praticanti della benedicaria raramente si identificano con il ruolo sociale della strega. La linea di divisione tra ‘stregoneria’ e benedicaria’ rimane sfuocato. La mia esperienza con i praticanti che usano il termine benedicaria è che tendono prestare più attenzione alle pratiche popolari storiche, il che è ammirevole. Tuttavia, non ritroviamo il termine storicamente, e possiamo ipotizzare che qualunque cosa rappresenti, questo qualcosa non è mai stato concepito come facile da etichettare o nominare.

Perché, quindi, sforzarsi di ricercare in questo senso? Importa davvero quale termine usiamo? Se coloro che dicono di pratiche la ‘Stregheria’ ne cambiassero il nome e la chiamassero ‘stregoneria’ o ‘benedicaria’, o perfino ‘magia popolare italiana’, avremmo risolto il problema?

 

Non è detto. Il vero problema non è quale parola usiamo, ma come la usiamo. E formare una relazione profonda e autentica con le persone e la terra dalla quale queste parole provengono. E per gli italo-americani in particolare, è questione di rafforzare il rapporto con i nostri antenati nel rispetto degli altri loro discendenti. Quando gli anglofoni (e gli anglofoni americani in particolare) usano la parola ‘Stregheria’ stanno mettendo in pratica una sorta di ‘esotizzazione’ e di appropriazione culturale. Non è detto che cambiare una parola per l’altra risolva questi problemi più profondi.

Se torniamo un attimo a Grimassi, notiamo che molto del suo lavoro è basato sulla ricostruzione dell’antica religione etrusca. Gli etruschi abitavano le regioni oggi note come la Toscana, l’Umbria occidentale, e il Lazio del nord. Al contrario, circa l’84% della diaspora italo-americana proviene dal sud e dalla Sicilia. Per la maggior parte delle tradizioni familiari e delle pratiche di religione popolare italo-americane, le quali vengono dall’Italia del Sud, la ricostruzione della religione etrusca non serve a molto. Un praticante le cui radici si trovano a Napoli sarà meglio servito dallo studio del culto di San Gennaro, dal culto delle anime pezzentelle del purgatorio del Cimitero delle Fontanelle o dal culto di Mamma Schiavona a Montevergine, culti che, a differenza da quello etrusco, esistono ancora oggi in quanto tradizioni viventi, e non ricostruzioni.

Sono proprio queste tradizioni che alcuni cercano di negare tramite la pratica della Stregheria.  Certo, vi sono tante ragioni legittime per non sentirsi a proprio agio col cristianesimo e con la chiesa cattolica in particolare. Tuttavia, alcuni dei culti italiani in apparenza pagani trovano origine nella tarda era cristiana – per esempio, il culto della Madonna delle Galline, un’emanazione della Madonna coperta di galline che risale al XVII secolo (per davvero). In modo simile, il culto necromantico della anime pezzentelle e delle anime senza testa non trova origine, contrariamente a quanto si possa pensare, nel culto degli eroi pagani. Nella sua opera classica The Cult of the Saints, Peter Brown mostra come perfino il culto dei santi in quanto defunti della comunità collettivi, e non dell’individuo, fu possibile unicamente grazie all’innovazione del cristianesimo. Il cristianesimo nascente ruppe molti dei tabù pagani ed ebraici relativi alla venerazione degli antenati, incluso il contatto con i resti dei morti. Rimuovere queste tradizioni dalla loro matrice cristiano non è solamente storicamente inaccurato ma, come la studiosa Sabina Magliocco scrive: “fa violenza al modo in cui i praticanti di queste [tradizioni viventi] percepiscono loro stessi”.

Naturalmente, con questo non voglio suggerire gli italo-americani debbano semplicemente emulate i loro cugini mediterranei. Farlo sarebbe ugualmente problematico, e ignorerebbe il fatto che alcune ricche tradizioni culturali, inclusi interi dialetti, si sono conservati meglio negli Stati Uniti che nel paese d’origine. L’approccio più produttivo è quello di considerare la storia reale, piuttosto che quella immaginata: una storia che include la cristianità e il trauma della migrazione. E così che risvegliamo i nostri santi.

Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio

Dalla credenza che il malocchio si trasmetta tramite le sguardo, l’antidoto: oggetti di forma circolare capaci di ricordare il bulbo oculare e in grado di sostituire quello della vittima, attirando e trattenendo quanto a questa indirizzato.

Amuleto sardo

Girovagando per l’isola, da nord a sud e da bancarella a raffinata gioielleria, si può incappare in ciondoli, orecchini e bracciali tutti raffiguranti il medesimo simbolo: una pietra nera (onice od ossidiana) incastonata in due coppette d’argento. Quello che, forse, pochi sanno è che, prima di essere un gioiello, la sabegia (coccu/kokku o pinnadellu, a seconda delle zone di provenienza e produzione) è un antichissimo amuleto della tradizione sarda composto da argento e pietre dure. Leggi tutto “Gioielli e amuleti sardi contro il Malocchio”

Ho conosciuto una guaritrice di campagna

Sono nato nell’Isola in cui due dee “Demetra e la figlia Kore, per prime si mostrarono per la fecondità della terra, in cui senza che si semini e si solchi, crescono orzo e frumento,viti dai grossi grappoli” (Cfr. Biblioteca Storica di Diodoro Siculo).

 

Puoi seguire Benedicaria sul suo blog e sulla sua pagina Facebook

Sono cresciuto in una famiglia “matriarcale”, composta da mia mamma Domenica e mia nonna materna Concetta: mio papà Nicolò venne a mancare quando ancora dovevo compiere cinque anni. Leggi tutto “Ho conosciuto una guaritrice di campagna”

Al Cummins: Cypriana, Grimoire Magic and Fairie

Alexander Cummins (Ph.D) is an historian, a poet and a divinator whose work is mainly concerned with folk magic, nigromancy and divination. He is one of the editors and among the authors of Cypriana: Old World, an anthology of writings exploring the myth and the practices of the Saint Patron of necromancers and magical books. Doctor Cummins has also authored a series of articles on the English tradition of Fairie, as well as a number of articles online and in print. Amongst his interests are love magic, planetary magic and the relationship between emotions and magical practices. On these topics Al also holds a series of webinar, the latest of which deals with planetary incantation. In this interview we discuss grimoire magic, the Fairie tradition and the Good Saint Cyprian. We are thankful to doctor Cummins for lending us his words and his time. Leggi tutto “Al Cummins: Cypriana, Grimoire Magic and Fairie”

Al Cummins: Cypriana, Magia dei Grimori e Fairie

Alexander Cummins (Ph.D) è uno storico, un poeta e un divinatore il cui lavoro si concentra sulla magia popolare, la negromanzia e la divinazione. Al è tra i curatori e gli autori di Cypriana: Old World, una raccolta di scritti che esplorano il mito e le pratiche legate al Santo Patrono dei negromanti e dei libri di magia. Il dottor Cummins è anche autore di una serie di articoli sulla tradizione inglese di Faerie e di una serie di saggi online e sulla carta stampata. Tra i suoi interessi ci sono la magia amorosa e quella planetaria, cosí come il rapporto tra emozioni e pratiche magiche. Su questi temi Al tiene una serie di webinar, l’ultimo dei quali sulle incantazioni planetarie. In questa intervista discutiamo con Al di magia dei grimori, della tradizione di fairie e del Buon San Cipriano. Ringraziamo di cuore il dottor Cummins per averci prestato le sue parole e il suo tempo. Leggi tutto “Al Cummins: Cypriana, Magia dei Grimori e Fairie”

Crisma de l’Orcu

L’idea è quella di creare un olio che possa connettere chi lo usa con gli spiriti che abitano un certo luogo.

Donn Kenn

La preparazione e l’uso di questo olio fa parte di tutta una serie di pratiche che uso per entrare in contatto con i poteri di un certo luogo.
La stregoneria è spesso questione di scambi, va da se che per accedere a questi poteri, è necessaria dedizione e cura. Leggi tutto “Crisma de l’Orcu”

Segreto per far comparire tre Spiriti nella vostra stanza dopo cena

«ha fatto comprare incenso benedetto per affumigare la stanza e preparare una tavola e altri oggetti superstiziosi, dicendo che sarebbero venute le Streghe a mangiare e danzare»

Pubblichiamo con un piacere uno scritto di Benedicaria, il ‘Segreto per far comparire sotto forma di Damigelle o Gentiluomini tre Spiriti nella vostra stanza dopo cena‘, in cui si incontrano le tradizioni popolari siciliane e la magia dei grimori.

Puoi seguire Benedicaria sul suo blog e sulla sua pagina Facebook.

Anche i Grimori (libri di Magia Cerimoniale) riportano i metodi che si usavano per chiamare (evocare) le “Dominae Nocturnae” (Signore della Notte), le quali nell’Ottocento l’etnologo palermitano Giuseppe Pitrè rinveniva in maniera diffusa nella Magia Popolare Siciliana con diversi nomi: «Le Donni di Fuora, dette pure Donni di Locu, Dunnuzzi di Locu, Donni di Notti, Donni di Casa, Donni, Dunzelli, Signuri, Belli Signuri, Patruni di Casa, Patruni du’ Locu, Diu l’accrisci, sono esseri soprannaturali, un po’ Streghe, un po’ Fate».
Il Beato Giacomo (Iacopo) da Varazze, già nel XIII secolo (1200), racconta di alcuni contadini che avevano ospitato San Germano e che – dopo la cena – riapparecchiavano la tavola per “le buone donne che vengono di notte”. Leggi tutto “Segreto per far comparire tre Spiriti nella vostra stanza dopo cena”

La Brigata e Stregoneria Pratica / Aggiornamenti 2017

Sono passati un anno e mezzo da quando La Brigata di Notte si è affacciata per la prima volta al mondo online. In questo anno e mezzo ne è passata di acqua sotto i ponti, ed è forse giunto il momento di fermarsi un attimo per fare il bilancio di questi diciotto mesi, e per capire dove vogliamo andare come sito. Leggi tutto “La Brigata e Stregoneria Pratica / Aggiornamenti 2017”