Breve Storia del Curanderismo (I): Le origini

Come in natura la biodiversità rafforza un ecosistema anziché minacciarlo, così accade anche con la cultura. Nonostante il sangue, la Conquista e il suo orrore, l’America divenne il luogo dell’incontro di tre continenti.

Questa é la prima parte parte di una serie di tre articoli, Breve Storia del Curanderismo. Le prossime parti saranno pubblicate nel corso del mese di Ottobre.

Immagine azteca del cosmo, dal Codice Fejérváry-Mayer

Il Curanderismo é una tradizione di medicina popolare di origine nativo americana, ormai divenuta mestizia (meticcia), in quanto mescolata con tradizioni africane ed europee. La parola Curanderismo viene dal termine spagnolo “curandero” (o curandera) che indica il guaritore popolare. Essendo un sistema sincretico le sue caratteristiche possono variare in base al background religioso, etnico o addirittura tribale del praticante.

In alcuni casi, i curanderos meso e sudamericani sono definiti “uomini di conoscenza” o “uomini di medicina” qualora siano stati addestrati secondo le tradizioni indigene. Ogni operatore ha una pratica distintiva che è spesso stata appresa all’interno di un contesto famigliare, comunitario o tribale.

Esistono essenzialmente due modi in cui i curanderos possono diventare tali: il primo è per trasmissione diretta da maestro ad apprendista; il secondo per apprendimento attraverso il sogno o altre forme di rivelazione sovrannaturale. Le due vie possono escludersi oppure essere complementari.

Castaneda, in riferimento alla dottrina esoterica che gli sarebbe stata trasmessa dal brujo yaqui don Juan, parlava di un pan-indianismo precolombiano. Nonostante la veridicità dei resoconti dell’antropologo peruviano sia ancora dibattuta, questa affermazione non è del tutto scorretta.

Durante l’ultima fase (830-950 d.C.) del “periodo classico” (250-950 d.C.) della civiltà Maya, le popolazioni del nord del Messico, militarizzatesi a causa dei continui scontri con i popoli nomadi, scesero verso la penisola dello Yucatan e conquistarono le città maya. I Mexica (noti col nome errato di “Aztechi”) dominanti dichiararono di essere redi dei Toltechi e imposero la cultura nord-messicana a tutta la parte centrale del continente americano. I Toltechi prima dei Mexica erano stati una popolazione di lingua nahuatl (come gli stessi Mexica) distrutta dall’incursione chichimeca nella loro capitale, Tula. Per via del grande sviluppo artistico e scientifico, la parola toltecayotl era diventata sinonimo di “saggio” o “artista”, motivo per il quale i Mexica giustificavano il proprio potere affermando, a ragione, di essere loro stessi eredi di questa cultura.

Maya
Il Rilaj Mam, idolo Maya (Antigua, Guatemala)

La conquista delle terre maya da parte dei Mexica permise la nascita di una cultura maya-tolteca. Infatti, non solo la classe dominante impose elementi tipici della toltechità, come il culto del serpente piumato Quetzalcoatl (Kukulkan, per i Maya) o l’uso del calendario sacro Tonalamatl (Tzol’kin in lingua maya yucateca) ma assorbì elementi locali. Fu questa mescolanza di popoli, sangue e conoscenza a far sì che nel Messico precolombiano emergesse il “pan-indianismo” di cui sopra, per quanto declinato in base alla zona geografica e alle etnie che lo integrarono. Per esempio, anche Totonachi e Mazatechi, pur avendo una propria cultura, condividono una base di credenze e pratiche “tolteche”.

I Toltechi non erano stati la prima popolazione centroamericana. Quando abbandonarono le terre del nord, la città di Teotihuacan era già in una fase di decadenza, dopo uno splendore di mille anni. Grazie a loro, le civiltà mesoamericane avevano un patrimonio filosofico, artistico e medico solido, diffuso e armonicamente inserito in una spiritualità allo stesso tempo immanente e trascendente: il Nahui ollin teotl, che si potrebbe tradurre come “quattro movimenti dell’energia” o “movimento delle quattro energie”.

La parola nahuatl per indicare i sistemi per la preservazione e il ristabilimento della salute è Huehuepatli, ovvero “Grande Medicina“. Si basava su trattamenti che oggi definiremmo “allopatici” quali l’utilizzo delle erbe, dei massaggi, delle saune, fino ad arrivare a dei veri e propri interventi di chirurgia; ma anche su trattamenti “sciamanici” quali l’incubazione dei sogni, la ricerca di visioni di guarigione, la preghiera, la cerimonia e l’utilizzo di piante psicotrope.

È interessante notare che molte di queste intuizioni erano presenti anche all’interno della medicina europea, dove però si era già verificata una frattura tra la medicina “dotta” e quella “popolare”. La prima, dominio di medici e filosofi, era basata sulla riscoperta e sullo studio dei testi legati alla medicina degli antichi Greci e Latini, ma più in generale di tutti i popoli affacciati sul Mediterraneo, i cui autori principali, Ippocrate e Galeno, erano stati riscoperti durante il medioevo. Era legata ovviamente all’erboristeria e includeva dottrine quali quella dei quattro umori e delle quattro qualità, il suo centro principale era Salerno. La seconda, più selvatica, si basava su una conoscenza empirica della virtù delle erbe e su rimedi superstiziosi, in genere in mano alle donne del popolo, che alcuni studiosi ipotizzano essere eredi di culti estatici di matrice celtica e, o, facenti parte di gruppi di guaritori. Insomma, le “streghe”.

Gli spagnoli nel ‘500 furono i portatori tanto della medicina colta quanto della medicina popolare, ma non solo… facendo ricorso al mercato degli schiavi, importarono in Messico anche alcune culture tradizionali africane, soprattutto quella dell’Africa occidentale, in quanto il “black holocaust” iniziò dal Dahomey, attuale Benin.

Oggi la diffusione dei culti ancestrali africani nell’America centrale e meridionale è uno stereotipo. Il culto principale dell’Africa occidentale, il Vodun[1], si trasformò nell’entrare in contatto con le terre del Nuovo Mondo, ruscellando in moltissime tradizioni locali come il Voodoo dominicano, il Voodoo di New Orleans, la Santeria, il Palo Santo, il Palo Mayombe, la Macumba e l’Umbanda, solo per citarne alcuni, arricchendosi o corrompendosi sia con elementi europei, come il culto dei santi, sia con elementi nativo-americani, come nel caso dei Caboclos presenti nell’Umbanda e che rappresentano un culto a sé stante. La stessa cosa capitò con i sistemi medici tradizionali.

Successivamente, anche altre tradizioni europee, come ad esempio la Braucherei olandese, approdarono sulle sponde americane e si mescolarono con elementi autoctoni creando nuove correnti. Come in natura la biodiversità rafforza un ecosistema anziché minacciarlo, così accade anche con la cultura. Nonostante il sangue, la Conquista e il suo orrore, l’America divenne il luogo dell’incontro di tre continenti. Questa fu l’origine tanto del Curanderismo moderno quanto delle mille facce del Voodoo.

Ticitl: il curandero dell’antichità azteca

Il ticitl, termine generico per indicare il medico in nahuatl, godeva di uno status e di un carisma sociale elevati per all’interno della cultura mexica. Esistevano diverse specializzazioni per i ticitl, alcune dalla connotazione “magica” più preponderante rispetto ad altre, che invece si avvicinavano maggiormente a una forma di medicina dalle caratteristiche allopatiche. Ne cito alcuni: i texoxotla praticavano una forma di chirurgia, i teixpatiani erano specializzati nelle malattie degli occhi e i teizminiqui praticavano salassi.

Tra i ticitl più sciamanici, invece, possiamo ricordare:

  • nahualli: sacerdoti del dio-mago Nahualpilli, associato e confuso con il dio-Giaguaro della pioggia Tlaloc. Ai nahualli venivano attribuiti poteri metamorfici utilizzati anche a fini terapeutici.
  • tonalpouhqui: indovini, che utilizzavano i calendari per stilare un oroscopo al momento della nascita di una persona, da cui si poteva desumere i compiti che l’attendevano nel corso della vita, ma anche le malattie a cui questa sarebbe stata più vulnerabile.
  • temixihuitani: levatrici con la funzione di battezzare il nascituro e di presentare il neonato agli dei del cielo e della terra, ma possedevano anche una competenza erboristica.
  • tetlacuicuiliani: “estraevano” i principi spirituali che provocavano la malattia introducendosi nel corpo e nell’anima degli esseri umani.
  • tepatiani: curavano utilizzando le erbe.
  • tetatonalmacani: riportavano indietro dal Mictlan (l’inframondo) un’anima perduta.
  • payni: erano medici-messaggeri, che attraverso cerimonie di intossicazione sacra effettuavano un viaggio spirituale per giungere al cospetto degli spiriti e conoscerne il volere (spesso, anche per conoscere le origini di una malattia).

Le streghe esistevano nel folklore Mexica già prima del contatto con gli europei. A volte erano persone in carne e ossa, donne dedite alla magia, altre volte, come nel caso italiano delle masche[2], erano entità spirituali a cui veniva attribuiti eventi inspiegabili. È il caso della figura della tlahuelpuchi, una sorta di vampiro ghiotto del sangue dei neonati[3]. Le streghe “umane” erano spesso considerate, così come oggi, nemiche degli sciamani e, se catturate, venivano sacrificate durante riti cruenti.

In ogni caso, quando arrivarono gli spagnoli, tutte le differenze tra sacerdoti, sciamani, medici e guaritrici vennero schiacciate sotto la lapidaria colpa di stregoneria. I culti e le pratiche si fecero sotterranee, spesso mescolandosi tra loro, e dando origine al fenomeno del Curanderismo moderno.

I curanderos di oggi

Una curandera del deserto di Sonora (Wikimedia)

Per quanto tutti i curanderos si destreggino più o meno bene in tutte le arti della cura, le specializzazioni che esistevano tra i ticitl esistono ancora oggi tra i curanderos moderni. Eredi delle temixihuitani, esistono ancora oggi le parteras, custodi delle nascite che si occupano di tutto ciò che ruota intorno alla gravidanza, al parto e al primo periodo di vita del neonato. Spesso lavorano la placenta per confezionare medicine che aiutino la madre a superare lo stress del parto (pare che l’assunzione della placenta riduca la depressione post-partum) sia il bambino, in quanto la placenta, seccata e conservata potrà essere utilizzata nel caso di malattie gravi nel corso della vita.

Ci sono gli hueseros, gli aggiusta-ossa che riescono a rimettere in sesto il sistema scheletrico attraverso l’uso di piante che calcificano più in fretta le fratture o le capanne del sudore come mezzi di purificazione del corpo e di eliminazione delle tossine.

Tra i curanderos legati a una medicina tradizionale più “empirica”, abbiamo ancora gli yerberos, ovvero coloro che si occupano maggiormente di curare con le erbe, spesso non solo attraverso la prescrizione, ma anche attraverso l’attività di raccolta, che segue regole astronomiche ben precise e richiede rituali di preparazione per proteggersi dagli spiriti e di offerta per mantenere viva l’alleanza con le piante. Gli yerberos, spesso si occupano anche di lavorare le erbe per trasformarle in rimedi fruibili.

Come nell’antichità, anche nell’epoca moderna esistono curanderos che ricorrono più al regno dell’invisibile che non a quello della natura. È il caso degli espiritistas, ovvero gli spiritisti, che canalizzando gli antenati sono in grado di individuare la causa di una malattia e il relativo rimedio, ma anche di offrire consigli su come orientare la vita del paziente nei momenti difficili[4].

Affini agli espiritistas ci sono gli erpiritualistas, che elargiscono cure di tipo spirituale, per esempio limpie (purificazioni energetiche), offerte agli spiriti, meditazioni etc. e spesso sono radunati in templi. Questi tipi di curanderos sono più vicini alla matrice africana del Curanderismo.

Infine, abbiamo le brujas e i brujos, ovvero i praticanti di magia sia bianca che nera, in grado di curare e di maledire.

Soprattutto nelle campagne, dove la tradizione del Curanderismo è meno mestizia e si è conservata più indigena nei metodi e nella cultura, troviamo sia i granicieros, ovvero sciamani divenuti tali dopo essere stati colpiti da un fulmine, a cui la tradizione attribuisce il potere di spostare le nuvole e chiamare la pioggia, sia le tepopovas, donne sagge esperte nell’arte della pulizia energetica. Molti di questi curanderos affermano di essere chiamati alla missione di curare dagli spiriti dei Mexica morti durante la conquista, o da altri esseri divini, quali gli spiriti delle montagne o la Virgen de Guadalupe, maschera cristiana per le antiche dee della Terra Tonantzin e Coatlicue.

Note

[1] Il termine Vodun venne successivamente e significa semplicemente “spirito”. Prima della deportazione, pare che le popolazioni africane non avessero un nome per identificare le proprie pratiche ancestrali.

[2] O le macare di cui parla De Martino in “Sud e Magia.”

[3] Non vi ricorda tanto la strix?

[4] Vi consiglio di leggere Psicomagia di Jodorowsky dove l’autore racconta del suo incontro con Pachita, una curandera-spiritista.

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