Appunti sull’Autodifesa Magica

Tu insegnerai l’arte di avvelenare,
Di avvelenare tutti i signori,
Di farli morti nei loro palazzi,
Di legare lo spirito dell’oppressore.

E dove si trova un contadino ricco e avaro,
Insegnerai alle streghe tue alunne
Come rovinare il suo raccolto
Con tempesta, folgore e baleno,
Con grandine e vento.

Quando un prete ti farà del male,
Del male colle sue benedizioni,
Tu gli farai sempre un doppio male
Col mio nome, col nome di Diana,
Regina delle streghe…

(Aradia, Il Vangelo delle Streghe)

La Stregoneria può essere un affare scuro scuro. Dal momento in cui Gardner si rivelò al mondo, la comunità delle streghe ha fatto sempre più sforzi per dipingere quello che facciamo con toni chiari pastello: “fai cio’ che vuoi finché non nuoce a nessuno”, dicono certi wiccani e certe streghe, spesso attaccandosi a una Legge del Tre male interpretata e che di legge ha ben poco. Lo scopo: essere accettati dalla società, esseri riconosciuti in quanto “una religione come un’altra”. Convincere il mondo che siamo streghe buone, che non c’è ragione di temere, che sì possiamo benedire e maledire ma che raramente agiamo per nuocere. Che passiamo il nostro tempo a inviare energie positive.

Per me non è mai stato vero. Le esperienze di stregoneria più forti che ho avuto sono quelle in cui la mia magia é scorso frenetica dal mondo, alle mie mani e di nuovo al mondo per cambiarlo, plasmarlo e muoverlo come desideravo. Se avete la vocazione della strega, conoscete la sensazione: il formicolio nella mani e la smania di dover dar vita a qualcosa, ogni incantesimo un parto magico che aggiunge qualcosa di nuovo al mondo che porta il vostro marchio indelebile. Il fatto è: molte di queste esperienze nascono da emozioni profonde, e una delle emozioni più profonde che possiamo provare è il senso di giustizia, la rabbia per aver subito un torto gratuito, la sensazione di impotenza che striscia e che rischia di ammutolirci. Le chiese cristiane (o almeno, la più parte) ci si insegnano che gli ultimi saranno i primi, che la pazienza è la virtù dei forti i quali porgono l’altro guancia.

Una delle caratteristiche della stregoneria moderna è l’integrazione di questo principio di passività virtuosa, per cui i deboli devono accettare i soprusi e, nel farlo, si guadagnano il regno dei cieli, o si reincarnano in una forma di vista più elevata (sic) e che un Karma invisibile sistemerà le cose. Queste sono idee nuove in stregoneria. Nella magia delle nostre campagne la stregoneria è sempre stata vista come uno strumento come un altro, da mobilizzare in caso di bisogno. E se prendiamo sul serio l’idea per la quale la stregoneria si è sviluppata come la cugina povera della magia rituale capiamo subito perché, ancora oggi, una buona parte della magia popolare si concentrava su legamenti, fatture e maledizioni. La stregoneria è l’arma dei poveri. I contadini delle società tradizionali europee, alcune largamente feudali fino agli inizi del ventesimo secoli, avevano poche chance di rivalsi contro le ingiustizie dei nobili e dei potenti, che potevano disporre di veri e propri banditi al proprio servizio.

Il passaggio de ‘Il Vangelo delle Streghe’ riportato all’inizio di questo articolo è spesso citato come falso, anche da quelli che si rivendicano la veridicità del documento, in quanto sicuramente contaminato dall’odio per la cristianità. Quello che spesso sfugge a coloro che fanno queste osservazioni è che questi passaggi sono forse i più autentici del testo, quelli in cui cogliamo il vero spirito della stregoneria degli ultimi. Le streghe del Vangelo non sono grandi fan del pensiero positivo, al contrario, sono vittime di soprusi contro le quali si sentono impotenti. Diana, tramite Aradia, offre loro una possibilità di riscatto tramite l’appello alle forze infernali e notturne delle quali la Dea e sua figlia sono patrone. Come il biblico Davide, la strega deve ricorrere al suo intelletto e alla sua astuzia per farsi giustizia, perché non esiste nessun principio cosmico che lo farà al posto della strega stessa.

So bene che non viviamo più in società feudali, e che le nostre società hanno messo su meccanismi di retribuzione e compensazione, il sistema giudiziario e quello legale, che sono in teoria destinati a proteggere i deboli dai soprusi dei potenti. Tuttavia so anche benissimo che questi sistemi sono inefficaci, lenti, che restano sempre più accessibili a coloro che possono permetterselo e che fanno poco, o forse niente, per prevenire. Le ragioni per le quali oggi usiamo la stregoneria per l’autodifesa sono diverse da quelle che muovevano le streghe che ci hanno preceduto. Mentre le streghe di una volta era probabile agissero per proteggere i loro pochi averi, il raccolto, l’accesso alla terra, o i soprusi dei signori oggi siamo confrontati a problemi diversi.

Qualche giorno fa un amico è stato brutalmente picchiato da un gruppo di giovani, non lontano da dove vivo, perché omosessuale. Le persone che l’hanno aggredito l’hanno importunato per giorni e minacciato ripetutamente. Quando le minacce sono state riportate alla polizia, sono cadute nel vuoto più di una volta, ed è dovuto scorrere il sangue prima che fossero prese sul serio – troppo tardi. Basta aprire i giornali per avere un’idea di quante persone sono colpite ogni giorno dalla violenza misogina, razzista e omofoba. Vale lo stesso per coloro che si mobilitano per difendere la terra e i diritti dei più deboli, spesso calpestati dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine. La stregoneria non è una soluzione a tutto, ma può aiutare. Avere padronanza di alcune tecniche magiche di base, e avere pronte un paio di idee per l’autodifesa può fare la differenza. Di seguito alcuni spunti per rafforzare le vostre arti marziali magiche.

  1. Protezione / Purificazione

Molti praticanti che sono reticenti a praticare magia di attacco spesso ricorrono a operazioni di protezione e/o purificazione. Il problema è che molti praticanti tendono a credere che le proprie protezioni siano inespugnabili. Raramente le protezioni sono inespugnabili, e vi è sempre qualcuno o qualcosa che può riuscire a passare. La maggior parte delle protezioni personali magiche con cui ho avuto a che fare sembravano più agire per dare un senso di protezione al praticante che per proteggerlo da alcunché. Anche i castelli più inespugnabili un giorno o l’altro sono presi d’assalto. In più, le protezioni magiche sono effimere: non durano per sempre, hanno bisogno di essere costantemente rinnovate e possono facilmente essere disfatte da un altro praticante che sappia cosa sta facendo (o da un non-praticante mosso da forze o volontà più forti delle vostre). Questo vale sia per i cerchi magici di protezione che per altri strumenti classici come il Quintus  o la bottiglia della strega. Queste tre opzioni, probabilmente le più comuni, sono legate al luogo in cui si svolgono e sono perlopiù orientate alla protezione spirituale – anche se spesso funzionano nel tenere lontane anche le minacce fisiche (raramente una minaccia è esclusivamente fisica o esclusivamente mentale). Il punto da tenere a mente è: la protezione magica dei luoghi è una misura temporanea, non vi mette in una botte di ferro, ed  è meglio utilizzarla insieme ad altre misure.

La stessa cosa vale per le purificazioni.  Molti praticanti sono convinti che purificare un ambiente o una persona sia una specie di tasto reset, come la pulizia dei denti: la fai un paio di volte all’anno e poi di nuovo quando ti sembra che i denti siano giallognoli. L’approccio opposto è quello della ‘germofobia magica’, e mi riferisco a quei praticanti che sentono in continuazione il bisogno di purificare se stessi e l’ambiente che li circonda. E impossibile vivere in continuazione in una camera sterile: le purificazioni sono necessarie e utili quando ci approcciamo a fare qualcosa che necessita che siamo puliti, ma non sono né totali né permanenti.

Un aspetto interessante delle operazioni di purificazione è che spesso lavorano per ‘uscita allo scoperto’: risolvono questioni in sospeso tirandole fuori. Qualche anno fa vivevo in un complesso condominiale di cui il portinaio era un orribile omofobo, ma che fino ad allora si era limitato a guardarmi di sottecchi. Più volte avevo trovato insulti sulla mia porta, e la mia bicicletta era stata misteriosamente rotta nel cortile condominiale. Avevo tra le mani questo rituale di stregoneria italiana per la purificazione della casa e della persona, aspettavo la buona occasione per utilizzarlo. Pochi giorni dopo il rituale arriva il confronto con l’orribile portinaio. Le cose si fecero serie e la polizia fu coinvolta e la persona allontanata dal condominio. Il rituale funzionò, ma sicuramente non nel modo in cui l’avevo immaginato. Le purificazioni sono spesso come la febbre: esprimono i sintomi di quello che vi affligge finché non sono risolti e ne siete liberati (un punto che non è mai sfuggito ai guaritori di campagne, che sapevano bene ‘togliere il male’ vuol dire per forza confrontarlo).

Il modo più efficace di proteggere voi stessi e gli ambienti in cui vivete è quello di creare un golem che vi faccia da guardiano, o da incaricare della protezione uno spirito alleato. Questi metodi sono molto più efficaci e duraturi di quelli citati più in alto, ma richiedono più lavoro e costanza, in quanto i vostri guardiani dovranno essere nutriti e, a volte, vezzeggiati regolarmente.

  1. Bando / Allontanamento

Un rituale di bando, o di allontanamento, è un’operazione per la quale mettiamo della distanza fisica tra due persone. E’ uno dei metodi migliori per liberarsi di qualcuno che ci infastidisce, ed è una delle pratiche comuni nella magia popolare di tutto il mondo. Le operazioni di allontanamento si svolgono per lo più sotto l’egida di Saturno. Il metodo più semplice per operare un bando è quello di usare due candele, ciascuna vestita e battezzata col nome delle due persone da allontanare. Il rituale si svolge su più giorni (di solito sette o nove giorni). Il primo giorno le due candele sono vicine, l’ultimo giorno vengono lasciate consumare e sono al punto opposto della linea immaginaria che le divide.

Un altro modo di lavorare il bando è quello di produrre una figurina di ciascuna delle parti implicate nell’operazione, e di procedere allo stesso modo, con le due figurine inizialmente posizionate vicine ma che guardano direzioni opposte. In entrambi i casi, alla conclusione del rituale, le figurine sono seppellite in posti lontani e in guardando direzioni opposte. Se l’allontanamento coinvolge voi direttamente, la figurina rappresentante l’altra persona dovrebbe essere seppellita in un posto in cui non passate mai, possibilmente lontano dal vostro domicilio, o in un corso d’acqua corrente.

Le erbe propizie per i bandi sono l’assafetida, l’aglio, l’oleandro, il cipresso. Le operazioni di bando si svolgono sotto l’influenza di Saturno, e a volte di Mercurio e sempre in luna calante.

  1. Legamento

Il termine legamento ha diversi significati in stregoneria, ma in questo caso mi riferisco al legamento in quanto ‘immobilizzazione’ della vittima del rituale. Lo scopo di questo tipo di legamento è di impedire che la vittima del rituale possa nuocere al richiedente. Il modo più semplice di procedere a un legamento è quello di produrre una figurina della persona da legare per poi procedere a legarle gli arti, gli occhi e la bocca, di solito con una fettuccia (come sempre in questi casi, senza misura) di colore nero o rosso – la seta è il materiale più adatto per queste operazioni. Una volta immobilizzata la figurina, come per il bando, la sotterrerete in un posto lontano dalla vostra abitazione e in cui non passate mai, ancora meglio se sotto un masso pesante, sotto le fondamenta di un palazzo o in un cimitero. Un’altra possibilità, molto in voga tra le streghe moderne, è quello di mettere la figurina in una sostanza viscosa, come colla o miele, prima di sotterrarla. Altri mettono la bambolina in un contenitore pieno d’acqua che poi è riposto nel freezer – una soluzione che non mi è mai piaciuta, non ho nessuna intenzione di tenermi i resti di un rituale in frigo di fianco alle cosce di pollo e al gelato alla vaniglia.

I legamenti sono dominio di Saturno e si svolgono soprattutto in luna calante e nuova. Le erbe propizie ai legamenti sono la canfora, bacche e resine di ginepro, l’edera, le resine di pino e cipresso.

  1. Attacco

E’ impossibile qui riassumere tutte le forme di attacco. Alcune possono essere molto specifiche, e puntare alla produzione di risultati particolari (per esempio, incidenti che producono importanti lesioni, perdita di denti o capelli, impotenza sessuale, malattie e la morte), altre possono semplicemente invocare giustizia per un torto ricevuto. Qualunque approccio scegliate, ricordatevi che un attacco è una forma di retribuzione dura e pura e che raramente impedisce alla vittima di farvi del male, al contrario, spesso incita una reazione. Gli attacchi magici sono spesso anche le operazioni che vi rendono più vulnerabili, soprattutto se l’altra persona è un praticante, in quanto non è raro per qualcuno vittima di una fattura violenta di avere sogni, premonizioni o altri indizi che vi sveleranno in quanto autore del fatto. Se avete a che fare con un praticante di arti magiche, è possibile che l’attacco scateni una reazione e che il risultato sia una guerra magica – a questo punto, la palla passa da un campo all’altro e la probabilità che ne usciate vincitori dipende interamente dalle vostre capacità magiche.

Gli attacchi si compiono spesso per magia simpatica e del contatto, tramite l’operazione diretta su una figurina della vittima (o su una figurina che rappresenti una parte del suo corpo, se il risultato che vogliamo ottenere è di tipo fisico) sulla quale ricostruiremo i risultati che speriamo ottenere. In certe culture la figurina è sostituita da un animale che fa le veci della vittima, dopo essere stato adeguatamente preparato. E’ importante non provare compassione per la vittima (sia per quella vera che per quella veicolare) durante il rituale.

Gli attacchi magici, soprattutto quelli violenti, possono essere difficili da eseguire soprattutto perché non è rato che l’operatore soffra anche lui degli effetti negativi della propria operazione, almeno in parte. Ogni volta che fate stregoneria, una parte di voi va per forza a mischiarsi con le componenti del rituale. Più che come colpo di ritorno, trovo più utile leggere queste dinamiche in termini di ‘sporcarsi le mani’: se voglio gettare escrementi su qualcuno, è molto probabile che nel farlo mi sporcherò io stesso le mani di escrementi. Le streghe di campagna hanno sviluppato diversi modo per ovviare a questo inconveniente, il più comune dei quali è quello del capro espiatorio, vale a dire, dell’imputazione dell’operazione a un ente terzo che può gestirne meglio le conseguenze. Non è raro vedere fattucchiere di paese scaricare la colpa della fattura che stanno eseguendo all’Angelo Gabriele, al Diavolo o perfino a Dio stesso con frasi del tipo ‘Non sono io, ma è l’Angelo Gabriele che te lo comanda’ o ancora ‘Non è la mia mano, ma quella del diavolo che ti colpisce’. Spesso queste sono interpretate come fasi di potere che invocano l’aiuto di queste entità, ma più spesso sono modi di sporcare le mani di qualcun altro.

Una  forma più semplice di attacco, ma egualmente efficace, è quella onirica. Se praticate il sogno lucido, avrete più o meno un’idea di come intromettervi nei sogni di qualcun altro e, una volta intromessi, potete modificare i sogni della vittima per produrre tormenti, angosce e ansie, o semplicemente sensi di colpa. Consiglio vivamente di praticare l’incursione onirica: permette non solo di avere risultati evidenti senza ricorrere a procedure troppo truci, ma permette anche di farsi un’idea di quello che si passa nella testa dell’aggressore. Anche in questo caso, è consigliabile prendere precauzioni: se la vittima è sveglia abbastanza, potrebbe riconoscervi nel sonno. Assumere una forma diversa dalla vostra abituale dovrebbe essere una delle precondizioni assolute prima di cercare di incasinare i sogni di qualcun altro.

A seconda del tipo di attacco che compiamo, utilizzeremo forze differenti, ma in linea di massima le fatture di attacco si svolgono sotto l’egida di Saturno, della Luna e di Marte. Le erbe a influenza marziale sono di solito consigliate in queste operazioni.

  1. Rimando

I rimandi sono utili quando il tipo di attacco a cui siamo sottoposti è di tipo puramente spirituale (siamo sotto attacco da un altro praticante magico). Ciò non vuol dire che non sia possibile operare rimandi su danni fisici o economici, ma il risultato non sarà immediato, e in quest’ultimo caso ci stiamo sicuramente impegnando in una strategia di lunga durata. In generale, nel caso stiate cercando di rispondere a un attacco a una minaccia fisica, i legamenti, i bandi e gli attacchi sono più efficaci dei rimandi. Ma quando l’attacco è magico, il rimando è forse la prima linea di difesa. L’idea è quella espressa nel nome: rimandare a chi ci attacca il proprio attacco e, come quando eravate bambini e giocavate a ‘specchio riflesso’, l’operazione di solito include uno specchio o altre superfici riflettenti appositamente lavorate prima dell’operazione e preparate secondo le tecniche appropriate. Gli specchi sono strumenti magici importanti, ma tenete a mente che oltre a riflettere, sono anche porte che potrebbero fornire un accesso a voi e ai vostri cari. Anche se l’operazione sembra intuitiva è importante tenere questo punto a mente e prepararsi di conseguenza per non avere brutte sorprese. Consiglio vivamente di non eseguire questo tipo di operazioni nel posto in cui dormite o in cui passate la maggior parte del vostro tempo. Se pensate di essere attaccati magicamente, ma non avete l’esperienza necessaria per operare un rimando, affidatevi a qualcun altro o limitatevi a protezione e purificazione.

Mallorie Vaudoise / Italian folk-magic, from the South to the States

The “folk” in “folk Catholicism” does not mean “simple” or “quaint”. It means “reflecting a group consensus which is not legitimated by the ecclesiastical authority”. This group consensus is rooted in seeing things as they are: haunted, ecstatic, erotic, and much older than 2,000 years.

Mallorie Vaudoise is an Italian-American spiritualist. Her practice is based on the spiritual and magical traditions that traveled to the United States with the mass migration of Italians during the nineteenth and eighteenth centuries. Mallorie’s work is an example of how the spiritual practices originating from Italy (much like other magical traditions) have been able to travel long distances, and find a home in which to survive thanks to the stewardship of the descendants of those migrants who brought them along to the New World. Her blog, Italian Folk Magic, is an immersion in Italian and Italian-American magical practices. In this interview we discussed with Mallorie of Italian folk magic, of Madonnas,  of spirits and much more.

Follow Mallorie on her blog and facebook page. If you wish to read this interview in Italian, please click here

Hamelin: Can you tell our readers a bit about you and your origins? How was your passion for Italian folk magick born?

Mallorie Vaudoise: I grew up in an Italian-American family near Boston, Massachusetts. My mother’s side is from Avellino in Campania. My father’s side is from L’Aquila in Abruzzo. (Mallorie Vaudoise is a pen name and does not reflect my ethnic origin.) Like many immigrants, my grandparents and great-grandparents suffered intense discrimination. For this reason, my parents were only taught to speak English, and there was a gap in my family’s cultural transmission. Nevertheless, I grew up with a lot of Italian values: food, family, loyalty, and so on.

From a young age, I was prone to what I now recognize as mediumistic experiences. The presence of my ancestors and spirit guides has always been strong. My skill as a medium has been developed through a combination of body-based practices, prayer, mind-altering substances, and spontaneous initiatic events.

I began researching Italian folk magic as a way to give form and voice to to these interior experiences. Initially, I was struck by the visual presence of Italian culture in New York City, where I now live: the feast days, the processions, the yard shrines, and the Italian national parishes filled with statues and ex votos. My explorations led me to the rich and fascinating oral cultures of Italy, particularly folk prayers in regional languages and the musical traditions of the tammurriata and the pizzica tarantata. This is the main focus of my personal practice as an Italian-American folk spiritualist.

In addition to my passion for Italian folk magic, I’m also deeply involved in several New World traditions. I have been initiated in both Quimbanda and Ocha (also known as Santería), and I have received some training in espiritismo.

H: What are the traditions that travelled with Italian migrants, especially from the South?  What are the main holy figures, beliefs and practices?

St Joseph altar, Salemi, Sicily

M: Italian migrants came primarily from the South. It is estimated that 84% of Italian-Americans trace their heritage to the South. So Italian-American culture reflects a particularly Southern worldview and praxis.

The holy figures at the center of these beliefs and practices vary wildly. Most Italian migrants settled together with other people from their commune, and their public devotion remained directed at their patrons from the old country. In New York, we have well-attended processions dedicated to San Rocco (Potenza), la Madonna del Carmine (Nola), Santa Rosalia (Palermo), Maria SS Addolorata (Mola di Bari), San Gennaro (Naples), among many others. In New Orleans, the festa di San Giuseppe is particularly popular, and the devout prepare extravagant altars in his honor. In Boston, there is a fisherman’s feast in honor of the Madonna del Soccorso (Sciacca), where the fishing waters are blessed. This is just a small sampling of the Italian holy figures who have received devotion in the United States.

H: Have these traditions died out, or are they still alive in italo-American communities?

M: These traditions are still alive in Italian-American communities. However, Italian-American communities themselves are shrinking in population. During the periods of intense immigration, Italian-American communities flourished in dangerously overcrowded tenement buildings. Once they made enough money, many migrants returned to Italy, or settled into nicer homes in suburban neighborhoods where they were distanced from their communities.

We see the most impressive displays of these traditions in places where there is still a strong Italian-American culture: New York, New Orleans, New Jersey, Boston, San Francisco. These communities celebrate feste which reflect the origins of the Italian migrants who initially settled there. A detailed directory of Italian-American feast days across the country is available here courtesy of Il Regno, a cultural journal for children of the Southern Italian diaspora.

H: Many contemporary pagans, in Italy, find Catholicism, and folk catholicism, to be incompatible with a pagan or animist view of the world. Do you think that’s the case?

M: Certainly not! The root meaning of the word “catholic” is “universal”, in the very sense of recognizing the animistic nature of our world and incorporating certain spirits into an official pantheon. In Italian folk Catholicism, we find churches built on ancient temple grounds and pagan gods masked as saints and madonnas. The “folk” in “folk Catholicism” does not mean “simple” or “quaint”. It means “reflecting a group consensus which is not legitimated by the ecclesiastical authority”. This group consensus is rooted in seeing things as they are: haunted, ecstatic, erotic, and much older than 2,000 years.

The root meaning of the word “catholic” is “universal”, in the very sense of recognizing the animistic nature of our world and incorporating certain spirits into an official pantheon.

H: There is a feeling that these traditions come with a baggage of bigotry, moral policing and a history of violence and oppression. How do you make sense of these contradictions?

M: This is certainly the case in the United States as well, where the Church has actively galvanized Catholics to support policies that oppress women and homosexuals, while simultaneously committing the atrocious crime of childhood sexual abuse. I see some English-speaking magicians who are so eager to embrace a folk Catholic worldview that they are willing to ignore the tragedies that the Church is responsible for. This type of cognitive dissonance is not healthy, not for living victims who see their suffering trivialized by others, nor for those who introduce it into their consciousness.

And yet, our political and spiritual landscapes are changing as fast as the environment. As we enter the final, terrifying stage of global climate change, we will be forced to confront bigotry, violence, and oppression both without and within. Unfortunately, I will always have more in common with Donald Trump than with a robot, in that we are both human. We both need clean water, food, and shelter from the elements to survive. It is in these “theaters of war” that we will make sense of the contradictions inherent in our collective legacy, not by inviting personal cognitive dissonance.

And I would like to note that the ultimate victor will be whichever side has the strongest medicine.

H: In your article on Stregheria you make the point that much of the ancestor worship in folk practices, especially related to human remains, owes its existence to catholic innovation that undid pagan taboos about the dead. How does this come about, and how is it reflected in actual practices?

The Fontanelle Cemetery, Naples

This is an important development in our tradition, which Peter Brown explains in The Cult of the Saints, pp. 5-7:

The rise of the Christian cult of saints took place in the great cemeteries that lay outside the cities of the Roman world: and, as for the handling of dead bodies, the Christian cult of saints rapidly came to involve the digging up, the moving, the dismemberment–quite apart from much avid touching and kissing–of the bones of the dead, and, frequently, the placing of these in areas from which the dead had once been excluded. …Even when confined to their proper place, the areas of the dead, normative public worship and the tombs of the dead were made to coincide in a manner and with a frequency for which the pagan and Jewish imagination had made little provision.

To idealize the dead seemed natural enough to men in Hellenistic and Roman times. Even to offer some form of worship to the deceased, whether as a family or as part of a public cult in the case of exceptional dead persons, such as heroes or emperors, was common, if kept within strictly defined limits. Thus, the practice of ‘heroization,’ especially of private cult offered by the family to the deceased as a ‘hero’ in a specially constructed grave house, has been invoked to explain some of the architectural and artistic problems of the early Christian memoria. But after that, even the analogy of the cult of the hero breaks down. For the position of the hero had been delimited by a very ancient map of the boundaries between those beings who had been touched by the taint of human death and those who had not: the forms of cult for heroes and for the immortal gods tended to be kept apart. Above all. what appears to be almost totally absent from pagan belief about the role of the heroes is the insistence of all Christian writers that the martyrs, precisely because they had died as human beings, enjoyed close intimacy with God. Their intimacy with god was the sine qua non of their ability to intercede for and, so, to protect their fellow mortals. The martyr was the ‘friend of God.’ He was an intercessor in a way which the hero could never have been. …

We can chart the rise to prominence of the Christian church most faithfully by listening to pagan reactions to the cult of martyrs. For the progress of this cult spelled out for pagans a slow and horrid crumbling of ancient barriers… In attacking the cult of saints, Justinian the Apostate mentions the cult as a novelty for which there was no warrant in the gospels; but the full weight of his religious abhorrence comes to bear on the relation between the living and the corpses of the dead that was implied in the Christian practice: ‘You keep adding many corpses newly dead to the corpse of long ago. You have filled the whole world with tombs and sepulchres.’ He turned against the cult practiced at the tombs of the saints all the repugnance expressed by the Old Testament prophets for those who haunted tombs and burial caves for sinister purposes of sorcery and divination.

This is reflected in official Catholic practices such as the veneration of relics, where Catholics seek contact with the physical remains of the saints. It is also evident in folk practices such as we find at Fontanelle Cemetery in Naples, where devotees (primarily women) engage in mediumistic contact with victims of plague and war by through physical contact with the skulls buried in mass graves.

H: What about the argument that many folk catholic practices were pagan in origin? I personally tend to believe that there is a spiritual continuity underlying some powerful ‘goddess’ figures of Southern Italy and Campania (I think of the multiple representations of the Madonna) and a history of veneration of pre-christian female deities – Campania was both the center of the Isis cult in Italy and an important center for the worship of Diana, and in Capua there are of course the matres matutae. Do you think that the veneration of the Madonna fits into the a longer historical continuity, or is it purely a christian innovation?

M: The veneration of the Madonna absolutely fits into a longer historical continuity, one which is certainly pre-Christian and very possible pre-pagan. In Campania, the music and dance of the tammurriata reflects this continuity, which Roberto De Simone has documented in his books Canti e tradizioni popolari in campania and Il segno di Virgilio, and synthesized into the modern Mystery play La gatta Cenerentola. The tammurriata is a tradition of courtship, sensuality, and fertility playing out under the aegis of the Great Goddess.

In Calabria, we find the Madonna di Polsi located near the ancient Greek settlement of Locri, where two great sanctuaries once stood: one devoted to Persephone, the other to Aphrodite. The Madonna di Polsi may represent a syncretization of these goddesses with each other, and then with the Madonna of later Catholic tradition.

And I’m sure there are others throughout Southern Italy. For example, I’ve heard that in Sicily the pagan origins of certain Madonnas are enshrined in folk traditions to the point where a Madonna might be indistinguishable from her pagan predecessor. However, I am not familiar with the details.

H: One of the big differences between the world that those migrants came from and our own way of life is the centrality of the oniric in everyday life, and it’s difficult to reconnect with these practices – especially if you’re also looking for operative magic – without a rich, constant oniric world. How do you think we can bring back the oniric in our practice?

M: The oniric is already present in each of our lives, so the first step is to recognize it and begin to respect it properly. To remember your dreams, it is often enough simply to set the intention before going to sleep, maybe offer a prayer beforehand, and then lie still in bed upon waking while recalling them. A dream journal is helpful, both as a record and as a totemic object which gradually builds in power as more entries are added.

As the connection with the oniric deepens, the quality of waking consciousness changes. Trance, divination, and spellwork become more natural. This is reflected in popular belief: ‘a smorfia, the Neapolitan game of translating dream images into winning lottery numbers, is also played with images received either physically or psychically during heightened states of waking consciousness. For many people, these states happen spontaneously or during encounters with mind-altering substances. The goal, then, is to learn how to return to them at will without the aid of a substance. This skill is difficult to explain in words as it occurs within the body, a product of the so-called “dark senses” (proprioception, exteroception, interoception, etc.) which, in my practice, come under the aegis of the Black Madonna.

For those who are interested, I’ve written this blog post on the topic, where I share several ideas for how to connect with the oniric.

Trance, divination, and spellwork become more natural. This is reflected in popular belief: ‘a smorfia, the Neapolitan game of translating dream images into winning lottery numbers, is also played with images received either physically or psychically during heightened states of waking consciousness.

H: It’s striking to me that it seems that many of the folk-practices that do not fit into the folk-catholicism paradigm seem to be absent from discussions of Italian folk magic in the US. I’m thinking of the munaciello, the janare, the donne di fora and all the house and land spirits that populate Southern Italian folklore. Were these too weird for America’s Little Italies? Do you have experience of those beliefs being passed down through families in the US?

M: This is a fascinating question. I too have noticed that these beliefs were not successfully transplanted in the US. The tammurriata, the pizzica tarantata, and related musico-spiritual traditions suffered the same fate. For Italian-Americans, there is only one tarantella, and it is a silly wedding dance robbed of the beauty and sensuality of its ancestors.

I have two hypotheses for these omissions:

The first is that those beliefs and practices are inextricable from the land. Land spirits vary from place to place, and some believe that house spirits are adapted land spirits–for example, spirits of the land the house was built on, or the natural materials used to build the house, or of the dead buried beneath the house. This logic would also apply to the musico-spiritual traditions, many of which were devoted to particular pilgrimage sites in Italy.

The second, and perhaps more likely, is that these practices were not welcomed by the Church in the United States. While the Irish-led Church was initially hostile towards Italian immigrants, it eventually evolved into their social hub and archive, taking on much of the responsibility for preserving our stories as a people.

H: Where can our readers find your work and be informed about the amazing things you’re working on? 

I keep a blog at ItalianFolkMagic.com which focuses on Italian and Italian-American spiritual traditions, particularly those involving the Madonnas and saints. You can subscribe to the newsletter or like the page on Facebook to receive updates.

Mallorie Vaudoise / Cattolicesimo popolare, dal Sud agli States

Il ‘popolare’ in ‘cattolicesimo popolare’ non significa ‘semplice’ o ‘pittoresco’. Significa ‘che rispecchia un consenso collettivo che non è legittimato dall’autorità ecclesiastica’. Questo consenso collettivo è radicato nel vedere le cose come sono: infestate, estatiche, erotiche, ed è molto più antico di duemila anni.

Mallorie Vaudoise è una spiritualista di origini italo-americane. La pratica di Mallorie si basa sulle tradizioni della spiritualità e della magia popolare che sono arrivate sul continente americano tramite le migrazioni di massa dal Sud Italia verso gli Stati Uniti del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Il suo lavoro è un esempio di come le pratiche spirituali del territorio italiano (in maniera non differente da altre tradizioni magiche) abbiano saputo viaggiare, impiantarsi, e continuare a vivere grazie alla cura dei discendenti dei migranti che le avevano importate. Il suo blog, Italian Folk Magic, è un viaggio tra le tradizioni magico-popolari italo-americane e  italiane, tra le pratiche ancestrali e la loro continuazione nel Nuovo Mondo. In questa intervista discutiamo con Mallorie di tradizioni italo-americane, di Madonne, di spiriti e di molto altro.

Puoi seguire Mallorie sul suo blog e sulla sua pagina facebook. Per leggere la versione originale in inglese di questa intervista clicca qui

Hamelin: Puoi raccontare brevemente ai nostri lettori delle tue origini? Com’è nata la tua passione per la magia popolare italiana?

Mallorie Vaudoise: Sono nata in una famiglia italo-americana vicino a Boston, in Massachusetts. La famiglia di mia madre è di Avellino, in Campania. La famiglia di mio padre viene da L’Aquila, in Abruzzio (Mallorie Vadoise è il mio nome di penna e non riflette le mie origini). Come molti immigrati, i miei nonni e bisnonni furono vittime di forti discriminazioni. Per questa ragione, i miei parenti mi hanno insegnato a parlare solo in inglese, e c’è un vuoto nella mia famiglia per quanto riguarda la trasmissione della cultura (italiana, ndr). Nonostante ciò, sono cresciuta con molti valori italiani: il cibo, la famiglia, la lealtà e così via.   

Sin dalla tenera età sono stata predisposta a quelle che adesso riconosco come esperienze medianiche. La presenza dei miei antenati e spiriti guida è sempre stata forte. Le mie capacità di medium si sono sviluppate grazie a una combinazione di pratiche basate sulla fisicità, sulla preghiera, sulle sostanze capaci di alterare la coscienza e su eventi iniziatici spontanei.

Ho cominciato a ricercare la magia popolare italiana per dare una forma e una voce a queste esperienze interiori. Inizialmente fui molto colpita dalla presenza visiva della cultura italiana a New York City, dove vivo al momento: le feste, le processioni, gli altari di strada, e le parrocchie italiane piene di ex-voto. Le mie esplorazioni mi hanno portata alle ricche e affascinanti culture orali italiane, e in particolare alle preghiere popolari nelle lingue regionali e alle tradizioni musicali della tammurriata e della pizzica tarantata. Questo è il fulcro della mia pratica personale in quanto spiritualista italo-americana.

Oltre alla mia passione per la magia popolare italiana, sono anche coinvolta in diverse tradizioni del Nuovo Mondo. Sono iniziata al Quimbanda e all’Ocha (anche conosciuta come santeria), e ho in parte ricevuto una formazione nella tradizione dell’espiritismo.

H: Quali sono le tradizioni che hanno viaggiato con gli immigrati italiani, specialmente dal Sud Italia? Quali sono le maggiori figure venerate, le credenze e le pratiche?

Altare di San Giuseppe a Salemi, Sicilia

M: I migranti italiani negli Stati Uniti sono arrivati soprattutto dal Sud. Si stima che l’84% degli italo-americani affondi le proprie proprie radici al Sud. Per questo la cultura italo-americana riflette una prassi e una visione del mondo che è tipicamente meridionale.

Le figure sacre al centro di queste pratiche e di queste credenze variano parecchio. La maggior parte degli immigrati italiani si stabilirono con persone del proprio comune, e la loro devozione pubblica resta diretta al patrono del vecchio paese. A New York, abbiamo, tra le tante, alcune processioni molto partecipate dedicate a San Rocco (Potenza), la Madonna del Carmine (Nola), Santa Rosalia (Palermo), Maria SS Addolorata (Mola di Bari), San Gennaro (Napoli). A New Orleans la festa di San Giuseppe è molto popolare, e i devoti preparano altari stravaganti in suo onore. A Boston, c’è una festa dei pescatori in onore della Madonna del Soccorso (Sciacca), in cui si benedicono le acque per la pesca. E questo è solo un piccolo campionario delle figure sacre italiane che sono oggetto di devozione negli Sati Uniti.

H: A che punto queste tradizioni sono ancora vive tra gli italo-americani?

M: Queste tradizioni sono ancora vive in molte comunità. Tuttavia, le comunità italo-americane sono un fenomeno che si va via via riducendo. Durante il periodo di migrazione intensa, le comunità italo-americane fiorirono in condomini pericolosamente affollati. Una volta guadagnati abbastanza soldi, molti immigrati ritornavano in Italia, o si trasferivano in case migliori nei sobborghi residenziali, dove erano isolati dalla propria comunità.

Troviamo gli esempi più importanti di queste tradizioni nei luoghi in cui c’è ancora una cultura italo-americana forte: New York, New Orleans, New Jersey, Boston, San Francisco. Queste comunità celebrano le feste che riflettono l’origine dei migranti italiani che vi si stabilirono. Una raccolta dettagliata della feste patronali italo-americane è disponibile qui grazie a Il Regno, una rivista culturale per i bambini della diaspora del Sud Italia.

H: Molti pagani italiani contemporanei reputano il Cattolicesimo, incluso il cattolicesimo popolare, incompatibile con una visione pagana o animista del mondo. Pensi che sia così?  

M: Certo che no! La radice della parola ‘cattolico’ è ‘universale’, proprio nel senso di riconoscere la natura animista del mondo e di incorporare certi spiriti in un pantheon ufficiale. Nel cattolicesimo popolare italiano, troviamo chiese costruite su antichi templi pagani e divinità pagane mascherate da santi e madonne. Il ‘popolare’ in ‘cattolicesimo popolare’ non significa ‘semplice’ o ‘pittoresco’. Significa ‘che rispecchia un consenso collettivo che non è legittimato dall’autorità ecclesiastica’. Questo consenso collettivo è radicato nel vedere le cose come sono: infestate, estatiche, erotiche, ed è molto più antico di duemila anni.

La radice della parola ‘cattolico’ è ‘universale’, proprio nel senso di riconoscere la natura animista del mondo e di incorporare certi spiriti in un pantheon ufficiale.

H: Ma c’è una sentimento per cui queste tradizioni ci arrivano con un bagaglio di bigottismo, controllo morale e una storia di violenza e di oppressione. Come navighi queste contraddizioni?

M: E’ così anche negli Stati Uniti, dove la chiesa ha attivamente galvanizzato il supporto dei cattolici per politiche che opprimono le donne e gli omosessuali, mentre commetteva il crimine atroce dell’abuso sessuale dei minori. Vedo certi praticanti anglofoni di arti magiche che sono così presi dal voler abbracciare la visione del mondo del cattolicesimo popolare che sono pronti a ignorare le tragedie di cui la chiesa è responsabile. Questo tipo di dissonanza cognitiva non è salutare, né per i le vittime che sono in vita, e che vedono la loro sofferenza minimizzata dagli altri, né per quelli che la vivono in prima persona.

Tuttavia, il nostro territorio politico e spirituale cambia alla stessa velocità in cui cambia l’ambiente che circonda. Più entriamo nella fase finale, e spaventosa, del cambiamento climatico, più siamo chiamati a confrontare il bigottismo, la violenza e l’oppressione, sia dentro che fuori di noi. Sfortunatamente, avrò sempre più in comune con Donald Trump che con un robot, in quanto siamo entrambi umani. Per sopravvivere abbiamo entrambi bisogno di acqua potabile, cibo e di un riparo dagli elementi. E’ in questi “teatri di guerra” che troviamo in senso alla nostra eredità collettiva, non intrattenendo una dissonanza cognitiva personale.

E vorrei sottolineare che il vincitore finale, in ultimo, sarà colui che ha la medicina più potente.

H: Nel tuo articolo sulla Stregheria, sottolinei che dobbiamo l’esistenza di molte delle pratiche popolari di devozione degli antenati, specialmente quelle legate alle reliquie umane, alle innovazioni del cattolicesimo che hanno disfatto certi tabù pagani sui morti. Come arriviamo a questo punto, e dove ritroviamo questo meccanismi nella pratica?

M: Questo è uno sviluppo importante nella nostra tradizione, che Peter Brown spiega in The Cult of the Saints, pp. 5-7:

Il cimitero delle Fontanelle, Napoli

Il culto cristiano dei santi aveva luogo nei grandi cimiteri al di fuori delle città del mondo romano: e, come per la manipolazione dei cadaveri, il culto cristiano dei santi presto cominciò a includere lo scavare, lo spostamento, lo smembramento – senza tralasciare il toccare e il baciare avidi- delle ossa dei morti e, spesso,  il posizionamento di queste ossa nei luoghi dai quali i morti erano stati esclusi in precedenza… Anche quando confinati al proprio posto, il posto dei morti, le funzioni di devozione pubblica e le tombe dei morti coincidevano in un modo e con una frequenza che neanche l’immaginazione pagana o ebraica poteva prevedere.

Idealizzare i morti era naturale per gli uomini dei tempi romani e greci. Perfino l’offrire una qualche forma di culto ai defunti, in quanto parte della famiglia o parte di un culto pubblico in caso di defunti eccezionali, come eroi o imperatori, era comune, anche se confinata a limiti ben precisi. Per cui, la pratica dell’”eroizzazione”, e specialmente del culto privato offerto dalla famiglia a un defunto morto in quanto “eroe” in una nicchia costruita per l’occasione è stata utilizzata per spiegare alcuni problemi architetturali ed artistici dei primi tempi cristiani. Ma alla fine anche l’analogia del culto degli eroi non tiene. Infatti, la posizione dell’eroe era delimitata da una mappa molto antica dei confini tra coloro che erano stati toccati dalla morte umana e coloro che ne erano immuni: le forme del culto degli eroi e quelle degli dei tendevano a essere tenute distanti. Quello che più di tutto è quasi totalmente assente nelle credenze pagane sul ruolo degli eroi è l’insistere, da parte di tutti gli scrittori cristiani, sul fatto che i martiri, proprio perché sono morti da esseri umani, godono di un’intimità particolare con dio.

Possiamo tracciare fedelmente l’aumento dell’importanza della chiesa cristiana analizzando le reazioni pagane al culto dei martiri. Infatti, il progresso di questo culto significava per i pagani il lento e orribile disintegrarsi di antiche barriere… Attaccando il culto dei santi, Giustiniano l’Apostata cita il culto come una novità per la quale non vi è riferimento nei vangeli; ma l’espressione piena del suo disgusto si manifesta nella relazione tra i vivi e i corpi dei morti che era implicita nella pratica cristiana: “Continuate ad ammassare cadaveri appena morti a cadaveri antichi. Avete riempito il mondo intero di tombe e sepolcri’. Rigirò contro i culti praticati sulle tombe dei santi il disgusto espresso dai profeti del Vecchio Testamento nei confronti di coloro che popolavano le tombe e le caverne sepolcrali per i fini sinistri della stregoneria e della divinazione.

Ciò si riflette nelle pratiche ufficiali cattoliche come la venerazione delle reliquie, in cui i cattolici cercano il contatto con i resti fisici del santo. E’ anche evidente nelle pratiche popolari come quella che troviamo al Cimitero delle Fontanelle a Napoli, dove i devoti (soprattutto donne) sono coinvolte nel contatto medianico con le vittime delle piaghe e delle guerre, tramite il contatto fisico con i teschi seppelliti nelle tombe di massa.

H: Cosa ne pensi dell’argomenti per cui molte delle pratiche popolari cattoliche erano pagane in origine? Personalmente, tendo a credere che ci sia una continuità spirituale che sottende alcune potenti figure d’divine’ femminili dell’Italia del Sud et della Campania (penso alle rappresentazioni multiple della Madonna) e un passato di venerazioni di divinità femminili pre-cristiane – la Campania era il centro del culto di Iside in Italia e un centro importante per il culto di Diana, e a Capua abbiamo ovviamente le matres mutatae. Pensi che il culto della Madonna rientri in una continuità storica più grande, o è semplicemente un’innovazione cristiana?

M: Il culto della Madonna rientra assolutamente in una continuità spirituale più grande, una che è sicuramente pre-cristiana e molto possibilmente pre-pagana. In Campania, la musica e la danza della tammurriata riflette questa continuità, che Roberto De Simone ha documentato nei suoi libri “Canti e tradizioni popolari in Campania” e “Il Segno di Virgilio”, e che ha sintetizzato nell’opera teatrale misterica ‘La Gatta Cenerentola’. La tammurriata è una tradizione di corteggiamento, di sensualità e di fertilità che si svolge sotto l’egida della Grande Dea.

In Calabria, troviamo la Madonna di Polsi, che si trova nelle vicinanze dell’antico sito greco di Locri, dove una volta si trovavano due grandi santuari: uno dedicato a Persefone, l’altro ad Afrodite. La Madonna di Polsi potrebbe rappresentare un sincronismo tra queste due dee, e in seguito con la Madonna della più recente tradizione cattolica.

Sono sicura ce ne siano altre attraverso il Sud Italia. Per esempio, ho sentito dire che in Sicilia le origini pagane di certe Madonne sono così presenti nelle tradizioni popolare che diventa difficile distringuere la Madonna dalla sua predecessora pagana, ma non ne conosco bene i dettagli.

H: Una delle differenze più importanti tra il mondo da cui arrivavano gli immigrati italiani negli Stati Uniti e il nostro stile di vita à la centralità dell’elemento onirico nella vita di tutti i giorni. E’ difficile riconnettersi con queste pratiche – specialmente se si cerca anche una componente di magia operativa – senza un mondo onirico ricco e presente. Come pensi possiamo riportare l’onirico nelle nostre pratiche?

M: L’onirico è già presente nelle nostre vite, il primo passo è quindi quello di riconoscerlo e di cominciare a rispettarlo come si deve. Per ricordare i propri sogni spesso basta soltanto volerlo prima di andare a letto, può darsi facendo precedere il sogno da una preghiera, e restare fermi immobili nel letto quando ci si sveglia mentre li si ricorda. Un diario dei sogni può essere utile, sia come registro che come oggetto totemico il quale accumula potere quando ci si scrive.

Quando la connessione con l’onirico si approfondisce, la qualità della coscienza da svegli cambia. La trance, la divinazione e il lavoro di incantesimi diventa più naturale. Questo si riflette anche nelle credenze popolari: ‘a smorfia, il gioco napoletano che traduce i sogni in immagini per vincere al lotto, è anche usato con le immagini ricevute da svegli durante stati di coscienza alterati. Per molti, questi stati possono apparire spontaneamente o in seguito all’incontro con sostanze che alterano la mente. L’obiettivo, quindi, è di imparare come ritornare a queste immagini senza l’aiuto della sostanza. E’ una capacità difficile da spiegare, in quanto ha luogo nel corpo, è un prodotto dei cosiddetti ‘sensi oscuri’ (priocezione, exterocezione, introcezione etc.) i quali, nella mia pratica, sono sotto l’egida della Madonna Nera.

Per coloro che fossero interessati, ho scritto un blog post sull’argomento, nel quale condivido diverse idee su come riconnettersi con l’onirico.

La trance, la divinazione e il lavoro di incantesimi diventa più naturale. Questo si riflette anche nelle credenze popolari: ‘a smorfia, il gioco napoletano che traduce i sogni in immagini per vincere al lotto, è anche usato con le immagini ricevute da svegli durante stati di coscienza alterati

H: Mi colpisce molto che molte delle pratiche popolari che non rientrano nel paradigma del cattolicesimo popolare sembrano essere assenti dalle discussioni sulla magia popolare italiana negli Stati Uniti. Penso al munaciello, alle janare, alle donne di fora e a tutti queli spiriti domestici e del territorio che popolano il folklore del Sud Italia. Forse queste pratiche sono troppo bizzarre per le Little Italies americane? Hai potuto constatare il tramandarsi di queste pratiche nelle famiglie emigrate negli Stati Uniti?

M: E’ una domanda affascinante. Anche io ho notato che queste credenze non sono state trapiantate negli Stati Uniti. La tammurriata, la pizzica tarantata, e le tradizioni spirituali che vi sono legate hanno subito la stessa sorte. Per gli italo-americani c’è solo una tarantella, ed è una sciocca danza per i matrimoni che è stata deprivata della bellezza e della sensualità dei suoi antenati.

Ho due ipotesi per questa omissione. La prima è che queste credenze e queste pratiche sono inestricabili dal territorio. Gli spiriti del territorio cambiano da posto a posto, e alcuni credono che gli spiriti domestici siano spiriti del territorio adattati – per esempio, gli spiriti della terra sui cui la casa è stata costruita, o dei materiali naturali usati per costruire la casa. Questa logica si applica anche alle tradizioni musico-spirituali, molte delle quali erano destinate ad alcuni siti di pellegrinaggio specifici in Italia.

La seconda, forse più probabile, è che queste pratiche non fossero accettate dalla chiesa negli Stati Uniti. Mentre la chiesa irlandese era inizialmente ostile agli immigrati italiani, col tempo ne è diventata il luogo di incontro e l’archivio sociale, addossandosi buona parte della responsabilità di salvaguardare le nostre storie in quanto popolo.

H: Puoi dire ai nostri lettori dove possono trovarti per seguire il tuo lavoro?

M: Ho un blog, ItalianFolkMagic.com, che si concentra sulle tradizioni spirituali italiane e italo-americane, in particolare quelle che includono la Madonna e i santi. Puoi iscriverti alla neswletter, e cliccare ‘mi piace’ alla mia pagina facebook per restare aggionato sulle mie nuove pubblicazioni.

Storia Notturna. Una decifrazione del Sabba

Storia Notturna. Una decifrazione del SabbaStoria notturna by Carlo Ginzburg
Published by Einaudi on 2008
Genres: antropologia, miti, storia, storia della stregoneria, stregoneria, stregoneria italiana
Pages: 319
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Dietro l'immagine enigmatica del sabba vediamo affiorare a poco a poco uno strato antichissimo, con ogni probabilità più che millenario, di miti e riti eurasiatici a sfondo sciamanico.

Per anni, storici e antropologi hanno considerato il sabba delle streghe come un mito, un evento di isteria e di immaginazione collettiva relegato a fantasie contadine. Con questo libro, Carlo Ginzburg ha riaperto la discussione sull’argomento provando, con una metodologia onesta e rigorosa, le vere origini del fenomeno del Sabba.

Il libro parte dai truci eventi di persecuzione di lebrosi ed ebrei nell’Europa del XIV secolo. E’ in questo contesto che sono gettate le basi per la costruzione ecclesiastica del mito del sabba: il complotto delle minoranze per la sovversione dell’ordine costituito e dei poteri forti, l’associazione tra diavoli e complottisti, la denigrazione della fede cristiana. Ginzburg ci mostra come tali idee si siano depositate nell’inconscio collettivo.

Tali idee si sovrappongono nella mente degli inquisitori quando vengono in contatto, più tardi, con le prime streghe. Tra le confessioni delle donne e degli uomini accusati di stregoneria, Ginzburg riesce a dividere le esperienze degli accusati dai pregiudizi degli accusatori. Ne fuoriesce un quadro complesso e nuovo per la storiografia della stregoneria e del sabba. Le esperienze delle streghe hanno basi comuni, prima di tutte un’esperienza estatica, di tipo sciamanico, per la quale gli accusati lasciano il proprio corpo e partecipano ai raduni stregoneschi in spirito. Dalle esperienze dei benandanti friulani, a quelle delle donne di fora siciliane, l’autore traccia la geografia e lo sviluppo storico dei culti pre-cristiani, legandoli alle esperienze del fenomeno della stregoneria europeo. Un viaggio affascinante e misteriosi che passa dall’Europa centrale per toccare i miti celtici e le antiche pratiche Mediterranee. Un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca della strega.

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Sud e Magia

Sud e MagiaSud e magia by Ernesto De Martino
Published by Feltrinelli Editore on 2001
Genres: antropologia, folklore, magia popolare, meridione, stregoneria italiana
Pages: 205
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(dalla quarta di copertina)

Una storia religiosa del sud, un’indagine etnologica che spiega perché il momento magico sia sopravvisuto nella vita culturale meridionale e come questa abbia partecipato consapevolmente alla grande alternativa tra “magia” e”razionalità” da cui è nata la civiltà moderna. De Martino esplora le sopravvivenze lucane di rozze pratiche di magia cerimoniale, quali fascinazione stregonesca, possessione, esorcismo, fattura, analizzando la struttura delle tecniche magiche, la loro funzione psicologica, il regime di esistenza che ne favorisce la riproduzione.

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I Benandanti: stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento

I Benandanti: stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoI benandanti by Carlo Ginzburg
Published by Einaudi on 2002
Genres: miti, storia, storia della stregoneria, stregoneria, stregoneria italiana
Pages: 250
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Con questo volume (apparso in prima edizione nel 1966) Carlo Ginzburg ha ricostruito una vicenda, che getta nuova luce sul problema generale della stregoneria. l «benandanti» – cosí si chiamavano nel Friuli, tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, i portatori di un culto della fertilità – si presentarono in un primo tempo come difensori dei raccolti contro le streghe e gli stregoni. Poi, in meno di un secolo, sotto la pressione degli inquisitori, eccoli inaspettatamente assumere i tratti degli odiati antagonisti.
Questa trasformazione ha probabilmente valore esemplare. Le diramazioni al di là delle Alpi delle credenze imperniate sui «benandanti» consentono di avanzare un’ipotesi generale sul significato e le origini della stregoneria popolare.
«Il Ginzburg – ha scritto Alberto Tenenti su “Studi storici” – propone all’attenzione degli studiosi una massa di documenti che nessuno prima di lui aveva sfruttato. In un campo in cui le indagini sono cosí scarse e lo stesso ritrovamento di materiale nuovo è assai arduo, non si può non plaudire alla sua ricerca e annettere la piú grande importanza alle serie archivistiche da lui messe in luce»

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Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana

Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italianaGli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana by Alfonso Maria Di Nola
Published by Bollati Boringhieri on 2001
Genres: antropologia, folklore, meridione
Pages: 340

(<em>dalla quarta di copertina)</em>

Pubblicato per la prima volta nel 1976, questo libro da tempo esaurito è ormai considerato un classico della ricerca antropologica italiana. Questa riedizione si inquadra nella riscoperta di un autore fino a qualche tempo fa ingiustamente sottovalutato se non addirittura messo al bando per il suo non conformismo. Sono qui interpretati tre campioni del patrimonio religioso e magico dei ceti rurali italiani: il culto dei serpenti e i suoi rapporti con quello di san Domenico a Cocullo; l’allevamento sacrale del maiale di sant’ Antonio abate nella Marsica; il rituale del bue genuflesso, tutti appartenenti a una cultura abruzzese che, a una lettura critica, si rivelano per quello che sono: frammenti di articolate visioni del mondo sorte dal retroterra economico e politico della società contadina centro-meridionale. La ricerca ne ricompone la storia silenziosa ai margini della produzione colta, fino all’esito contemporaneo nel revival spontaneo delle feste. In presenza degli sviluppi della industrializzazione questo fenomeno acquista il significato di un recuperò d’identità umana e culturale che non ha perso nulla della sua attualità.

Traditional Witchcraft. A Cornish Book of Ways

Traditional Witchcraft. A Cornish Book of WaysTraditional Witchcraft A Cornish Book of Ways by Gemma Gary
Published by Troy Books on 2008-10
Genres: stregoneria, stregoneria britannica, stregoneria pratica
Pages: 258

Nell’ultimo decennio il lato pubblico della stregoneria tradizionale ha fatto passi da gigante. Una volta, le streghe interessate ad apprendere i principi operativi e magici della pratica tradizionale avevano davanti un panorama desolante, ed era la strega a dover andarsi a cercare la maggior parte dei rituali, delle pratiche e delle credenze.

Per le nuove generazione la vita è più semplice. Nonostante la maggior parte dei testi provenga da tradizioni di stampo anglosassone, internet e le librerie propongono oggi giorno una scelta alquanto vasta di testi su diversi percorsi tradizionali. Il libro di Gemma Gary Traditional Witchcraft – A Cornish Book of Ways è uno di questi. Ci sono due tipi di autori di stregoneria tradizionale. I primi sono quelli che sono convinti di aver ricevuto la verità rivelata, o di continuare un antico lignaggio familiare, o di aver finalmente trovato le ‘chiavi’ della vera stregoneria.

Altri, e Gemma Gary è tra questi, sono onesti circa il lavoro di ricerca che ha fondato e formato la loro pratica. L’autrice di questo grimorio di stregoneria cornica lo mette in chiaro fin dalla prefazione del libro: Traditional Witchcraft è un libro operativo, e dalle pagine trasudano gli anni di esperienza dell’autrice. Il libro si apre con una breve storia della stregoneria tradizionale e della stregoneria cornica, con un capitolo dedicato al Bucca, divinità duale del vento e delle tempeste, Signore delle Streghe della Cornovaglia. L’autrice descrive i due volti del Bucca, e la connessione che esiste tra la divinità, il Serpente Rosso che è la forza vitale della terra, e la pratica della strega.

Il fulcro del libro è occupato da una serie di incantesimi, rituali e pratiche che derivano dalle pratiche dei Pellars (dall’inglese to repel) e dei Cunning folks della Cornovaglia. Il lettore italiano vi troverà similitudini e differenze con le pratiche nostrane. Ma soprattutto, il modo in cui la Gary presenta la sua stregoneria tradizionale è prezioso per il metodo utilizzato dall’autrice. Infatti, pur ammettendo di aver filtrato gli scongiuri e le pratiche presentate attraverso la propria esperienza pratiche del culto e delle credenze, queste appaiono ancora autentiche. L’autrice riesce a mantenere la natura e il fascino originale delle pratiche proposte, inserendole in un sistema magico-devozionale che si presenta come coerente, pratico e attuabile.

Di particolare interesse per la stregoneria pratica è il capitolo del libro dedicato alle influenze planetarie e all’uso e alla preparazione di incensi e polveri magiche. La raccolta delle ricette è davvero esaustiva, sicuramente alcune di queste ricette si faranno strada nel mio grimorio personale.

Il libro si legge in maniera scorrevole, è scritto senza presunzioni di assolutismo e lascia largo spazio all’interpretazione da parte del lettore. Il testo è illustrato dalle immagini dell’autrice e corredato dalle foto di Jane Cox.

Tarot – The Open Reading

Tarot – The Open ReadingTarot by Yoav Ben-Dov
Published by Createspace Independent Pub on November 7th 2013
Genres: catomanzia, divinazione, tarocchi
Pages: 262
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Uno dei migliori testi di riferimento per il cartomante esperto come per il neofita. Yoav-Ben-Don trae dalla sua esperienza con i Tarocchi di Marsiglia e dalla tradizione esoterica occidentale per fornire un quadro chiaro e completo di questo sistema di divinazione. Dopo una breve introduzione alla storia dei Tarocchi , il volume passa ad analizzare le dinamiche delle sedute di lettura e i diversi metodi di interpretazione delle carte. L’autore si cura di presentare le proprie istruzioni in maniera non-dogmatica, lasciando quindi lo spazio necessario allo studente di trovare la propria via alla comprensione delle carte. Seguono i significati degli arcani maggiori e minori, una serie di esempi di tirate e relative interpretazioni, e delle utili tabelle delle corrispondenze.

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Where Witchcraft Lives

Where Witchcraft LivesWhere Witchcraft Lives by Doreen Valiente
on January 1st 1970
Genres: folklore, stregoneria, stregoneria britannica
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Non molti sanno che Doreen Valiente, una delle madrine della Wicca moderna, fu anche una rinomata strega tradizionale. Where Witchcraft Lives è un piccolo trattato di stregoneria del Sussex, una parte del Regno Unito alle quale Doreen era particolarmente legata. Il libro è ricco di informazioni sulle credenze e le tradizioni stregonesche del Sussex, dai rituali popolari, alla magia ‘nera’, con un capitolo dedicato al Dio Cornuto nel folklore della regione.

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