Al Cummins: Cypriana, Magia dei Grimori e Fairie

Alexander Cummins (Ph.D) è uno storico, un poeta e un divinatore il cui lavoro si concentra sulla magia popolare, la negromanzia e la divinazione. Al è tra i curatori e gli autori di Cypriana: Old World, una raccolta di scritti che esplorano il mito e le pratiche legate al Santo Patrono dei negromanti e dei libri di magia. Il dottor Cummins è anche autore di una serie di articoli sulla tradizione inglese di Faerie e di una serie di saggi online e sulla carta stampata. Tra i suoi interessi ci sono la magia amorosa e quella planetaria, cosí come il rapporto tra emozioni e pratiche magiche. Su questi temi Al tiene una serie di webinar, l’ultimo dei quali sulle incantazioni planetarie. In questa intervista discutiamo con Al di magia dei grimori, della tradizione di fairie e del Buon San Cipriano. Ringraziamo di cuore il dottor Cummins per averci prestato le sue parole e il suo tempo.

Visita il sito di Al per saperne di più sul suo lavoro. Per leggere la versione in inglese di questa intervista, clicca qui.

Hamelin: Cosa ti ha portato allo studio della magia dei grimori e della negromanzia? È nato prima l’interesse accademico o la pratica personale?

Al Cummins: Direi che l’interesse accademico e la pratica personale sono emersi più o meno allo stesso momento, e sicuramente si sono influenzati l’un l’altra. Penso che derivi in parte dal mio interesse per la storia, già da un’età molto giovane (voglio fare lo storico da quando avevo 5 anni), e per quello per la magia dei libri.  Non dovrebbe essere una sorpresa che fossi un avido lettore da bambino! La mia passione è stata anche nutrita da una fascinazione più in generale per il mito, il dramma, la poesia, la storia e il rituale. Con l’età ho cominciato a comprendere che alcune delle mie esperienze non potevano essere spiegate dai modelli materialisti, ed è così che ho cominciato a esplorare più pienamente la poesia di prospettive più occulte sull’esperienza umana.

Sul versante accademico, ho cominciato a studiare la storia della magia tramite la storia delle rivoluzioni, ed in particolare della Rivoluzione Inglese. Tra i vari esperimenti radicali del ‘mondo al contrario’ (per esempio dopo l’esecuzione di Carlo I) ce ne erano alcuni che emergevano da un apice nella diffusione e varietà dei testi magici. Per cui quando sono arrivato all’università avevo già capito che potevo combinare il mio interesse per la storia radicale e quello per la magia, e dal quel momento non sono più tornato indietro.

Hamelin: Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un revival abbastanza importante delle tradizioni relative a San Cipriano e Santa Giustina. Nell’introduzione a Cypriana, scrivi: “[Cipriano e Giustina] stanno all’incrocio tra i cosiddetti Vecchio e Nuovo Mondo, formando un nesso intermediario tra la taumaturgia cristiana e misteri pagani più antichi”. Potresti spiegare ai nostri lettori come due martiri cristiani leggendari si sono ritrovati patroni dei negromanti e dei maghi nell’Europa del nord e nella penisola iberica?

A: Di sicuro sembra che il Buon San Cipriano stia facendo sentire molto di più la sua presenza in tempi recenti. Dovremmo però tenere a mente che questa idea del revival si concentra soprattutto sul mondo anglofono. Nei luoghi di cultura ispanofona e lusofona Cipriano non è mai scomparso! È anche interessante notare che questo revival anglofono non sembra essere unico nella storia – sembra ci siano stati altri ‘revival ciprianici’ nei grimori europei del quindicesimo e soprattutto del sedicesimo secolo, anche se il Santo non ha mai veramente smesso di infestare questo tipo di libri magici.

Quello che possiamo affermare è che il nostro caro Cipriano (e, in misura minore e in un modo più complesso, Santa Giustina) proiettano un’ombra biforcuta sull’Europa in due modi. Primo, la storia di Cipriano – quella di un crudele mago pagano dedito alla magia amorosa che arriva alla luce del Signore grazie a una santa vergine esorcista rinunciando ai suoi libri malvagi di stregoneria – è diffusa da La Leggenda d’Oro, un testo di monumentale importanza e popolarità che contiene una compilazione di folklore vario, storia e mito, comprese agiografie e storie di santi. Secondo, la leggenda del libro magico di Cipriano stesso. Poiché il suo patrocinio non copre solo un sistema di magia particolare, ma tutta la magia scritta nei libri, alcuni grimori cominciarono ad essere chiamati Cipriani. Si pensava che tali libri combinassero stregoneria pagana antica – Cipriano si credeva fosse stato iniziato alle scuole misteriche di Apollo, Ecate e altri – e (contro-)magia cristiana pia e giusta.

Mi affascina in particolar modo il processo per il quale un buon martire cristiano diventa il patrono della magia nera. Richard Kiechefer parla di certe ‘agiografie inverse’ nelle storie locali di crudeli negromanti anonimi ai quali si cominciano ad attribuire nomi famosi, e penso che Cipriano ne sia uno degli esempi migliori. Qualcosa di simile è successo ad altri occultisti ben noti – Roger Bacon, e perfino Heinrich Cornelio Agrippa -, per i quali storie dei loro affari diabolici e di poteri dubbi cominciano a circolare e convergere dopo la morte dei protagonisti.

Seconda di copertina di Cypriana: Old World, Rubedo Press

Poiché il suo patrocinio non copre solo un sistema di magia particolare, ma tutta la magia scritta nei libri, alcuni grimori cominciarono ad essere chiamati Cipriani. Si pensava che tali libri combinassero stregoneria pagana antica – Cipriano si credeva fosse stato iniziato alle scuole misteriche di Apollo, Ecate e altri – e (contro-)magia cristiana pia e giusta.

H: La magia ciprianica, come molta della magia cristiana, si riferisce spesso a concetti che certi praticanti dell’occulto contemporaneo tendono a rifiutare. Quando leggo il Formaning e rinuncio a tutti i diavoli, non posso che guardare di sottecchi alle mie statuine cornute e sospirare. Penso di non essere solo tra i praticanti italiani nell’affermare che il nostro prendere distanza dai santi e dalle pratiche cattoliche dei nostri nonni è anche un modo di riconsiderare la divisione tra bene e male, e di sfuggire a un contesto che molti considerano patriarcale e, in ultimo, opprimente. Come pensi che questo tipo di magia si combini con certe sensibilità moderne? Dovremmo riconsiderare la nostra relazione col cattolicesimo?

A: Di sicuro sembra che i santi stiano tornando nel discorso e nella pratica della magia contemporanea. Mentre certi praticanti sembrano gravitare verso santi con un background pagano, come una specie di ponte tra la magia moderna e quella antica, vediamo anche un bel po’ di maghi che sottolineano il fatto che bisogna rapportarsi con i misteri cristiani per lavorare con il Buon Santo.

Posso di sicuro empatizzare con coloro che sono a disagio con certe posizioni politiche e azioni storiche della Chiesa Cattolica in quanto istituzione, ma penso che ci siano molti modi di approcciarsi al cristianesimo e a Cipriano. Storicamente il cattolicesimo in sé è una cultura e un modo di vedere il mondo – profondamente universalista, se consideriamo il cattolicesimo con la ‘c’ minuscola- tanto quanto è una certa posizione politica. Più in generale, il cosiddetto “cattolicesimo popolare” si preoccupa più delle pratiche devozionali in sé che della dottrina vaticana ufficiale. Cipriano e Giustina non sono neanche più tecnicamente sulla lista ufficiale di santi approvati dal Concilio Vaticano II, non hanno più una festa ufficiale sul calendario. Ovviamente ciò non impedisce i culti locali e regionali, celebrati a volte anche in modo “ufficiale” dalle autorità ecclesiastiche locali. Nel contesto italiano in particolare, il lavoro di Micheal P Carrol dimostra che la devozione locale a un santo patrono e/o a una Madonna sembra almeno tanto importanti quanto la reverenza per il Nazareno, e spesso anche di più. Raramente si portavano in processione le statue di Gesù per scacciare la carestia come si portavano quelle di San Rocco, o di San Domenico coperto di serpenti vivi per scongiurare i problemi di denti.

Un altro approccio che si potrebbe adottare – uno che è affine alla mia famiglia irlandese, anzi irlandese cattolica – è di trattare il cattolicesimo come ‘la Vecchia Religione’, cioè di rapportarcisi tramite la venerazione degli antenati. Pregare utilizzando le parole latine dei propri antenati e antenate, partecipare allo stesso tipo di liturgia e alle stesse feste, possono essere dei punti di contatto potenti con i defunti.

H: La pratica ciprianica è anche parte di un revival più largo della magia dei grimori, spesso considerati dai praticanti contemporanei (specialmente in circoli neo-pagani) giusto come una stranezza europea o puro nonsense, a volte troppo corrotti per essere usanti praticamente. Nonostante ciò, sembrano anche formare uno zoccolo duro della magia popolare. Qual è il posto dei grimori nella magia popolare e nella stregoneria europea? Perché sono ancora importanti?

A: Penso che il giudizio contemporaneo precedente guardasse ai grimori come a testi di alta magia cerimoniale (almeno quelli degni di attenzione), che richiedevano di pagare una piccola fortuna e mezzo anno sabbatico per permettersi tutte le trappole rituali della veste cerimoniale e degli strumenti. È un approccio difficile, soprattutto considerato che la maggior parte dei maghi del diciannovesimo secolo disprezzavano intensamente i grimori! Penso ad Arthur Waite, che si lamentava per come siano impossibili da mettere in pratica, che li considerava troppo corrotti, o che decideva che in realtà non erano stati mai realmente scritti per essere messi in pratica.

Il recente revival del lavoro dei grimori può essere considerato come un riposizionare tali pratiche più in termini di magia popolare vissuta – con un coltivare delle relazioni profondamente personali con gli spiriti ed il fare incantesimi con lo scopo di avere a che fare con preoccupazioni tangibili e mondane – che di rigide strutture rituali massoniche e cappelli buffi. Per quanto riguarda la stregoneria, molti dei grimori più piccanti (per modo di dire) trattano esplicitamente di patti con il diavolo e i suoi servitori, spesso cercando di navigare cautamente le burocrazie bizantine dell’inferno. Ciò non vuol per forza dire che le streghe e i fattucchieri pre-moderni adorassero il Diavolo. Ma se il raccolto andava male, tuo figlio era malato, certi patti a certi crocicchi con certe entità potenti potevano essere considerati un male necessario…

Festa dei Serpari di Cocullo

Nel contesto italiano in particolare (…) [R]aramente si portavano in processione le statue di Gesù per scacciare la carestia come si portavano quelle di San Rocco, o di San Domenico coperto di serpenti vivi per scongiurare i problemi di denti.

H: C’è posto per l’animismo nella tradizione dei grimori?

A: Penso abbia un posto centrale. Innanzitutto, nelle congiurazioni dei grimori europei, abbiamo a che fare con entità da liste di spiriti che sono vecchie di almeno duemila anni – alcune anche di più. Di sicuro l’idea che gli oggetti abbiano spiriti che li abitano, ai quali si può fare appello, spunta fuori spesso. Varie formule di consacrazione dell’incenso, del fuoco e di altri strumenti parlano di ‘creature’ dell’oggetto, dello strumento o della sostanza. Di certo la vita e lo spirito delle piante e di altre materia  sono spesso considerati avere una coscienza propria, che richiede certi protocolli magici per essere osservata e per poter lavorarci insieme. Anche in un sistema di divinazione come la geomanzia (uno dei sistemi meno conosciuti della tradizione occidentale, ma uno che porto nel cuore) alcuni autori della prima età moderna come Josh Heydon – un “astromagus” e rosacruciano dichiarato – parla non solo delle risposte e delle interpretazioni nella lettura, ma del lavorare con gli spiriti dei segni e delle risposte. Questi sono basati su vari angeli, daimones e ‘intelligenze’ di varie forze astrologiche che a loro volta hanno storie lunghe e illustri.

H: Hai anche, tra le altre cose, scritto una serie di articoli sulla magia inglese dei Fairie. Se dovessi spiegare brevemente a qualcuno che è completamente a digiuno della materia, come descriveresti i fairie?

A: I Fairie sono un popolo che viene da un Altro Posto [Somewhere Else], un Altromondo [Otherworld], Elfame o perfino dagli Inferi [Underworld]. Una delle concezioni pre-moderne dei fairie (spesso estesa anche agli elementali e ad altri spiriti) che è importante sottolineare agli occhi dei pensatori e praticanti moderni, è che si pensava che tali entità avessero le proprie vite ordinarie, le proprie società, le proprie leggi, i propri governanti, la propria cultura e perfino l’agricoltura. Non erano per forza delle ombre immateriali, potevano essere più o meno tangibili e viventi come lo siamo noi – con il cavillo che abitano una dimensione in qualche modo tangente alla nostra; una dimensione in cui si poteva essere rapiti, o in cui si poteva inciampare per caso.

Quanto i fairie fossero pericolosi dipende dalla persona a cui si chiede: storicamente, nelle aree urbane erano più semplicemente dispettosi, mentre nelle aree rurali potevano essere fatali.

H: Sembra che, specialmente grazie al lavoro di Emma Wilby, stiamo ricominciando a rimettere i fairie nel loro ambiente naturale: coni morti, negli Inferi, ed è questo l’oggetto del tuo ultimo articolo sull’argomento. Che ci fanno negli Inferi? Hai un’idea di quale sia il loro ruolo e la loro funzione in rapporto ai defunti?

A: Di idee ne ho tante! Sono un grande ammiratore del lavoro della Wilby, e raccomando specialmente il suo eccellente libro Cunning Folk and Familiar Spirits. Nella prima età moderna circolavano diversi idee di come spiriti quali i famigli e i fairie fossero intimamente connessi con i defunti (nel folklore britannico sono considerati potenzialmente connessi, o almeno capaci di rispondere ad approcci simili). Li troviamo in posti simili – sotto le colline e in antichi luoghi di sepoltura. Sia i fantasmi che i fairie sono (o sanno essere) invisibili e possono parlare gli uni con gli altri. Abbiamo i dettagli di operazioni in cui i fantasmi delle persone morte suicide sono congiurati per evocare dei fairie, e persino la regina di Fairie stessa. E di sicuro certi spiriti famigli erano chiamati come (o si pensava fossero) i fantasmi di streghe morte. I piccoli dettagli puntuali di questo tipo di indizi devono ancora essere codificati ed esplorati più a fondo…

H: Quella di Fairie è una tradizione soprattutto britannica e irlandese, ma a volte sembra trovare similitudini altrove – penso alle janas sarde o alle donne di fora siciliane (anch’esse si muovono in una corte invisibile, spesso abitano sotto sepolcri o colline e sono connesse con i morti). Pensi che i fairie siano un tipo di spirito o un tipo di spirito legato alle isole britanniche?

A: Il bisogno di classificare i fairie – di distinguerli e di incasellare questi esseri in diverse tassonomie – sembra prevalere durante il corso della storia dei folkloristi che li studiano. Molte delle differenze che sono spesso considerate ‘di specie’, come dimostra il numero di nomi che abbiamo per questi esseri, sono semplicemente delle variazioni regionali: “pixie” ne è solamente un esempio. Mi sembra inoltre particolarmente strano intraprendere un esercizio di tassonomia oggettiva scientifica quando gli incontri e le esperienze con i fairie si ritrovano nella loro natura sfuggevole, misteriosa e soggettiva. Sono cauto nel dividere i fairie in troppe sottospecie.

Detto ciò, credo che ci siano particolarità che emergono da regioni specifiche – dalle tradizioni su come il popolo di fairie è considerato, su cosa facciamo per loro, su cosa ci aspettiamo che (non) facciano, e così via. I vecchi accordi tra gli umani e l’altro/gli altri mondi [otherworld/s] sono ancora in piedi, e hanno un peso. Sicuramente le credenze, le tradizioni e le pratiche relative ai fairie delle isole britanniche sono in qualche modo uniche. Ma a livello pratico, non avrei alcuna obiezione a chiamare fairie spiriti al di fuori delle isole britanniche che si comportano e hanno l’apparenza di fairie. Sono anche d’accordo col fatto che ognuna delle versioni di questi spiriti – che sia nelle foreste dell’Africa Occidentale, o nelle campagne delle Cornovaglia, che sia dall’altra parte del mondo, o semplicemente dall’altra parte del campo del villaggio – si comporta diversamente. Il territorio dal quale emergono – la terra e le persone, la cultura, la magia – genera una ricchezza di diversità, una ricca ecologia dello spirito.

ognuna delle versioni di questi spiriti si comporta diversamente.  Il territorio dal quale emergono – la terra e le persone, la cultura, la magia – genera una ricchezza di diversità, una ricca ecologia dello spirito.

H: Il tuo lavoro dottorale si concentra sugli ‘approcci magici alle emozioni’, ma prendi anche le distanze dagli approcci basati sulla psicologia popolari in certi circoli new-age. Qual è il ruolo delle emozioni nella pratica magica, e viceversa?

A: Penso che la distinzione tra i modelli cosiddetti ‘psicologizzanti’ e quelli che permettono l’agire di intelligenze non-umane o di dinamiche energetiche – una distinzione spesso replicata inconsciamente nell’asserzione che qualcosa o è obiettivamente reale o è sono nella testa – suonerebbe strano ai nostri antenati premoderni. Il fatto che credessero che essere perseguitati da un fantasma potesse portare al suicidio non vuol dire che negassero la psicologia o la psichiatria. Al contrario, incorporavano cose come le infestazioni di fantasmi nelle loro diagnosi e pratiche terapeutiche. Di sicuro ciò valeva per le emozioni – o le passioni, come erano chiamate più comunemente prima dell’illuminismo – le quali erano considerate come l’espressione di un complesso mente-corpo-anima dell’io premoderno alquanto poroso e interconnesso. Di conseguenza, un temperamento melanconico poteva attrarre spiriti opprimenti e dolenti, come poteva disturbare lo stomaco o indurre a riflessioni profonde.

Le passioni sono di certo al cuore stesso della magia. Uno dei principi occulti principali, grazie al quale la più parte degli altri principi possono essere considerati, è quello di sympathia. Agrippa sosteneva che la magia è ‘l’essere in contrasto ed in accordo delle cose tra di loro’: che le cose influiscono su altre cose tramite l’amore e l’odio che l’una ha per l’altra, che l’universo stesso è mosso da questo inspirare ed espirare di amicizia e ostilità. Inoltre, la passio sbilancia, è qualcosa che ci muove – infatti, è da questo movimento che deriviamo il termine e-motion. In particolare, una passione era considerata come un movimento delle facoltà sensitive dell’anima, muovendo dai concetti occulti di simpatia e antipatia verso gli oggetti e i concetti che percepisce e ai quali si rivolge o reagisce. Per cui anche le passioni dipendono da una magia fondamentale.

Diverse pratiche magiche sono costruite sul mappare, sul gestire e sul manipolare le emozioni: le tipologia di personalità in astrologia e in altri sistemi di divinazione, le medicine magiche e i talismani terapeutici, e ovviamente il malocchio e le varie forme di magia amorosa. Di sicuro anche il più rigido dei filosofi occulti della prima età moderna considerava l’immaginazione – infiammata dalla riflessione spassionata e dall’esperienza emotiva per cambiare non solo l’individuo ma il l’ambiente in generale – uno dei modi più potenti per lavorare la stregoneria. Per cui la giusta incantazione di parole magiche, dopo aver raggiunto uno stato appassionato, è più efficace che il leggere le parole in maniera piatta. Non è solo questione di recita, si tratta di galvanizzare e dirigere l’energia occulta tramite la coreografia dei movimenti dell’anima. È su queste basi che al momento do un webinar sull’Incantazione Planetaria, che esamina le tecniche pratiche di discorso magico nei rituali planetari.

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